Villa Mimbelli: scoprire la bellezza a Livorno

Villa Mimbelli

Villa Mimbelli

Villa Mimbelli non è solo la sede del Museo Giovanni Fattori a Livorno, ma è molto di più. È una villa eclettica immersa in un ampio parco a due passi dal mare, anche se non è in centro. Bisogna venirci apposta infatti. Ma vi assicuro che ne vale la pena.
All’interno di un ampio parco più simile ad un boschetto, ombroso, con alti alberi e una fontana che evoca una sorgente che sgorga dalla roccia, si colloca la villa, gialla, a tre piani, con le pareti esterne animate da stucchi che rifilano le finestre, una balaustra marcapiano, finte semicolonne e colonne vere che vivacizzano la superficie.
L’ingresso, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è subito oltre il cancello, ma sul lato opposto, segnalato da un’elegante tettoia in ghisa. Il palazzo risale a fine ‘800 e appartenne ad una ricca famiglia dai gusti molto particolari e che non badò a spese per la costruzione: il progetto è dell’architetto Vincenzo Micheli, che si diede un gran daffare per realizzare un edificio unico, magari non così appariscente da fuori, ma una vera reggia all’interno.

Entrando, oltre la biglietteria (4 euro) si accede ad un corridoio sul quale affaccia la prima sala, nella quale trovano posto opere di artisti contemporanei, primo fra tutti Arnaldo Pomodoro.

L'alcova moresca

L’alcova moresca

Proseguendo, la sala successiva, dorata e luminosa rispetto alla prima, più buia, è la sala del biliardo. Ma è la stanza successiva che attira la mia attenzione: immette infatti in una piccola alcova realizzata in stile moresco. Una meraviglia pura e semplice. Anzi, per nulla semplice: tutta arabeschi, sgargianti colori e dorature, e un’atmosfera da mille e una notte che si sprigiona in quei pochi metri quadri. Per me è amore immediato.

Saliamo la scala che porta al piano nobile, ed è un’altra meraviglia: la balaustra del corrimano è decorata con puttini in ceramica invetriata, un ampio finestrone illumina il vano scale che è affrescato con paesaggi ruinisti molto evocativi. Al primo piano è degno di nota il soffitto della sala nella quale è esposto il modello in scala ridotta del monumento ai Quattro Mori, monumento simbolo di Livorno, realizzato dal Buontalenti, da Giovanni Bandini e da Pietro Tacca nei primi 20 anni del Seicento. Sul soffitto è rappresentata l’inaugurazione del monumento, alla presenza di Ferdinando I de’Medici. Un omaggio a Livorno voluto dai proprietari della villa.

Giovanni Fattori, Mandrie Maremmane, 1893

Giovanni Fattori, Mandrie Maremmane, 1893

Finalmente, al piano superiore incontriamo Fattori e le sue opere. Poche per la verità: scene di guerra, soldati sul campo di battaglia, e scene contadine (come Mandrie Maremmane, del 1893), una decina, forse meno, di dipinti in tutto. Ma il piano è ricco di altri dipinti di macchiaioli e dintorni, tra cui ritratti di Corcos e un intenso dipinto di Raffaello Gambogi, Emigranti (1893).

È la Livorno che non ti aspetti, la Livorno che non è porto, che non è mare, che non è caciucco. È la Livorno che ha saputo riconoscere in Fattori, pittore livornese di nascita, il proprio simbolo culturale e lo ha fatto in una villa che è un gioiello, ancora troppo poco noto.

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