I Giganti della Sila

Sembra una caverna, invece è il tronco scavato dal quale veniva ricavata la resina

Sembra una caverna, invece è il tronco scavato dal quale veniva ricavata la resina

Ne hanno di storie da raccontare i Giganti della Sila. Basta camminare all’ombra delle loro fronde, al riparo dei loro larghi tronchi, per respirare la storia antica di una regione verde e fiera, quella della foresta silana.

I Giganti della Sila sono una riserva, un parco nel cuore dell’altopiano calabrese, in località Fallistro, che custodisce le ultime più antiche piante di questa foresta antica. Sono circa 70 alberi, i più vecchi dei quali hanno 350 anni. La pineta fu impiantata nel Seicento dai Baroni Mollo, dei quali sopravvive il Casino di campagna, proprio all’ingresso del parco. Il diametro dei tronchi in molti casi sfiora i 2 m, e l’altezza si attesta tra i 35 e i 40 metri. Mica poco. Ne sono successe di cose all’ombra dei loro rami.

Il parco, gestito dal FAI, non è molto grande per la verità. Il percorso è un sentiero ben tracciato, adeguato a bambini e ad anziani, per consentire veramente a tutti di godere dell’imponenza della natura.

Io che passeggio in questa foresta incredibile per un attimo ho la sensazione di trovarmi nella Terra di Mezzo, anzi, nel Bosco Atro, tra gli Ent, quegli alberi antichissimi che ne Il Signore degli Anelli parlano, si muovono, seppur lentamente, e decidono alla fine le sorti della loro foresta. Ecco, mi aspetto che da un momento all’altro questa foresta si ridesti, e che gli Ent inizino a raccontare le loro storie, magari con uno spiccato accento calabrese, com’è giusto che sia.

E se mi fermo ad ascoltare, le posso sentire queste storie:

i Giganti della SilaC’è la storia dei carbonai, che a ottobre, per la festa di San Donato, dopo aver passato tutta l’estate in Sila a far carbone, scendevano nei paesi per stringere accordi commerciali (bastava una stretta di mano) e per vendere il loro prodotto. Allora, in quell’occasione, le donne cucinavano per più giorni la cuccìa, un piatto a base di grano e carne di maiale (osso del prosciutto, per la precisione), molto, molto sostanzioso.

C’è la storia delle famiglie che a gennaio macellavano il maiale e ne ricavavano carne, prosciutto, salsicce, pancetta, capocollo e tutto, veramente tutto veniva rielaborato e trasformato in riserva di cibo. Non è un caso se si dice che del maiale non si butta via niente. Davvero non veniva buttato nulla.

C’è la storia di San Francesco di Paola, che nel 1400 fu santo riconosciuto e pregato già in vita e con le sue opere e le sue preghiere aiutò le popolazioni che vivono alle pendici della Sila. Il suo culto nella regione è così diffuso che quasi ogni paese che gravita sull’altopiano ha almeno un altare o una statua dedicati al santo. Per non parlare dei conventi, uno dei quali, a Serra Pedace, è costruito a strapiombo su un costone roccioso a controllo della stretta vallata.

Non sembra che questi due alberi si abbraccino?

Non sembra che questi due alberi si abbraccino?

C’è la storia, le tante storie, dei briganti, che già in età borbonica infestavano la foresta e che, quando venivano catturati, erano giustiziati in maniera esemplare; ci sono storie di furti, di assassini, di tradimenti e di gelosie, di cupidigia sfrenata e di onore.

Ci sono storie di viaggiatori che attraversano la Calabria e che sono affascinati e allo stesso tempo spaventati da questa terra ancora così selvaggia eppure genuina, e dai suoi abitanti, fieri nonostante le loro umili occupazioni.

Ci sono storie di malgoverno, dai Borboni alla parentesi di Gioacchino Murat, fino al Regno d’Italia e a seguire; ci sono storie di gente che credette alle promesse di Garibaldi e che rimase molto deluso quando esse furono completamente disattese.

Ci sono storie di tanti che furono costretti a partire, a emigrare altrove per avere la possibilità di una vita migliore. Partivano con le loro valigie di cartone chi verso il Nord Italia, chi verso la Francia, il Belgio, la Svizzera, la Germania, chi verso l’America, del Nord e del Sud. Ovunque andassero, avevano negli occhi sempre lo stesso malinconico sguardo di chi deve lasciare ciò che più ama per affrontare l’ignoto.

E non c’è niente di più importante per un Calabrese delle proprie radici. Per questo, anche, questi alberi secolari sono importanti. Testimoniano del tempo che scorre, del mondo che cambia, della gente che passa e che forse lascia un segno, o forse era meglio se non lo lasciava.

I Giganti della Sila

Le radici di questi alberi sono ben salde, eppure, dopo la Seconda Guerra Mondiale, questa foresta fu espropriata e per gabole burocratiche (qui trovate ben descritta tutta la faccenda), ignoranza degli amministratori e mancanza di una legge adeguata, fu sfruttata senza criterio: gli alberi abbattuti, il sottobosco rovinato, senza che nessuno sollevasse mai lo sguardo a stupirsi della bellezza e dell’imponenza fuori del comune di quegli alberi. Solo la discendente dei Baroni Mollo guardava con apprensione alla lenta e inesorabile distruzione di questo monumento naturale storico e alla fine riuscì a sensibilizzare chi di dovere: la foresta, o quel che ne rimaneva, fu protetta ed oggi è una ricchezza paesaggistica e culturale come ne sono rimaste poche nella vecchia Europa.

Campi di patate vicino ai Giganti della Sila: natura e cultura del territorio

Campi di patate vicino ai Giganti della Sila: natura e cultura del territorio

Intorno a questa foresta, che, sentiero a parte, è lasciata in modo che la natura faccia il suo corso, si stendono altri boschi e campi di patate della Sila, una coltivazione tipica dell’altopiano. Intorno a Fallistro e a Croce di Magara, lungo la strada, è facile che greggi di capre ti attraversino la strada, così come sulla Sila, puoi anche doverti fermare se una mucca decide che vuole ruminare proprio sull’asfalto. È il bello di questa regione dove i Giganti della Sila non sono altro che una tra le tradizioni secolari di questa terra.

** Puoi vedere altre foto della Sila sul mio profilo instagram @maraina81 e sulla pagina Facebook del blog Maraina in viaggio. Anzi, se ti è piaciuto questo post, perché non aggiungi il tuo mi piace?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...