EatPrato: i 300 anni del vino di Carmignano

eatpratoDal 17 al 19 giugno si è svolta a Prato la manifestazione enogastronomica EatPrato. Nata per celebrare il territorio, i suoi prodotti e le eccellenze locali, in particolare il vino di Carmignano, che compie nel 2016 300 anni, ha messo in programma una serie di eventi sia a Prato, in piazza del Comune, dove sono stati allestiti stand e show cooking, che nella provincia.

Un evento del genere non poteva non lasciare traccia nel web e nel mondo dei social. Per questo ad accompagnare tutto lo svolgimento della manifestazione sono stati invitati blogger, foodblogger nello specifico, da tutta Italia. Unica eccezione, credo, sono stata io che però, anche se ho un blog di viaggi, non disdegno assolutamente di raccontare ciò che il territorio a me più vicino vuole mostrare. E poi, diciamocelo, non mi tiro mai indietro quando si parla di cibo e di vino. In questo caso, poi, territorio e prodotti locali sono inscindibilmente legati, e non si può comprendere l’uno senza gli altri.

La Cantina Granducale di Villa Ferdinanda, Artimino

La Cantina Granducale di Villa Ferdinanda, Artimino

Prendi il vino di Carmignano, per esempio: ha 300 anni e una data di nascita certa: il 1716, appunto. In quell’anno Cosimo III Medici emana un editto che individua 4 aree di produzione del Carmignano e vieta che vini prodotti al di fuori di queste aree possano fregiarsi del nome di Carmignano. In sostanza inventa la prima DOC, o la prima IGT della storia. E inventa il concetto di terroir ante litteram. Il terroir è elemento fondamentale nella classificazione, e nella qualità, dei vini; è definito da una serie di caratteri, che sono il suolo, il clima, il saper fare dei vignaioli e dei vinificatori; la territorialità è vocazione, e la vocazione è la capacità di fare un grande vino in quel territorio tutti gli anni. E 300 anni non sono pochi. Tutte queste cose ce le ha spiegate Aldo Fiordelli, critico enogastronomico delle Guide L’Espresso, durante una lectio magistralis in Palazzo Pretorio a Prato, nel corso dell’inaugurazione di EatPrato.

Ma andiamo con ordine.

Per poter parlare di un vino, oltre a berlo, devi anche avere un’idea del territorio in cui è prodotto. Ecco che allora nel primo pomeriggio di venerdì 17 ho raggiunto le altre foodblogger (grazie a Forchettina giramondo che mi ha coinvolto) alla Villa Medicea di Artimino. Immaginate un paesaggio collinare verde, fatto di vigne e di oliveti che si stagliano contro il cielo azzurro chiazzato di nuvolette bianche.

Artimino, sul poggio di fronte alla villa medicea. In mezzo oliveti

Artimino, sul poggio di fronte alla villa medicea. In mezzo oliveti

Immaginate di arrivare con l’auto fino ad un paesino minuscolo di case in pietra: è Artimino.

Superatolo, la lunga via dritta, costeggiata da entrambi i lati da oliveti, punta dritto ad un grandissimo, bellissimo edificio seicentesco. È Villa Ferdinanda, la Villa dei Cento Camini. Chiamata dei Cento Camini per via dei tanti comignoli che decorano il tetto sia suo che della dependance (oggi adibita ad hotel), fu voluta da Ferdinando I de’Medici, costruita nel 1596 su progetto del Buontalenti, inserita oggi nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO, ma di proprietà privata e destinata a ospitare eventi e ricevimenti e visitabile solo su appuntamento. Sorge in posizione splendida, panoramica, dirimpetto ad Artimino, da una parte, e con vista che spazia fino a Firenze dall’altra. Al piano nobile, la villa ospita un grande salone nel quale, nelle lunette che animano il soffitto, una volta erano inserite le vedute di ogni singola villa medicea realizzate dal pittore fiammingo Giusto Utens.

Villa Ferdinanda, o Villa dei Cento Camini, è una villa medicea ad Artimino (PO)

Villa Ferdinanda, o Villa dei Cento Camini, è una villa medicea ad Artimino (PO)

La cucina della Villa Medicea di Artimino

La cucina della Villa Medicea di Artimino

Il piano inferiore, però, è il più caratteristico di tutti: ospita la Cantina Granducale, una bella infilata di enormi botti e bottiglie su bottiglie impolverate in cantinette alle pareti; ma soprattutto ospita le cucine. E qui c’è una chicca notevole: il girarrosto inventato da Leonardo da Vinci: un sistema di funi, contrappesi e avvitamenti che serviva per cuocere le carni nel grande camino della stanza. E forse questa è la curiosità più interessante della villa.

Al termine della visita siamo scesi a Prato, percorrendo nuovamente una via tra le colline che mostra i vigneti e gli oliveti, commovente da quanto è bello. In città, dopo la lectio sul vino di Carmignano, una veloce visita al Palazzo Pretorio che ci ospita (ve ne parlerò nei prossimi post) quindi aperitivo di conclusione della giornata, dove oltre al vino (finalmente!) ho assaggiato un’altra particolarità vinicola locale: il vermouth di Prato! Lo sapevate che esisteva? No? Beh, neanch’io! Ma adesso sì. E di cose, oggi, ne ho scoperte parecchie.

artimino

I vigneti della tenuta di Artimino. Credits: Artimino.com

2 thoughts on “EatPrato: i 300 anni del vino di Carmignano

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