Il Castello Normanno Svevo e la Galleria Nazionale: la Cosenza da non perdere

Cosenza ha una lunga storia. Il suo centro storico (l’abbiamo visto) è ricchissimo di storia e arte. La città ha fatto notizia ultimamente soprattutto per la leggenda del tesoro di Alarico, che secondo una tradizione popolare sarebbe stato seppellito nel fiume Crati insieme agli ori trafugati durante il sacco di Roma del 410 d.C. (addirittura Voyager ha dedicato un ampio servizio a questa leggenda); ma non si esaurisce certo qui la sua rilevanza dal punto di vista storico e culturale. Vi parlo in particolare di due luoghi importanti l’uno per la storia della città, l’altro per l’arte: il castello normanno svevo e la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone.

Il castello normanno svevo di Cosenza visto dalla piazza di Palazzo Arnone

Il castello normanno svevo di Cosenza visto dalla piazza di Palazzo Arnone

Il castello normanno svevo

La torre ottagonale del castello normanno svevo di Cosenza by night

La torre ottagonale del castello normanno svevo di Cosenza by night

A guardia della città, sul colle più alto intorno al quale, a valle, scorre il Crati, si erge il castello normanno svevo. Lo si vede da lontano, nulla sfugge al suo controllo: posizione strategicamente migliore non potrebbe avere. Imponente, posto a controllo di un ampio territorio che spazia sotto il nostro sguardo, il castello è stato recentemente restaurato e riallestito in funzione dell’apertura al pubblico. Vale la pena di salire fin quassù.

La cima dell’altura, il colle Pancrazio, è fortificata, le sue alte mura la cingono interamente; salendo dalla strada che si inerpica, appare in tutta la sua maestosità, fortezza inespugnabile e luogo di potere nei secoli del medioevo.

Anche se viene chiamato castello normanno svevo, in realtà la rocca era fortificata già da molto tempo, probabilmente già dal VI secolo a.C. È comunque il 937 d.C. l’anno in cui si parla per la prima volta di esso. Nel XII secolo Ruggiero II ingrandì il castello. Da questo momento a tutti gli effetti si può parlare di castello normanno. In seguito al rovinoso terremoto del 1184 la rocca andò distrutta; è a Federico II di Svevia che si deve la ricostruzione: una struttura rettangolare con torri angolari a pianta ottagonale e sale voltate. In seguito con gli Angioini il forte subì altre modifiche anche perché con Luigi III d’Angiò divenne residenza principesca, con funzioni dunque diverse dalla mera difesa. Alla metà del ‘400 il castello ospitò persino la zecca per coniare monete e una prigione per gli avversari politici nelle lotte contro gli Aragonesi.

Il cortile interno del castello illuminato al crepuscolo

Il cortile interno del castello illuminato al crepuscolo

Nel XVI secolo si impone su Cosenza la dominazione spagnola e il castello torna ad essere soltanto una fortezza militare. Il forte terremoto del 1638 lo distrugge e fa sì che per il castello inizi un lungo periodo di abbandono fino a quando i Borboni, nel XIX secolo non si adoperano per il restauro, e danno alla rocca il ruolo di carcere. Da lì un nuovo terremoto, nel 1870, lo distrugge un’altra volta. Rimane pressoché rudere fino al 2008, quando finalmente  viene restaurato in via definitiva. Ed è così che si presenta oggi.

Entrando dalla porta nelle mura, seguendo il percorso si entra nel castello vero e proprio. Questo, alto due piani, è costituito al piano terreno da una serie di sale e di ambienti voltati che si dispongono intorno ad un chiostro, sfruttato oggi per manifestazioni all’aperto. Tra gli ambienti più belli (qui la mappa) senz’altro la Sala delle Armi, in parte coperta da soffitto a volta a crociera, in parte col tetto crollato, e la torre ottagonale, simbolo e sintesi dell’architettura dei tempi di Federico II: basti solo pensare all’eccezionale architettura di Castel del Monte in Puglia, capolavoro ottagonale.

Salendo al piano superiore si esce su un’ampia terrazza che guarda a 360° su tutto il territorio intorno a Cosenza: da un lato la valle del Crati, dall’altro la preSila: lo sguardo può vagare per km e km all’intorno. Il momento migliore per godere della vista è probabilmente il tramonto, come sempre quando si tratta di ampi panorami. Immaginate che questo una volta era un cammino di ronda e che il panorama veniva guardato sempre con preoccupazione… e pensate che invece oggi è il luogo più adatto per un selfie all’imbrunire.

La Galleria Nazionale di Palazzo Arnone

Luca Giordano, Morte di Cleopatra, particolare

Luca Giordano, Morte di Cleopatra, particolare

Palazzo Arnone è storicamente il carcere della città. Sorge sul Colle Triglio, un altro dei sette colli di Cosenza (eh sì, Cosenza è costruita su 7 colli proprio come Roma…). Dopo un lungo ed efficace restauro il palazzo è stato trasformato in polo culturale importante della città. Da luogo di prigionia a luogo di esaltazione della libertà dell’arte, il Palazzo è oggi sede della Galleria Nazionale di Cosenza, una pinacoteca che ospita oltre a dipinti di pittori importanti del Rinascimento e del Seicento cosentino, come Mattia Preti o Luca Giordano (che era di Napoli), anche una sezione di arte contemporanea e una sezione monografica sul giovane Umberto Boccioni, artista futurista calabrese del primo Novecento, autore della nota scultura Forme uniche nella continuità dello spazio, della quale esistono varie versioni, di cui una proprio alla Galleria Nazionale di Cosenza; per capirsi, è la scultura ritratta sul retro delle monete da 20 centesimi di €.

Tra le opere più significative, o quantomeno che mi hanno colpito, ci sono la Morte di Cleopatra di Luca Giordano, nella quale è commovente l’atteggiamento della serva che assiste impotente agli ultimi istanti di vita della sua regina, la Veduta con figure classiche e rovine, sempre di Luca Giordano, in cui la scena è occupata da un’antica architettura in rovina, un porto e un insieme di piccolissime figure, ciascuna intenta alla propria occupazione, il San Francesco d’Assisi confortato dall’Angelo, di Francesco Cozza, in un’ambientazione silvana che è più da scena mitologica che non religiosa.

Francesco Cozza, San Francesco d'Assisi consolato dall'Angelo

Francesco Cozza, San Francesco d’Assisi consolato dall’Angelo

L’esposizione è molto curata, perfette le luci e le condizioni climatiche delle sale; si alternano in un’esposizione cronologica tele grandi e minori, a soggetto vario, religioso, mitologico o di genere. In una delle sale è stata mantenuta una terribile cella, a ricordo del passato dell’edificio. La Galleria Nazionale è un museo moderno, non la vecchia pinacoteca che ci si potrebbe immaginare, ma un ambiente curato e luminoso. La cosa che personalmente mi ha lasciata perplessa è che il biglietto di ingresso sia gratuito.

Due luoghi culturali importanti per una città come Cosenza, che ha un ricco patrimonio storico e artistico da valorizzare e da far conoscere. E se nella città nuova, in viale Mazzini, va in scena l’arte contemporanea con il Museo all’aperto Bilotti, nel centro storico è l’arte dal Cinquecento al Novecento ad essere protagonista. Andando a ritroso nel tempo, e risalendo in altura, invece, il monumento più antico della città, il castello normanno svevo, osserva la vita scorrere sotto di lui, da secoli e secoli. La sua presenza un po’ ci intimidisce, ma ci rassicura, come un vecchio guardiano taciturno che tutto sa e tutto controlla.

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