Tutte le suggestioni di Tangeri

Scorci di Tangeri

Scorci di Tangeri

È il luogo ideale in cui ambientare un racconto, Tangeri. Magari una storia di spionaggio, o di ricerca di qualcosa; una storia in cui le molle atmosfere arabeggianti della Casbah si incrociano con il quotidiano caotico andirivieni di Rue d’Italie.

Tangeri affascina gli spiriti inquieti. E gli spiriti inquieti sono spesso sinonimo di artisti, scrittori, pittori, poeti, visionari. Personaggi del calibro di Paul Bowles, Truman Capote, Albert Camus, Samuel Beckett, Ian Fleming, e i pittori Henry Matisse e Eugène Delacroix, sono strettamente legati a Tangeri.

Tangeri nel 2016 è una città caotica. Non così turistica come si potrebbe pensare: la gente del posto tende a farsi gli affari propri, anche se i negozi acchiappaturisti non mancano e anzi, sono la maggior parte nei vicoli che gravitano intorno al Petit Socco. È un porto di mare, anzi è il porto che collega con l’Europa, dunque è la porta verso il Vecchio Continente.

mercati, mercati ovunque a Tangeri. Anche per strada

mercati, mercati ovunque a Tangeri. Anche per strada

Non che stranieri non ne vengano, anzi: ma per la maggior parte i turisti sono intruppati in tour forzati che fanno percorrere un itinerario prestabilito della città vecchia, della Medina e della Casbah. Tangeri nel 2016 è una città araba nel senso più pieno del termine: un immenso mercato, gente in abiti tradizionali, donne coperte che vendono per strada, gatti che mangiano lische di pesce direttamente sotto il banco del pescatore. Ma è una città al bivio, in trasformazione nonostante cerchi con tutte le sue forze di mantenere la sua identità tradizionale. Il fatto che nei mercati e nei negozi si stia perdendo l’uso del contrattare per far scendere il prezzo la dice lunga su come i tempi siano cambiati.

Sembrerà strano, ma ciò che mi ha affascinato di più a Tangeri, oltre a certi angolini nella Medina, dove però stavo più attenta a non perdermi che ai dettagli, è stato il decadente Café Tinjis, lungo Rue Siaghine, nella zona del Petit Socco: un caffè all’occidentale, né più né meno, niente dunque di “autenticamente marocchino”, se si può dire così. Eppure il Tinjis non è l’unico del genere: anche il Caffé all’interno dell’hotel El Minzah  strizza l’occhio agli Occidentali, e come questi a Tangeri ci sono ancora Il Grand Café de Paris e il Café de France, o il Café Hafa in posizione panoramica sullo Stretto di Gibilterra. Scopro allora, leggendo un articolo di febbraio 2016 sulla rivista del Touring, che questi caffé accolsero i vari artisti che ho ricordato più sopra.

Scorcio di Tangeri

Scorcio di Tangeri

E la città improvvisamente si ammanta di un fascino evocativo. Il caffé Tinjis in effetti si presta, con i suoi tavolini all’aperto, come location per scrittori in cerca di ispirazione. Ora, immaginate che a Tangeri Paul Bowles trascorse buona parte della sua vita e scrisse Il té nel deserto: romanzo torbido, inquieto come inquieto dovette essere l’autore, che ha per lo sfondo atmosfere maghrebine che effettivamente Tangeri può suscitare in certi anfratti, in certi vicoli.

E se stimola gli scrittori, a maggior ragione i pittori: nell’Ottocento tutta una corrente artistica francese si fece ispirare dal mondo arabo dell’Africa Mediterranea. Delacroix, che per un certo tempo si fermò in città, è solo uno tra i tanti pittori che trasposero nella loro arte atmosfere maghrebine. L’Orientalismo ebbe una grande presa sia sugli artisti, affascinati da nuovi mondi che improvvisamente si aprivano ai loro occhi in occasione dei loro viaggi, che sul pubblico, che poteva così fantasticare sul mito dell’Africa e dell’Arabia, dei cieli azzurri e dei deserti, dei cammelli, delle oasi, delle donne bellissime e degli uomini feroci, fieri e appassionati.

Eugène Delacroix, I fanatici di Tangeri. Credits: settemuse.it

Eugène Delacroix, I fanatici di Tangeri. Credits: settemuse.it

Tangeri è per vocazione una città aperta all’Occidente. Nel Novecento in molti, americani, inglesi, francesi, vennero qui attratti dalla fama di trasgressione che questa città aveva: droga in particolare, perdizione. I suoi vicoli ben intricati sono perfetti per sparire, per nascondersi, per perdersi e per far perdere le proprie tracce. Nell’immaginario Tangeri divenne come un’odalisca, con il volto coperto, ma suadente e irresistibile, che ti invita a seguirla, dietro i tendaggi.

Oggi non è così facile cogliere l’anima che fece innamorare Paul Bowles e gli altri; ci facciamo distrarre dal traffico, dal rumore, dal viavai continuo di gente e dal vociare in Rue de la Plage, dove è tutto un mercato e i motorini rombanti fanno slalom tra la folla. Eppure, in quel bicchiere di té alla menta al Café Tinjis, ho immaginato storie e personaggi, tende che si schiudono per far entrare qualcuno di soppiatto e vicoli bianchi e azzurri nei quali è facile confondersi. A distanza di qualche mese dalla mia breve incursione a Tangeri posso dire che se l’impatto immediato con la città mi ha un po’ destabilizzato, ripensandoci ora riesco a fissare luoghi ed emozioni e penso che sì, Tangeri ha affascinato anche me.

Il té alla menta al Café Tinjis

Il té alla menta al Café Tinjis

 

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