Imperia dalla A alla Z

Accolgo l’invito di Silvia Ceriegi di Trippando e partecipo al progetto #insiders che questo mese prevede di scrivere l’ABC della propria città. Ora, siccome redigere l’ABC di Firenze è troppo facile (troppi stimoli, troppe suggestioni, troppi argomenti… troppo tutto), ho deciso di costruire l’ABC di Imperia, mia città natale, nella quale torno sempre troppo poco, ma della quale non dimentico neanche un dettaglio. Ecco a voi, dunque, Imperia dalla A alla Z!

marchio-pasta-agnesiA come Agnesi: eh lo so, si parte con una nota dolente, che un tempo però fu motivo d’orgoglio. Ricordate il mitico slogan “Silenzio, parla Agnesi”? Ecco, Agnesi era un pastificio che aveva sede a Imperia, vicino al porto di Oneglia. Ricordo, quand’ero piccola, che c’era addirittura un treno merci che dalla stazione di Oneglia arrivava allo stabilimento, dove scaricava il grano e dove ricaricava pancali di spaghetti, farfalle, fusilli e penne pronti.

B come The Bourne Identity: la passeggiata lungo il porto di Oneglia fu scelta tra tantissimi altri possibili set per una semplice scena all’inizio del film The Bourne Identity con Matt Damon: dopo il naufragio iniziale, il protagonista passeggia nella notte lungo un porto su cui affacciano edifici porticati. Pochi secondi di registrazione inquadrano per sempre la spettacolare Calata Cuneo, il fronte del porto di Oneglia, con le sue case variopinte, attraversate tutte da un portico sotto il quale si aprono pescherie e ristoranti, e oltre le quali, da lontano, si intravvedono le montagne e la neve, d’inverno. Sì, perché in Liguria mare e montagne sono vicinissime.

oneglia

Il Porto di Oneglia

C come Cacelotti e Ciantafurche: Imperia è l’unione in un unico comune di Oneglia e Porto Maurizio, due borghi posti ad un capo e all’altro della medesima baia. Inevitabile l’inimicizia tra gli abitanti, per cui furono coniati i due soprannomi: i cacelotti sono i portorini, e il nome deriva da un boia di Porto Maurizio, i ciantafurche sono coloro che piantano le forche per l’impiccagione, in quanto a Oneglia vi era un patibolo per le esecuzioni. Quanto amore, eh?

D come De Amicis: Edmondo De Amicis, l’autore del Libro Cuore, nacque a Imperia. A questo importante scrittore della fine dell’Ottocento, che con le sue opere ha contribuito a raccontare l’Italia appena unita, è intitolato il glorioso Liceo Classico della città (orgoglio di ex studentessa). Il liceo era ospitato in un grande palazzone all’ingresso di Oneglia, in piazza Ulisse Calvi. Oggi per problemi di sicurezza l’edificio è inagibile, ma il liceo è ancora vivo, per fortuna. E soprattutto è amatissimo dai suoi ex studenti, che per la sua difesa farebbero qualunque cosa.

E come entroterra: l’entroterra di Imperia è un susseguirsi di colline coltivate a olivi cui si alternano tratti di pineta e di bosco; qua e là un paesino medievale piccolissimo, arroccato sul cucuzzolo o a mezza costa; i campanili delle chiese fanno da richiamo e da senso dell’orientamento. Qua e là, poi, su qualche cucuzzolo isolato, si trova una chiesina solitaria, ulteriore faro in una vallata che nonostante le scomodità dei trasporti e delle distanze, continua ad essere popolata. Ogni paesino ha la sua anima, come Valloria con le sue porte dipinte, o Lucinasco col suo laghetto romantico. Ogni borgo ha una storia antichissima, carrugi stretti e bui, strade in salita e pavimentate a risseu, ciottoli di fiume posti di taglio totalmente inadatti ai tacchi femminili, case strette e qualche bottega artigiana, il frantoio e la chiesa, che solitamente è piccola, ma barocca, coloratissima al suo interno, per contrastare con i colori vivaci, la severità e le difficoltà della vita nei secoli passati.

La chiesetta di Santa Maria Maddalena, nei boschi di Lucinasco

La chiesetta di Santa Maria Maddalena, nei boschi di Lucinasco

F come fiori: Imperia è il capoluogo della Riviera dei Fiori. Questo nome le viene dalla grande produzione vivaistica che nei decenni passati ha caratterizzato fortemente l’economia della Riviera ligure di Ponente. Sanremo in particolare era, ed è, il capoluogo della produzione dei fiori, come Pescia lo è per la Toscana, ed è anzi la Città dei Fiori.

G come San Giovanni: al patrono di Oneglia è intitolata la bella chiesa barocca che si trova nel centro del borgo marinaro di Oneglia. Il 24 giugno una lunga processione porta le statue dei santi in giro per le vie della città. Una bella sagra, che dura almeno una settimana, rallegra le serate di inizio estate: è una bella festa, che unisce un sacco di gente.

H come Hanbury: Thomas Hanbury fu un mercante inglese appassionato di botanica che girando intorno al mondo raccolse tantissime essenze provenienti dai 5 continenti. Ritiratosi in vecchiaia a Ventimiglia, al confine con la Francia, realizzò il suo sogno: una villa, Villa Hanbury, che divenne un orto botanico senza precedenti, ancora oggi un giardino dell’Eden che affaccia sul Mar Ligure, a due passi dal confine francese. Hanbury fu uno dei tanti Inglesi che a fine Ottocento si trasferirono sulla Riviera di Ponente, attirati dal clima mite che faceva bene alla salute. Spesso facoltosi personaggi, essi contribuirono in maniera importante a costruire e a sviluppare le città della costa ligure della provincia di Imperia.

Vista panoramica dei Giardini Hanbury. Credits: giardinihanbury.com

Vista panoramica dei Giardini Hanbury. Credits: giardinihanbury.com

I come IM: la sigla della targa automobilistica IM è croce e delizia dell’imperiese fuori regione. Nella migliore delle ipotesi si commuove al vederne un’altra a giro, nella peggiore si sentirà apostrofare con un “Ehi, di chi è quell’auto targata Imola?

L come lungomare: a Imperia non c’è un lungomare, ma tante passeggiate che prendono vari nomi a seconda della zona: da est a ovest abbiamo la Spianata, che è la vera e propria passeggiata a mare di Oneglia, con parapetto che affaccia sulle spiaggette e aiuole di palme, alberi e fiori per dare un po’ d’ombra alle poche panchine di chi si vuole semplicemente ristorare con un buon libro e il rumore della risacca. Poco oltre inizia Oneglia col suo porto. Calata Cuneo è la bella passeggiata a mare cittadina che affaccia sul porticciolo, dove attraccano indistintamente piccoli pescherecci e yacht di grandi dimensioni. La passeggiata è chiusa dalle belle palazzine porticate sotto le quali si sentono l’odore del pesce e i profumini delle cucine dei ristoranti. Prima di incontrare un nuovo lungomare bisogna arrivare a Porto Maurizio. Il suo lungomare è di nuovo affacciato sul porticciolo, in località Marina. Poi la strada si biforca: da un lato si avvia verso il molo, che sul lato del mare aperto è un susseguirsi di spiagge (la Spiaggia d’Oro è il must degli Imperiesi), mentre dall’altra risale fino a congiungersi con la strada statale. Ma ad una certa altezza si apre la passeggiata più bella di tutte: la Passeggiata degli Innamorati: a picco sul mare, è facile intuire perché questo bel sentierino tranquillo abbia questo nome. Infine si arriva nel quartiere della Foce, dove il lungomare costeggia nuovamente un ricovero di barchette, e infine al Prino, dove si aprono spiaggette e ristorantini. Finisce qui Imperia, con le sue lunghe passeggiate sul mare.

Vista di Calata Cuneo dal molo di Oneglia

Vista di Calata Cuneo dal molo di Oneglia

Il mare alla Galeazza, alle porte di Oneglia

Il mare alla Galeazza, alle porte di Oneglia

M come mare: Imperia è una città di mare che al mare deve tutto: sorta come borgo di pescatori, dal mare traeva sostentamento. Quando divenne un porto mercantile, dal mare riceveva merci e ricchezza. Oggi il mare come risorsa economica è quello dei turisti che passano in spiaggia la stagione estiva. Ma non togliete il mare agli Imperiesi: potrebbero morirne! Conosco gente, e io stessa l’ho fatto, che in pausa pranzo in estate corre in spiaggia! E come non essere d’accordo?

N come Nava: ultimo baluardo della provincia di Imperia lungo la strada, la via Nazionale, che da Imperia sale a Torino attraversando l’Appennino Ligure. A Nava sono affezionata: paesino di poche case di montagna, in mezzo ai boschi e lungo il corso del Tanarello, affluente del fiume Tanaro, a sua volta affluente del Po. Per me da bambina Nava era la neve, la località dove si andava la domenica in inverno per giocare a palle di neve. Poi è diventato il luogo dove passare una settimana d’estate ogni anno, luogo dove ho stretto tante amicizie, dove ho imparato a stare in compagnia, e ad amare il bosco. 

olivo ligure

Uno degli oliveti nell’entroterra di San Bartolomeo al Mare

O come olio: un grosso e saldo legame unisce Imperia e l’olio. Da sempre la zona è dedita alla coltivazione dell’olivo e nell’entroterra (e non solo) si trovano frantoi anche storici che raccontano la storia di un legame con la terra davvero duraturo. Alcune aziende produttrici di olio , anche se di ridotte dimensioni, sono note anche a livello nazionale, come l’Olio Carli, che vende solo per corrispondenza e che ha un prezioso museo, il Museo Carli, dove è narrata la storia del rapporto dell’uomo con l’olio dall’antichità ai giorni nostri: un museo tematico che è davvero una perla. Il rapporto con l’olio è talmente stretto che da qualche anno a novembre una manifestazione importante, Olioliva, si svolge per le vie del centro di Oneglia: promossa dalla Camera di Commercio di Imperia, non parla solo di olio, ma di tutti i prodotti della terra e del mare della provincia: produzioni piccole ma preziose, spesso presidi Slow Food, sempre e comunque prodotti della tradizione.

P come Parasio: il centro storico di Porto Maurizio si chiama Parasio. È un incantevole borgo medievale che si arrampica sulla cima dell’altura che domina il mare, ed è un alternarsi di eleganti palazzi antichi, dei quali restano balaustre decorate, archi e finestre, e chiesine. La piccola chiesa di San Pietro, affacciata a Ovest, è un incanto vivacissimo e barocco; le logge di Santa Chiara, accanto, sono un porticato con vista sul mare. E poi ancora palazzi, vicoli, piazzette… Quasi stona il grande duomo ottocentesco, intitolato a san Maurizio, un enorme edificio bianco con la facciata neoclassica, alto e luminoso al suo interno. Ma il duomo si trova alle pendici del Parasio e ha poco a che vedere con l’antichità del quartiere che gli si sviluppa accanto.

porto maurizio

Q come Quattro passi sotto i Portici: il sabato pomeriggio in inverno i giovani imperiesi si ritrovano sempre sotto i portici di Oneglia; la lunga via centrale che conduce a Piazza Dante, strettissima nel suo primo tratto, si allarga e si ingentilisce grazie ai due palazzi otto/novecenteschi che da una parte e dall’altra la incorniciano. È sotto questi palazzi che si aprono i portici, che ospitano le boutiques più rinomate della città e i bar per un caffè, che fa sempre piacere. Lo struscio sotto i portici è un’attività che ogni imperiese doc deve aver fatto per almeno un breve periodo della sua vita. Io lì ho passato buona parte dei miei sabato pomeriggio degli anni del liceo, passeggiando con qualche amica e basta, incontrando di tanto in tanto qualcuno. Camminare nella bolgia: l’attività più semplice del mondo.

R come RT: la compagnia di autotrasporti Riviera Trasporti è la responsabile dell’andirivieni degli abitanti della provincia che da una parte all’altra, da Andora a Sanremo, e poi da lì fino a Ventimiglia, si spostano per raggiungere le proprie mete. La mattina gli studenti e i pendolari si ammassano, all’ora dell’uscita non ne parliamo. L’autobus che da Andora, già in provincia di Savona, giunge a Sanremo, fa un viaggio di circa due ore. Ma attraversa tutta la costa della provincia lungo l’Aurelia, perennemente sul mare quando non entra nei vari centri abitati. Attraversa i vari promontori, Capo Mele, Capo Berta, poi la bella strada che da Imperia va verso Sanremo, sempre il mare su un lato, e di volta in volta la pineta o i campi sull’altro. Un bellissimo viaggio panoramico.

Poster di Sanremo del 1920. Credits: turboarte.it

Poster di Sanremo del 1920. Credits: turboarte.it

S come Sanremo: quand’ero piccola, ricordo che quando dicevo a chi non era ligure che venivo da Imperia, per spiegarmi meglio specificavo “vicino a Sanremo”; allora lo sguardo del mio interlocutore si illuminava, perché tutti conoscono il festival di Sanremo. E a me Sanremo è sempre stata un po’ antipatica proprio per questo, perché rubava a Imperia, il capoluogo di provincia, il ruolo di città più conosciuta. E no, non mi è mai andata giù. Però va detto che da buona imperiese sono una fan del Festival di Sanremo, soprattutto della sua favolosa sigla che canta “Perché Sanremo è Sanremo“!

T come Torrente Impero: è il fiume che separa, o unisce, Oneglia e Porto Maurizio, anchese non tutti sono d’accordo. Attraversa tutta la valle Impero, una valle stretta, fatta di montagne abitate da piccoli paesi qua e là, prima di allargarsi quasi in prossimità della foce. Un ampio estuario che in passato ospitava i cigni e che poi in età industriale è stato affiancato dall’Agnesi, da una parte, dal complesso delle Ferriere (di cui rimangono oggi tre ciminiere come monumento di archeologia industriale) dall’altra. È il nome di questo torrente che ispirò a Mussolini il nome di Imperia per la città che creò, nel 1923. 

U come U gumbu: i gumbi sono, in dialetto, i frantoi. A sangue oppure ad acqua, i frantoi consistevano in una vasca circolare nella quale erano versate le olive raccolte; queste venivano schiacciate dal lento girare di una ruota in pietra che le spremeva facendo uscire il prezioso contenuto. La ruota poteva essere collegata ad un mulino ad acqua (gumbo ad acqua) oppure era mossa da un mulo (gumbo a sangue) che per ore e ore senza posa era legato e costretto a girare in tondo.

Non sono vele d'epoca, ma pescherecci, l'anima più autentica del mare di Imperia

Non sono vele d’epoca, ma pescherecci, l’anima più autentica del mare di Imperia

V come Vele d’Epoca: ogni due anni a settembre Imperia ospita una suggestiva manifestazione che unisce lo sport e un certo tipo di lusso; le Vele d’Epoca sono insieme una regata, una sfilata di barche a vela e un’occasione di vita mondana per gli abitanti della città, che ospita anche tante persone venute da fuori. L’evento è spettacolare sia per gli addetti ai lavori e per gli amanti del mare, che per i semplici curiosi. I fotografi, poi, sono felicissimi: la visione dei grandi velieri ad ali spiegate che solcano il mare non lascia indifferenti nemmeno gli animi più insensibili.

Z come zucchine ripiene: i ripieni in generale sono una prelibatezza tutta ligure: zucchine, ma anche peperoni e cipolle, ripiene danno il meglio di sé: un contorno efficace che può accompagnare un buon coniglio alla ligure. Altrimenti, se volete un pranzo finger food, potete partire con un brandacujun (baccalà ammollato e ridotto a quenelles con tanto prezzemolo), proseguire con una pissalandrea (una pizza alta, col pomodoro, l’acciuga e spicchi d’aglio vestito) oppure con la farinata (che è più del Levante, però, e che è una sfoglia di farina di ceci che può essere variamente condita: a me piace la versione semplice col porro); per stuzzicare le olive taggiasche in salamoia sono perfette, e in questo bel pranzo virtuale che vi ho preparato, le zucchine ripiene ci stanno benissimo. Ad annaffiare il tutto un vino rossese di Dolceacqua o un pigato di Albenga, a seconda se preferite il rosso o il bianco.

E con l’acquolina in bocca per la lettera finale concludo il mio ABC di Imperia. E voi, imperiesi in lettura, cos’altro avreste messo? Qual è il vostro ABC di Imperia? Sono curiosa di saperlo!

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