Paestum. Passeggiare dentro i templi a braccetto con gli dei

Da quest’anno a Paestum si può nuovamente entrare dentro ai templi: la cosiddetta Basilica, in realtà un tempio dedicato ad Hera, e il cosiddetto Tempio di Nettuno, in realtà dedicato ad Apollo, possono nuovamente essere calpestati e percorsi dai nostri piedi mortali.

Dentro il tempio di Nettuno. Un bambino gioca a nascondino :-)

Dentro il tempio di Nettuno. Un bambino gioca a nascondino🙂

Fino a poco tempo fa, infatti, entrambi gli edifici erano isolati da una recinzione che consentiva di vederli da distanza ravvicinata. Ma volete mettere la bellezza di calpestare blocchi di pietra che hanno 2500 anni? Di percorrere corridoi nei quali un tempo sacerdoti della divinità e credenti svolgevano il culto, pregavano, chiedevano la grazia per qualche male da curare, o per il raccolto da coltivare, o per il bestiame da allevare? Nel tempio si trovava sempre, ben nascosta, la grande statua della divinità. E la sua presenza ha aleggiatoei secoli, tanto da consentire al tempio una vita millenaria.

I due templi, pur se da lontano si somigliano (sono entrambi due templi di stile dorico), in realtà hanno alcune differenze. Innanzitutto l’epoca di costruzione, più antica per la Basilica, circa 560 a.C. contro il 460 a.C. del Tempio di Nettuno. Il Tempio di Nettuno è più alto e slanciato: le colonne della sua peristasi (il porticato esterno di colonne) sono alte più di 8 m. All’interno si trovava la cella, il vero cuore del tempio, dove si trovava la statua della divinità, protetta alla vista dei fedeli, simulacro davvero sacro, alla quale si accedeva attraverso il pronao, uno spazio porticato antistante, che separava lo spazio più sacro dallo spazio esterno.

Dentro la Basilica. Un inedito punto di vista

Dentro la Basilica. Un inedito punto di vista

La Basilica è più tozza (non me ne vogliano gli dei) e la cella al suo interno è a due navate, mentre la statua della divinità stava in una stanza dietro davvero nascosta: l’adyton. Nella cella probabilmente si svolgevano processioni dedicate alla dea, e le colonne avevano anche la funzione di sorreggere il tetto. Lo storico dell’arte settecentesco J.J. Winckelmann (il padre dell’archeologia, il primo che categorizzò l’arte antica dal punto di vista cronologico ed evolutivo) interpretò erroneamente quest’edificio come basilica, come edificio civile, non vi riconobbe un tempio. Per questo è chiamato convenzionalmente Basilica, ma il nome è fuorviante.

Le colonne sono impressionanti: alte, imponenti, monumentali! Oggi possiamo solo immaginare l’impressione che i due templi dovevano fare, elevandosi nel santuario di Paestum (anzi, di Poseidonia, il nome greco della città più antica).

Noi ci concentriamo a guardare i templi, quando ne siamo al di fuori, e ci dimentichiamo del paesaggio circostante. Invece il bello di Paestum è proprio il paesaggio in cui si colloca, la valle, chiusa da una parte da montagne alte, che la incorniciano. Dall’interno dei templi, se si guarda fuori, si percepisce questo paesaggio. È un paesaggio immutato, antico, disegnato dagli dei.

Il paesaggio appare tra gli intercolumni della facciata della Basilica

Il paesaggio appare tra gli intercolumni della facciata della Basilica

Oggi le imponenti mura urbane che chiudevano la città non si conservano più nel tratto di accesso al parco archeologico. Ecco che allora le silhouette dei due templi appaiono da lontano. Li seguiamo con lo sguardo, sembrano appartenere ad un passato antico, irrecuperabile, impalpabile. Ma poi, vi entriamo letteralmente dentro, a quel passato, e capiamo subito che esso ci appartiene da sempre, e ci scorre nelle vene insieme al sangue.

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