L’Oceanografic di Valencia

L’Oceanografic di Valencia è qualcosa di più di un semplice acquario.

ocenaografic

Innanzitutto è parte di quel grande e magnifico complesso architettonico che è la Ciudad de Las Ciencias y Las Artes: un insieme di edifici realizzati dall’architetto Santiago Calatrava in un settore, fuori dal centro storico della città, del vecchio corso del fiume Turia. Il fiume è stato deviato in anni recenti dal suo corso, perché regolarmente inondava la città. Il suo letto svuotato è stato trasformato in un’opportunità di riqualificazione urbanistica senza precedenti: è diventato un immenso lungo giardino pubblico in fondo al quale si colloca la Ciudad de Las Ciencias y Las Artes, il polo museale di Valencia che ospita ben sette strutture tra musei e attrazioni culturali: un centro culturale adatto a tutti, dai grandi ai piccini, ai giovani alle famiglie. Tra musei di arte, il museo della scienza, il cinema IMAX e l’acquario, Valencia ha riunito qui le strutture che educano i cittadini all’arte, alla scienza e alla natura.

Un dettaglio della Ciudad di Calatrava

Un dettaglio della Ciudad di Calatrava

I vari edifici che la compongono sono riconoscibilissimi come opera di Calatrava: il bianco, l’importanza della luce, il gioco di contrasti tra pieni e vuoti e luci e ombre, la tensione alla leggerezza e le linee curve sono caratteri che riscontriamo anche in altre opere dell’architetto, nei suoi ponti e nella stazione Alta Velocità MedioPadano, per dare un paio di riferimenti. Qui però Calatrava fa qualcosa di più: il museo delle scienze ricorda lo scheletro di un dinosauro o di una balena, le linee curve dell’Oceanografic ricordano le onde e le sue vetrate azzurre ne sono una conferma. Il riferimento al mare è molto evidente e non può non venirmi in mente un altro acquario realizzato da un’altra grande archistar: l’acquario di Genova di Renzo Piano. Per come è concepito, però, l’Oceanografic sembra un mondo a sé, una città futuristica in cui gli edifici si dispongono in un ambiente (si fa per dire) naturale. Paesaggisticamente l’effetto è molto ben riuscito.

Il parco oceanografico di Valencia

Il parco oceanografico di Valencia

Entriamo nell’Oceanografic: viene considerato il parco marino più grande d’Europa. Parco marino vuol dire che non ha solo un percorso interno tra vasche di pesci, ma ha anche un percorso esterno, lungo il quale si incontrano animali legati al mondo marino senza essere pesci essi stessi: i leoni marini, ad esempio, il coccodrillo, i pinguini. Vi è anche una grande voliera a forma di sfera all’interno della quale vivono dei vivaci ibis rossi. E poi c’è il delfinario, concepito apposta per lo spettacolo dei delfini. Insomma, definire l’Oceanografic semplicemente un acquario è un po’ limitativo. Il suo cuore pulsante, però, è proprio l’acquario.

In un percorso che tocca i principali ecosistemi marini dal punto di vista del clima, veniamo in contatto sin da subito con la biodiversità che anima i nostri fondali e i fondali oceanici, la barriera corallina e l’ambiente artico. Intorno a noi è tutto un vociare di meraviglia, ma non sono solo i bambini: anche i grandi si entusiasmano allo spettacolo della natura.

oceanografic valenciaAnche se io ho una predilezione per il microcosmo della Barriera Corallina, per la vivacità dei piccoli pesciolini e degli organismi che la animano, devo ammettere che la galleria degli squali è notevole: noi camminiamo in un lungo corridoio e intorno e sopra di noi squali di ogni forma e dimensione nuotano tranquilli. Il selfie con lo squalo è di rito, e a me torna in mente più forte che mai quella volta che in mezzo agli squali ci ho nuotato davvero

La galleria degli squali: buon divertimento...

La galleria degli squali: buon divertimento…

Nella riproposizione dell’ambiente artico (un capannone decisamente freddo) i trichechi e le balene beluga sono i protagonisti. Non avevo mai visto il beluga dal vivo: un buffo delfinone cicciottello che poco ha dell’eleganza e dell’agilità del suo cugino più piccolo. Ma è candido, come il ghiaccio in mezzo al quale nuota, e le sue caratteristiche fisiche gli consentono di sopravvivere sia nei bassi fondali degli estuari dei grandi fiumi del nord del mondo, che sotto i ghiacci del Circolo Polare Artico.

A determinati orari le gallerie dell’acquario si svuotano e (quasi) tutti i visitatori si concentrano nel delfinario, dove si svolge lo spettacolo dei delfini che saltano eseguendo gli ordini dei loro istruttori. Gli spettacoli sono gratuiti, compresi nel prezzo (28 €) del biglietto dell’Oceanografic. Ma è la parte che mi entusiasma meno.

La barriera corallina all'Oceanografic

La barriera corallina all’Oceanografic

Piuttosto, mi interessano i temi che si sviluppano a margine delle varie sezioni dell’acquario: si tratta di temi che hanno sempre in qualche modo a che fare con l’uomo: la “conquista” del mare, da parte dapprima delle popolazioni più primitive, all’alba dell’Umanità, fino a risalire il corso della storia e ad arrivare alla stagione delle grandi esplorazioni geografiche; ma poi vi sono tematiche ambientali ed ecologiche. Mi ha colpito (e questo era il suo scopo) nella sezione dedicata alla barriera corallina la presenza di una vaschetta vuota, di fronte alla vasca con i pesci pagliaccio. I pesci pagliaccio grazie al film d’animazione “Alla ricerca di Nemo” sono diventati i beniamini di grandi e piccini e i pesciolini di riferimento per parlare della bellezza della Barriera Corallina. Ma la Barriera Corallina è un ecosistema in pericolo, che rischia di scomparire anche in breve tempo a causa dell’inquinamento globale e della mano poco saggia dell’uomo. Ecco che allora la vasca accanto ai pesci pagliaccio non è vuota per caso, ma è un monito, come a dire: “attenti, che si rischia che la Barriera Corallina un giorno possa diventare così: una nuda roccia morta”. L’acquario non è solo una serie di vetrine di pesci colorati allora, ma anche un luogo di riflessione e di sensibilizzazione sui temi dell’ecologia e dell’ambiente.

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