Il mare d’inverno. Speciale Calabria tirrenica

Non è la prima volta che dedico dei post al mare d’inverno. Per me ha un fascino particolare: quello che d’estate diventa proprietà del turismo di massa (me compresa), che viene a crogiolarsi al sole, invade le spiagge, le rive e le acque, d’inverno è un paesaggio a tratti selvaggio, in cui la natura si riprende, in parte, ciò che le appartiene. Il mare d’inverno non è mai quieto del tutto, riflette il cielo carico di nubi quando minaccia pioggia, non è mai sfondo di una foto, ma ne è protagonista. Per contro, i segni dell’uomo sono residui, sono sonnolenti, dormienti, in attesa, in letargo: degli stabilimenti balneari restano gli scheletri, le barchette dei pescatori sono ricoverate alla bell’e meglio, le palme che decorano i lungomare ondeggiano al vento.

il mare si scorge da dietro la recinzione dei binari

il mare si scorge da dietro la recinzione dei binari

Ho fatto pochi giorni fa un viaggio in treno lungo la Calabria tirrenica. Risalendo lo stivale, nel tratto da Paola a Diamante non ho potuto fare a meno di osservare incantata il panorama sul lato del mare. Sono luoghi, tra l’altro, che in parte conosco, visto che vi ho trascorso qualche giorno quest’estate (a Diamante ho dedicato questo post; su Paola e il Santuario di San Francesco ho scritto qui). Li ho quindi vissuti sia nel pieno della stagione viva e li ho attraversati ora, durante il loro letargo. Dal treno in corsa non è stato facile scattare fotografie, complice anche la luce bassa del cielo nuvoloso. Ho preso però pochi appunti sulla mia agenda appena inaugurata per il nuovo anno. Li riporto qui.

Lo scoglio della Regina, Guardia Piemontese

Lo scoglio della Regina, Guardia Piemontese

Giornata di non pioggia. Il mare promette tempesta, ma in realtà si trattiene: le onde si infrangono sugli scogli, ma già quando giungono a riva accarezzano appena la sabbia Le barche sono ricoverate qua e là in qualche rada. C’è anche un pattino lungo l’estuario quasi secco di un torrente.

Fuscaldo, Guardia Piemontese, Cetraro, Belvedere Marittimo, Diamante.

Un faraglione battuto dai flutti (è lo Scoglio della Regina, a Guardia Piemontese). La ferrovia scorre lungo il mare, si addentra ogni tanto nei centri abitati che si stendono paralleli alla linea di costa. Centri disabitati, meglio: sono tutte palazzine che si popolano d’estate, seconde case per il mare, che ora sono chiuse e sprangate, sonnolente, in attesa che torni la bella stagione.

Guarda le palme battute dal vento. Riconosco il porticciolo di Cetraro, riconosco Cittadella del Capo con quell’antica residenza oggi hotel di lusso a picco sul mare, vedo in lontananza Diamante: qui la ferrovia passa dietro il paese e mi stupisce vederlo così arroccato, con la chiesa che sporge: persino la sua fiancata è decorata da un murales, che vedo fin da quaggiù.

Dopo Diamante il percorso del treno si addentra nell’entroterra. Ogni tanto risbuca sul mare, ma ormai fa sera, ed è difficile riconoscere i luoghi. Ma mi rimane addosso la sensazione di bellezza incontaminata o restituita per qualche mese alla natura. L’uomo si fa da parte. Il mare, e ciò che interagisce con lui, trionfa. E osservare i luoghi nella stagione diversa da quella nei quali solitamente si frequentano me li fa sentire più veri, più vivi, me li fa conoscere di più.

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