Scoprire il centro storico di Cosenza 

cosenzaCosenza è una città in salita. Ed è varia. Il suo centro storico è grande, incredibilmente ricco di suggestioni, di angoli, di palazzi, e di bellezza. Ma è una bellezza decadente, che invoca, anche se non se ne fa accorgere, aiuto. C’è infatti una sottile differenza tra una bellezza decadente e una bellezza decaduta. E Cosenza a stento cerca di elevare se stessa.

cosenzaPersonalmente, adoro i centri storici decadenti. Ho vissuto tra i vicoli di Genova per anni, passavo in via Prè quando ancora era considerata pericolosa persino di giorno; ho trascorso le mie serate tra via del Campo e il Porto Antico, e mai ho avuto la sensazione di essere in pericolo. I vicoli in quegli anni (il primo decennio del 2000) si sono trasformati per una serie di congiunzioni astrali favorevoli, e i semi gettati in quelle occasioni perdurano ancora oggi. Così, mentre passeggio per il centro storico di Cosenza, auspico una rinascita come quella di Genova. Cosenza lo merita. I suoi palazzi, le sue chiese, i suoi vicoli abbarbicati lo meritano.

cosenzaPasseggiamo. Partiamo da Piazza Telesio, dove il grande teatro sembra un corpo neoclassico a sé, che nulla ha a che fare con i vicoli che si dipartono da qui. Ne prendiamo uno, e cominciamo a seguirlo. Non ci indica una direzione, gira, segue l’andamento delle case… ma chi viene prima? Gli edifici o la strada? Sui muri qua e là degli affreschi vogliono raccontare episodi legati alla storia della città, in un museo all’aperto del centro storico. Fanno un po’ di colore, ma non sono murales veri, vera espressione della cultura popolare figlia di questi luoghi.

cosenzaCase, case antiche, finestre modanate, elegantissime ma alle quali sono appesi panni; ex-loggiati tamponati e chiusi, dei quali si intravvede però la colonna o il capitellino, oppure, quando nascosti bene, rivelati dall’intonaco scrostato. E poi le chiese, i conventi. Come quel San Francesco d’Assisi, che in pochi tra i cosentini stessi conoscono, ma quando vi entrano per la prima volta, se ne innamorano.

Il corso principale, Corso Telesio, è in basso. Per raggiungerlo scendiamo da una stradina che poi finisce alla Ficuzza, una piazzetta che si chiama così per via di un grande albero di fico nato non per terra, ma dentro un muro. E sopravvive, e sopravviverà per sempre, perché la gente del quartiere si identifica col fico, come recita una lapide sul muro.

cosenzaIl corso parte praticamente dal ponte sul fiume Crati, dove si trovano alcuni locali storici o quasi. La friggitoria più buona della città, quella che fa i veri panuozzi e delle favolose polpette di sarde (non avete un’idea) sta proprio lì in basso. All’interno l’Ode alla purpetta fa bella mostra di sé sul muro mentre tu addenti la tua, di polpetta. E non puoi che assentire.

Il corso poi sale, e su di esso si affacciano le ultime botteghe artigiane rimaste: anche il falegname che si è specializzato in bare e articoli mortuari, per dire. Perché, parliamoci chiaro: il lavoro in quel ramo non mancherà mai. Altre botteghe, invece, negli anni hanno dovuto chiudere, così ora si passeggia tra fantasmi di botteghe che furono e nuovi esercizi commerciali al di sotto delle vecchie caratteristiche insegne.

cosenzaE poi c’è il duomo. Si rivolge su una piazza, piazza che a guardare le foto d’epoca, è stata modificata, forse per dare più monumentalità alla facciata. L’interno è sobrio, elegante, luminoso. Proseguendo per il corso, dopo le cose sante, incontriamo le cose più profane: il Caffé Renzelli, che sta lì dal 1803 e che ebbe illustri frequentatori, tra i quali quei poveri Fratelli Bandiera che proprio a Cosenza furono giustiziati, eroi risorgimentali celebrati negli anni a seguire. Il caffé, o meglio il caffé freddo, è un vero must in città. E qui bisogna prenderlo, non si può farne a meno.

Il primo giro nel centro storico di Cosenza termina qui. Ma dall’altro lato del fiume c’è tutto un altro settore della città che merita di essere esplorato, ricco di botteghe, di chiese, come quella di San Francesco di Paola, e la Galleria Nazionale di Cosenza, una superba pinacoteca che occupa l’edificio che un tempo fu carcere, Palazzo Arnone su Colle Triglio. Ma questo ve lo racconto la prossima volta, insieme ad un altro importante monumento, che domina la città: il castello Normanno-Svevo. Stay tuned!

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