La Basilica di Santa Croce e i capolavori restaurati dopo l’Alluvione del ’66

L'interno della basilica di Santa Croce

L’interno della basilica di Santa Croce

È una delle chiese più note di Firenze. Per me la sua facciata è in assoluto la più bella, merito anche di una piazza regolare, ampia, che le dona il giusto risalto. La piazza viene sfruttata spesso per manifestazioni, tra cui la più celebre è il Calcio Storico che ogni anno coinvolge i quartieri del centro in una sfida molto sentita tra le fazioni dei Bianchi, degli Azzurri, dei Verdi e dei Rossi e che culmina nella finale del 24 giugno, giorno del Santo Patrono.

All’interno di Santa Croce i Fiorentini possono accedere con biglietto gratuito, per tutti gli altri si accede solo con biglietto a pagamento.

Santa Croce è nota per le tombe e cenotafi di celebri personaggi italiani nel campo dell’arte, della letteratura e della scienza. Non a caso è nota come Tempio dell’Itale Glorie, grazie ad un verso de Dei Sepolcri di Ugo Foscolo: e infatti anche Ugo Foscolo vi è sepolto, e celebrato da un monumento lungo la navata. Così Foscolo si trova seppellito nella stessa chiesa che ospita le spoglie mortali (e relativi monumenti funerari) di Michelangelo (progettata dal Vasari), di Leon Battista Alberti, di Vittorio Alfieri (realizzata da Antonio Canova) e di Galileo e al cenotafio di Dante (le spoglie sono rimaste a Ravenna, che non le restituì mai alla città che esiliò il Padre della Letteratura Italiana). Passeggiando per la chiesa, poi, sul pavimento si incontrano molte altre tombe. Alcune avevano il corpo del defunto in rilievo, ma i passi di migliaia di persone nei secoli ne hanno levigato la superficie tanto da cancellare i tratti somatici.

Un particolare punto di vista, molto suggestivo, verso la cappella maggiore di Santa Croce

Un particolare punto di vista, molto suggestivo, verso la cappella maggiore di Santa Croce

Se è celebre per le tombe, Santa Croce è altrettanto celebre per le sue cappelle affrescate da grandissimi artisti. Giotto, innanzitutto: egli affresca le Cappelle Bardi e Peruzzi (a destra della Cappella Maggiore) con scene della vita di San Francesco (tema che conosce bene: il ciclo della vita di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi è suo) e di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista.

Proseguendo nella visita si incontra la Sacrestia. Qui è innalzato il Crocifisso di Cimabue simbolo dell’Alluvione. Nonostante il salvataggio reca ancora i tantissimi segni del fango. È un’opera colossale (alta 4 m) della fine del Duecento, e considerato che è dipinto come Christus Patiens, ovvero sofferente sulla croce, a vederlo così pare ancora più sofferente, o forse sono io a vederlo così. La sua collocazione in Sacrestia non è originale, ma qui è stato sistemato connun sistema di tiranti che possano immediatamente sollevarlo in caso di nuova alluvione.

Proseguendo, si entra nella Cappella Medici. Qui si trovano quattro capolavori anch’essi alluvionati, di autori notevoli, come il Bronzino, Francesco Salviati o Alessandro Allori. Tutte grandi pale d’altare cinquecentesche, erano esposte nel Museo dell’Opera di Santa Croce quando le sorprese l’alluvione. I restauri, lunghissimi, a cura dell’Opificio delle Pietre Dure, ci hanno restituito queste opere stupende.

Uscendo dalla Chiesa si accede al chiostro, nel quale al momento è allestita una mostra fotografica e documentaria sui giorni dell’Alluvione: le foto d’epoca sono drammatiche, i titoli dei giornali disperati e accorati. Ma sempre pieni di speranza e di buona volontà. Viene messo in risalto l’impegno degli Angeli del Fango, che in campo artistico e culturale diedero un apporto fondamentale al salvataggio dei nostri beni culturali.

Il Cristo di Cimabue nella sacrestia della basilica di Santa Croce

Il Cristo di Cimabue nella sacrestia della basilica di Santa Croce

Infine si apre un breve spazio espositivo che introduce al Cenacolo. Qui è esposto l’altro simbolo dell’Alluvione in Santa Croce: l’Ultima Cena del Vasari. Restaurato anch’esso dall’Opificio delle Pietre Dure, il grande dipinto è appeso in modo da poter essere tirato su e messo in salvo in caso di allerta.

La storia di Santa Croce è legata all’alluvione. Ad oggi i danni sono stati sconfitti e riparati. Ma la paurache un evento così tremendo si possa ripetere è tale e tanta che ne troviamo menzione e riferimenti ovunque. La città non dimentica, Santa Croce tantomeno.

L'Ultima Cena del Vasari nel Cenacolo di Santa Croce

L’Ultima Cena del Vasari nel Cenacolo di Santa Croce

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5 thoughts on “La Basilica di Santa Croce e i capolavori restaurati dopo l’Alluvione del ’66

  1. Hai ragione, questa è assolutamente una delle chiese più belle di Firenze. Leggermente defilata rispetto al centro, elegante, delicata, ricca di opere d’arte e scenografia naturale per numerosi eventi. Ogni volta ti regala una scoperta in più, un dettaglio nuovo a cui non avevi mai fatto caso, un qualcosa che riesce sempre a catturare la tua attenzione.

    • Assolutamente sì! Tra tutte quelle tombe, o gli affreschi nelle cappelle, o ancora le opere d’arte restaurate, c’è davvero tanta bellezza racchiusa tutta insieme!

    • Credo che sia anche la mia. Almeno, mi piace tantissimo la piazza, così regolare con la chiesa nel mezzo. E l’hai vista ora con la nuova illuminazione?

  2. Pingback: Visitare Santa Maria Novella | Maraina in viaggio

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