Una cartolina divenuta realtà

Passai da Granada per la prima volta nel 2003. Durante l’interrail attraverso l’Europa, nel tentativo di far coincidere tempi, treni e distanze, non ci fu modo di fermarci per una giornata intera, come avevamo preventivato. Arrivammo a Granada alle sette di sera, l’unica possibilità per ripartire era un treno la mattina dopo alle sette. Ci risolvemmo di passare la notte svegli a zonzo per la città: non aveva senso trovare un ostello per dormire, con Granada tutta da esplorare. Ricordo ancora le patatas bravas in un tapas bar lungo il fiume, ricordo benissimo l’Albaicin, il quartiere arabo nel quale acquistai ben due té, ricordo la passeggiata fino all’Alhambra, della quale sapevo che era bellissima, ma che, chiusa durante la notte, mi appariva come una fortezza invalicabile, come una meravigliosa reggia da mille e una notte.
Stavo redigendo il diario del viaggio (all’epoca i blog non esistevano ancora!) che avevo intenzione di corredare di foto, cartoline, biglietti e quant’altro potesse rendere l’idea di quell’esperienza fantastica. Mi mancava un’immagine dell’Alhambra. E non avendo potuto scattare io una foto, acquistai una cartolina: raffigurava una finestra arabeggiante aperta sul panorama dell’Albaicin in una giornata di sole.
Quella è l’immagine dell’Alhambra che ho serbato per anni.
Così, quando pochi giorni fa, visitando finalmente l’Alhambra, nel palazzo del Generalife mi sono trovata davanti, di colpo, a quella finestra, l’ho riconosciuta subito. E sì, mi sono commossa.

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L'Alhambra: il quartiere dell'Albaicin visto da una finestra del Generalife

Da quella finestra si vede il quartiere arabo di Granada, disposto sulla collina di fronte all’Alhambra. Casette bianche tutte strette le une alle altre e lassù, in alto, una folla di gente, come formiche, si sporge dal Mirador di San Nicolas per guardare proprio nella mia direzione, l’Alhambra, per ammirare il panorama più bello di sempre. Sono rimasta in contemplazione a lungo, per imprimere nella mia memoria la mia personale immagine da sovrapporre a quella di quella vecchia cartolina.
E quanto alla reggia meravigliosa che all’epoca avevo immaginato oltre il muro, beh, non l’avevo sbagliata affatto: un susseguirsi di giardini, di patio, di archi e di azulejos, di preziosi intagli nella pietra e nello stucco, che rendono le architetture simili a ricami. Davvero una reggia da mille e una notte. Valeva la pena di vedere dal vero una cartolina così.

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