Anna Sciacchitano: simbolo di tutte le donne italiane migranti

Una delle cose che più mi piace del mio modo di viaggiare è che ovunque io vada, imparo e scopro sempre qualcosa di nuovo. Qualcosa che non rimane fine a se stesso, ma che si archivia in un cassettino della memoria, pronto a saltar fuori appena si attivano le sinapsi giuste. Cose del tipo “ho già visto questa cosa“, “conosco questo luogo“, “mi ricordo di quest’immagine“. Questo meccanismo del cervello mi consente alle volte di costruire dei collegamenti inediti che lasciano di sasso persino me. Ciò che mi stupisce è in particolarità la casualità della scoperta. Per meglio spiegarvi di che parlo in questo post vi racconto l’ultimo esempio.

Conosciamo tutti questa foto:

Famosissima quest'immagine che ritrae una famigliola italiana appena sbarcata negli Stati Uniti

Anna Sciacchitano immortalata a Ellis Island con i suoi figli dall’obbiettivo di Lewis Hine

è probabilmente la più famosa tra quelle che ritraggono i migranti italiani negli Stati Uniti. La foto fu scattata a Ellis Island, all’arrivo negli Stati Uniti, al recupero dei bagagli dopo aver passato il tremendo test del QI, razzista, per verificare che i nuovi venuti non fossero dei ritardati o dei criminali (cosa che gli Americani pensavano in modo neanche troppo velato) e dopo il controllo passaporto e l’accettazione, con un’altra serie di domande su dove e cosa avrebbero fatto, dove avrebbero abitato ecc. (un po’ come il modulo che compiliamo oggi noi quando voliamo negli Stati uniti). Questa foto  fu scattata dal fotografo Lewis Hine, un uomo attento alle problematiche sociali del suo tempo, un uomo che con il suo lavoro documentò la condizione minorile negli USA e, per quello che qui ci riguarda, le condizioni dei migranti, dal loro arrivo a Hellis Island, alla quarantena, alle condizioni di vita nei quartieri disagiati dove essi vivevano in troppi per singolo appartamento e dove, ancora una volta, i bambini erano costretti a lavorare o a campare di espedienti. Avevo visto questa foto (che forse già a sua volta conoscevo) di Lewis Hine dal vivo proprio a New York, all’International Centre of Photography in una mostra dedicata proprio a questo fotografo.

Ho ritrovato questa foto, riprodotta altrove, usata per simboleggiare il viaggio dei migranti verso New York, altre volte in seguito, in particolare nel museo dell’emigrazione della Nave della Sila, in Calabria.

Il passaporto che il Museo dell'Emigrazione MuMA Genova fornisce a ogni visitatore

Il passaporto che il Museo dell’Emigrazione MuMA Genova fornisce a ogni visitatore

Ho ritrovato questa foto, in gigantografia, all’ingresso della sezione dedicata all’Emigrazione del MuMA – Galata Museo del Mare di Genova. Ma soprattutto ho trovato lei, la protagonista della foto, per una pura casualità: perché, come a tutti i visitatori del museo dell’Emigrazione del MuMA, mi è stato dato un passaporto per una visita interattiva. Ad ogni passaporto è abbinato il profilo di un migrante veramente vissuto e documentato fotograficamente. E a me, tra tutte le possibili persone (sono state migliaia!) è capitata proprio lei. Mi sono commossa. Emozionata. E quindi ho pensato di raccontarvi la sua storia, così com’è stata raccontata a me (e come la trovate sul sito web Memorie e Migrazioni).

Anna Sciacchitano, si chiamava. Nacque nel 1871. Proveniva da Santa Maria di Belice, vicino ad Agrigento, Sicilia. Partì nella primavera del 1908 con i tre figli a bordo del Regina Italia, a Palermo, alla volta di New York per raggiungere il marito, Giovanni Gustozzo, che lavorava già da qualche anno in Pennsylvania. I 3 figli avevano 13, 3 e 1 anno. Il più grande, Paolo, sapeva scrivere. Scrisse così sulla valigia di cartone il nome di Anna Sciacchitano, che così ci è stato consegnato nel mare magnum di altri anonimi migranti. Anna, invece, non sapeva né leggere né scrivere. L’analfabetismo era una piaga ancora diffusissima; fortunatamente i bambini all’inizio del Novecento erano obbligati ad andare a scuola. Nel corso dell’intervista a bordo del Regina Italia, Anna dichiarò di avere con sé solo 50 $, un’inezia. Ma la cosa più bizzarra avvenne dopo, nel corso dell’Inspection Process, l’intervista che stabiliva definitivamente se potevi restare negli USA o no: l’ispettore non capì il nome Gustozzo, e americanizzò il tutto. Da lì in avanti la famiglia giunta in America si vide appioppato un nuovo nome: Justave; chissà come la presero, ma non credo bene. Cambiare il nome è come perdere la propria identità, credo. E acquistarne una nuova non dev’essere facile, anche se può voler davvero significare l’inizio di una nuova vita.

La bagagliera di un transatlantico - MuMA Museo del mare e delle migrazioni

La bagagliera di un transatlantico – MuMA Museo del mare e delle migrazioni

Lewis Hine immortala questa famiglia nella bagagliera del transatlantico. Oltre alla valigia di cartone con su scritto il nome di Anna Sciacchitano, la famigliola viaggiava con altri bagagli che però si persero. La foto di Lewis Hine si intitola infatti Looking for lost baggage, Ellis Island: e racconta in uno scatto tutta la fatica di un viaggio tremendo sia fisicamente che psicologicamente e che culmina nello smarrimento dei bagagli!

Il marito Giovanni Gustozzo raggiunge Anna e i figli e insieme viaggeranno in treno verso la Pennsylvania, per iniziare insieme la loro nuova vita.

Tutta questa storia non l’avrei mai scoperta fino in fondo. Se non mi fosse capitato al MuMA il passaporto di Anna Sciacchitano non avrei mai potuto collegarla con la foto di Lewis Hine che ho visto qualche anno fa a New York e soprattutto alla donna di quella foto non avrei mai saputo dare un nome. Ora invece, so che quel nome non lo dimenticherò mai.

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5 thoughts on “Anna Sciacchitano: simbolo di tutte le donne italiane migranti

  1. Sono arrivata per caso a quest’articolo.
    E’ scopro dal commento qui sorpra che sei sempre tu Marina quella del tè. Complimenti davvero!
    GRAZIE GRAZIE di CUORE per averlo scritto quest’articolo 🙂
    Capisco la tua emozione perchè l’ho provata anch’io quando ho fatto l’albero genealogico della mia famiglia. Ho avuto il piacere di girare le pagine dei registri di battesimo, matrimoni e decessi.
    Hai saputo evidenziare le varie problematiche che alcuni di noi stanno dimenticando. Grazie!

    • Oddio, grazie! Che dire, trovo che quello della migrazione italiana sia un capitolo della nostra storia importantissimo e però poco conosciuto presso la mia generazione, che ormai non conosce più i racconti dei parenti che la affrontarono. Eppure credo che tutti in Italia, chi per un verso chi per l’altro, abbiamo avuto un parente migrante. Fu un fenomeno sociale di proporzioni vastissime. Ma dietro il fenomeno di massa ci sono le tantissime piccole storie di ciascun migrante e sono quelle che maggiormente mi colpiscono. Perché sono vere, sono reali, e una per una le singole storie costruiscono la Storia.

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