Lungo il Sentiero degli Argonauti: la Paestum che non avete mai visto

Paestum è un luogo in cui gli dei degli antichi sono ancora fortemente presenti. Aleggiano nell’aria, tra le colonne dei templi, si muovono nel forte vento di questi giorni, risplendono al sole caldo che solo il Sud sa regalare. Ci ricordano che loro sono da sempre, così come i grandi templi dorici ancora in piedi, che da tempo immemore stanno lì e sfidano il tempo, le tempeste, l’uomo stesso, sopportando un tempo greggi di pecore e oggi comitive di turisti.

Paestum, il tempio di Cerere al tramonto

Paestum, il tempio di Cerere al tramonto

Nella valle senza tempo di Paestum si potrebbe pensare che con una passeggiata nel sito archeologico si possa sapere tutto della città antica. E invece no: basta recarsi all’incrocio tra il cardine massimo e il decumano massimo, e imboccare il decumano in direzione ovest, la direzione del mare, che subito nuove frontiere si aprono. Ma solo da oggi.

Il tratto di decumano massimo ripulito da Legambiente

Il tratto di decumano massimo ripulito da Legambiente

Là dove c’era l’erba ora c’è un tratto di basolato della strada antica, che Legambiente ha portato in luce, dopo aver stretto un proficuo accordo con il Direttore di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, il quale ha subito intravisto una possibilità: quella di far dialogare l’archeologia con l’ambiente naturale. Quelli di Legambiente, d’altro canto, hanno avuto modo di coinvolgere, nella loro attività di pulizia, i migranti giunti dall’Africa, in un progetto di integrazione che passa per l’educazione al territorio e alla tutela. Lo scopo? Quello di creare, anzi di riportare in auge, un antico percorso, che dal centro della città antica portava  a ovest, fuori dalle mura, presso Porta Marina, e da lì al mare.

Così, ogni prima domenica del mese quelli di Legambiente organizzano una passeggiata archeologica “Sul sentiero degli Argonauti”, ricordando così la mitologica spedizione di Giasone e compagni, le cui gesta sono ricordate sulle metope del tempio di Hera alla Foce del fiume Sele (oggi esposte al Museo Archeologico Nazionale di Paestum) dedicate a Medea, sposa di Giasone. Una passeggiata speciale è stata condotta anche in occasione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum 2016, alla quale ho partecipato.

Alla fine del basolato c'è un cancello, oltre il quale iniziano i campi coltivati. La città antica sta sotto le coltivazioni di erba medicaIl percorso (che ahimè non è accompagnato da un archeologo, ma da una guida di Legambiente che nonostante la buona volontà archeologo non è), si snoda dal tempio di Cerere, inizio ideale di ogni percorso all’interno della città, lungo il cardine massimo fino all’incrocio col decumano massimo. Qui imbocchiamo il tratto di basolato che conduce verso il limitare dell’area archeologica. Oggi lo spazio è transennato perché vi vengono condotti nuovi scavi, tuttavia Legambiente ha l’autorizzazione per passare.

Percorriamo un basolato che è ritornato in luce dopo decenni che i rovi l’avevano invaso. Sono poche centinaia di metri, ma valgono veramente la pena e ci si chiede perché fino ad oggi siano stati abbandonati alla natura. Poi si raggiunge un cancello. La città antica conosciuta finisce qui. Oltre, Paestum è ancora nascosta sotto campi sterminati coltivati a erba medica.

Percorriamo un sentiero attraverso i campi, sempre in direzione ovest, mentre alle nostre spalle la silhouette del tempio di Cerere si fa sempre più piccola. I campi cedono il passo ad alcune abitazioni e ad un caseificio: siamo in prossimità delle antiche mura, e della porta Marina, la porta che guardava al mare, ancora imponente come un tempo. A guardia, un gatto rosso, reduce da tante battaglie, si gode sornione il sole.

La porta Marina di Paestum

La porta Marina di Paestum

Proseguiamo. Passiamo sotto un ponticino al disotto della Strada Provinciale. Ora il sentiero diventa uno stradello tra le case, un vero e proprio quartiere disposto tra via Fidia e via Lisippo. Poi di nuovo la Provinciale, attraversata la quale entriamo in pineta.

La spiaggia di Paestum, oltre l'Oasi Dunale Legambiente

La spiaggia di Paestum, oltre l’Oasi Dunale Legambiente

È l’Oasi Dunale di Paestum, curata da Legambiente: una pineta creata appositamente negli anni ’60 con la bonifica di questi territori, a fare da separatore tra il mare e i campi da destinare a coltura.

Abbandonata a se stessa per decenni, Legambiente negli ultimi anni l’ha pulita, curata come fosse il giardino di casa, predisponendo un sentiero, opere d’arte contemporanea appese agli alberi che vogliono sensibilizzare sull’abbandono dei rifiuti nel bosco, e infine, regalandoci una superba entrata in spiaggia. La vista spazia fino a Salerno, mentre dalla sabbia spunta di tutto, pigne, rami di pino, conchiglie, fiori e, persino, un funghetto solitario.

Decisamente, gli dei ci sono ancora, e si celano sotto forme inconsuete.

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