Palazzo Pretorio, il museo della città di Prato

Se c’è un edificio a Prato che è stato testimone della storia della città attraverso i secoli, questo è il Palazzo Pretorio. Costruito alla fine del Duecento, era il palazzo del Tribunale e ne ha viste e giudicate di vicende: la più importante? Quella del furto della Sacra Cintola, la cintura appartenuta alla Madonna, custodita nel Duomo di Prato. Il processo si svolse nella sala al primo piano dell’edificio, un grande salone con gli stemmi delle famiglie cittadine alle pareti, nel corso del quale il ladro, noto come Musciattino, fu condannato al taglio della mano e al rogo.

Palazzo Pretorio. Creits: palazzopretorio.prato.it

Palazzo Pretorio. Creits: palazzopretorio.prato.it

Ma andiamo con ordine.

Palazzo Pretorio si trova nella piazza del Comune di Prato, dunque in pieno centro storico. Una bella piazzetta davanti, il duomo e il Castello dell’Imperatore poco distanti. Il palazzo ha il classico aspetto dei palazzi del potere civile medievale: mi ricorda il Palazzo dei Vicari di Scarperia (che oggi ospita il Museo dei Ferri Taglienti), ma anche a Palazzo Vecchio a Firenze e, volendo, persino il castello di Poppi: un edificio compatto, senza troppi fronzoli, che incute rispetto e timore. Come deve fare un palazzo di giustizia.

È stato restaurato e allestito negli spazi espositivi odierni solo in anni recenti. Pertanto, è un museo nuovo dedicato interamente alla storia – e all’arte – di Prato. In più ospita mostre temporanee (attualmente una sugli Etruschi che chiuderà a fine mese) ed ha aperto recentemente la terrazza. Infine, presta i suoi spazi in occasione di eventi e manifestazioni importanti (com’è accaduto recentemente per Eatprato).

La parte che preferisco è però senza dubbio quella che racconta la vera essenza di Prato: la restituzione virtuale della cappella della Sacra Cintola in una cappella del Duomo di Prato.

La cappella della Sacra Cintola nel Duomo di Prato

La cappella della Sacra Cintola nel Duomo di Prato

Questa cappella è sempre chiusa, proprio perché espone la sacra reliquia, e perciò è quasi impossibile vedere il bellissimo ciclo di affreschi di Agnolo Gaddi che racconta proprio come la cintura della Madonna giunse in questa città. Si parte da lontano, dal matrimonio di Gioacchino e Anna, genitori di Maria, per poi arrivare all’Assunzione della Vergine e alla consegna della Sacra Cintola a San Tommaso. La reliquia arriva poi, a Gerusalemme, nelle mani di Michele Dagomari da Prato, che non se ne stacca finché, in punto di morte, non la consegna alla città.

Tutto questo racconto è splendidamente affrescato sulle pareti della cappella e mostrato benissimo nella ricostruzione virtuale del museo di Palazzo Pretorio: siamo invitati a soffermarci sui dettagli, a riconoscere i personaggi, a comprendere le vicende e le iconografie. È soprattutto per questa bella ricostruzione che io mi ostino a dire che il Museo di Palazzo Pretorio è il museo della città di Prato. Perché Prato senza la sacra cintola non sarebbe la stessa: è proprio questa reliquia, un tessuto, guarda un po’, che giustifica il primato di Prato come produttrice ed esportatrice di tessuti per tutto il medioevo e fino all’età moderna (riguardo quest’aspetto della storia della città vale la pena di visitare il Museo del Tessuto di Prato). La sacra cintola ha un valore sia religioso che civile, tanto che custodi delle chiavi della sua teca sono sia il vescovo che il sindaco; la reliquia viene esposta dal pulpito esterno alla facciata del duomo, realizzato appositamente da Michelozzo e Donatello.

La Lucrezia amata da Filippo Lippi fa da modella per una sua opera esposta in Palazzo Pretorio

La Lucrezia amata da Filippo Lippi fa da modella per una sua opera esposta in Palazzo Pretorio

Il percorso museale nella storia di Prato continua nel grande Salone di cui parlavo sopra: in questa sala, densa di storia, nella quale si decideva il destino delle vite di molti (oltre a quello del Musciattino), oggi sono esposte bellissime opere del Tre-Quattrocento, tra cui alcune di Filippo Lippi, al quale è legata una storia d’amore: questo pittore era un frate carmelitano che stava in convento qui a Prato, che si innamorò di una giovane suora, Lucrezia Buti. I due fuggirono insieme, addirittura il papa intervenne per consentire loro di sposarsi, ma non lo fecero mai. Ebbero invece un figlio, Filippino Lippi, il quale seguì le orme paterne e divenne anch’egli pittore. A Palazzo Pretorio è esposto il Tabernacolo del Mercatale, una sua splendida composizione della fine del Quattrocento.

Anche salire le scale per arrivare al secondo piano, che ospita un altro grande salone, è un bellissimo tuffo nell’arte: si conservano gli affreschi che decoravano il soffitto voltato e dai finestroni si cominciano a vedere i tetti di Prato. Il salone è meraviglioso: al di là dell’allestimento (le opere, di XVI-XVIII secolo, provenienti da chiese della città, sono nel mezzo della sala, vi si cammina intorno e si possono cogliere tutti i dettagli possibili), la cosa più bella (per me, eh?) è un favoloso camino in pietra, con tanto di colonnine e capitelli.

Il bel camino nel grande salone del Palazzo Pretorio

Il bel camino nel grande salone del Palazzo Pretorio

Il percorso espositivo prosegue poi oltre, fino al terzo piano, dove sono ospitate le opere dell’arte del primo Novecento, tra cui due dipinti di Ardengo Soffici, pittore della vicina Poggio a Caiano (dove si trova il museo a lui dedicato, di cui ho parlato qui) e opere dello scultore novecentesco Jacques Lipchitz, donate al comune di Prato e prontamente esposte.

Il campanile del duomo visto dalla terrazza di Palazzo Pretorio

Il campanile del duomo visto dalla terrazza di Palazzo Pretorio

Infine, la terrazza, dalla quale si domina Prato, le sue chiese e i suoi palazzi. I tetti, i campanili, le strade, è tutto sotto i nostri occhi. Da oggi conosco la storia della città, il rapporto stretto tra vita civile e vita religiosa, l’importanza di una reliquia e tutto ciò che essa ha comportato, l’importanza artistica di un centro che troppo spesso viene offuscato da Firenze, troppo vicina e troppo più… più. Una storia che invece è bella da raccontare e da divulgare. È quello che fanno egregiamente i musei di Prato. È quello che fa il Museo di Palazzo Pretorio.

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