Quando da Genova a Ventimiglia un treno ci metteva 6 ore…

Qualcuno potrebbe ironizzare dicendo che oggi la situazione non è migliorata. E ne avrebbe ben donde: un’unica linea, in alcune parti ancora vecchissima, in ogni caso assolutamente insufficiente ad assicurare tempi veloci di trasporto. E ancora, treni regionali drammaticamente brutti e vecchi e collegamenti tra il capoluogo e l’estremo Ponente da viaggio della speranza.

Ma non è questo il tema del mio post.

Dovete sapere che per miei interessi personali sto studiando alcuni aspetti della Liguria di Ponente tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. Uno di questi aspetti è l’arrivo della ferrovia in Liguria e l’impatto che ebbe sulla vita dei centri costieri, in particolare su Sanremo. Voi direte: “una noia mortale!“. E invece no. Ci sono degli aspetti davvero interessanti che per certi versi mi hanno fatto finalmente apprezzare una linea ferroviaria che per anni e anni di pendolarismo studentesco ho detestato cordialmente.

La ferrovia nel tratto di Andora (dove passa tutt'ora e dove, all'incirca, ha deragliato il treno poco tempo fa): impressionante, ma bellissimo allo stesso tempo

La ferrovia nel tratto di Andora (dove passa tutt’ora e dove, all’incirca, ha deragliato il treno poco tempo fa): impressionante, ma bellissimo allo stesso tempo (le immagini sono prese tutte da quella fonte meravigliosa che è il forum di Märklinfan Club Italia)

Voglio condividere con voi, dunque, i risultati a parer mio più interessanti della mia ricerca. Pensate che l’argomento sia fuori tema col blog? No davvero, perché il treno è un mezzo di trasporto per gente che viaggia: grazie ad esso la Liguria di Ponente divenne a fine ‘800 una meta del turismo d’Elite al pari della Costa Azzurra. Ma andiamo con ordine.

La ferrovia arriva in Liguria nel 1872. Ci vogliono circa 10 anni prima che il tracciato venga completato nel lungo e tortuoso tratto che collega Genova con Ventimiglia: il territorio non è facile da attraversare, solo una strada, l’Aurelia, lungo la costa, che è costretta a inerpicarsi ogni qualvolta si incontra un promontorio, altrimenti strade secondarie di fondovalle per viaggi a dorso di mulo che anche se piacciono tanto ai pittori, non sono esattamente comodi. Meglio i trasporti via mare, allora, ma oltre al Porto di Genova e di Savona, la Liguria di Ponente non ha grandissimi approdi, e sono perlopiù a vocazione mercantile. Insomma, attraversare la Liguria ancora alla metà dell’800 era un disastro.

Il Regno d’Italia appena nato si trova a fronteggiare una situazione complessa: ha la necessità di collegare per bene il centro – Torino, poi Firenze – con le periferie, e la Liguria, che pur geograficamente non è lontana, e sarebbe strategica per la vicinanza col confine francese, è pressoché irraggiungibile. D’altro canto, bisogna fare i conti con le casse dello Stato, perciò bisognerà studiare un tracciato ferroviario il più possibile in economia. La soluzione, evidente sotto gli occhi di tutti, è realizzare una linea che viaggi il più possibile lungo la costa.

1916: il treno sulla linea ferroviaria costiera presso Albisola

1916: il treno sulla linea ferroviaria costiera presso Albisola

E così avviene. Ad ogni comune viene presentato il progetto, ogni comune esprime un giudizio e/o sottopone una controproposta, ma alla fine gli ingegneri del neonato Regno d’Italia fanno poggiare i binari il più possibile vicino al mare, in modo da bucare meno montagne possibili e far viaggiare il treno il più possibile in linea retta.

Sanremo accoglie positivamente l’arrivo del treno. Tutti ne vedono gli aspetti positivi: impulso all’economia, grazie all’aumento del traffico merci, e impulso al turismo, come già avviene oltre il confine francese, grazie all’aumento del flusso di persone. C’è solo un po’ di preoccupazione perché alcuni ambientalisti ante litteram temono che il passaggio della ferrovia in riva al mare possa rovinare il paesaggio. Ma queste paure vengono fugate negli anni immediatamente successivi.

Immagino l’arrivo del primo treno alla stazione di Sanremo il 25 gennaio del 1872 con la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo con cui qualche anno dopo il pubblico seduto al cinema avrebbe guardato la locomotiva dei Fratelli Lumière temendo che uscisse dallo schermo: un mix di paura ed eccitazione per il nuovo, la sensazione che d’ora in avanti la tranquilla vita di quella cittadina non sarebbe stata più la stessa. E infatti fu così.

Cartolina storica con la ferrovia protagonista

Cartolina storica con la ferrovia protagonista

Tempo pochissimi anni si sparse la voce che l’estremo Ponente ligure, in particolare i centri di Sanremo, Bordighera e Ospedaletti, non avevano niente da invidiare alle cittadine oltre il confine francese, come Nizza e Cannes. Per la verità, come racconta il romanzo risorgimentale “Il dottor Antonio“, ambientato a Bordighera, la Riviera di Ponente era già apprezzata dagli Inglesi, che venivano qui a svernare e a respirare aria pura e mite, rispetto al freddo umido delle brughiere d’Oltremanica. Ma con l’arrivo del treno l’interesse si accresce e raggiunge livelli tali da costringere le tre cittadine a cambiare totalmente il loro aspetto e la loro urbanistica.

La stazione di Sanremo

La stazione di Sanremo

Laddove un tempo c’erano campi coltivati, fuori dal centro urbano, sorgono ville, giardini, grand hotel. Gli Stranieri, non solo Inglesi, ma anche Russi e Tedeschi, portano soldi, alcuni addirittura si stabiliscono qui e contribuiscono allo sviluppo della regione, con opere di mecenatismo come la costruzione di biblioteche, di scuole, di istituti. Vengono artisti che si innamorano dei paesaggi ancora selvatici e dei borghi che sembrano sospesi nel tempo.

Tra gli artisti che si innamorano della Riviera, il Pittore Claude Monet è sicuramente il più noto. Soggiorna a Bordighera, dipinge Dolceacqua, attraversa la regione in lungo e in largo, ne cattura i colori e l’asprezza dei luoghi. Ma altri pittori, inglesi perlopiù, imprimono sulle loro tele scorci che esprimono struggente e romantica bellezza.

Tra i visitatori illustri di Sanremo, la zarina di Russia è senz’altro quella che ha lasciato più traccia nell’immaginario dell’epoca: a lei, che si fermò per un certo periodo nel 1874, è dedicato il Corso Imperatrice, una bella passeggiata alberata che dalla Stazione conduce verso i Grand Hotel di Sanremo. L’arrivo della zarina in treno fece grande scalpore all’epoca, e il treno, che viaggiava da appena due anni, fu consacrato come il mezzo che portava lustro, ricchezza e modernità alla città.

Cartolina con la Promenade di Sanremo e, sul lato mare, la ferrovia. Sullo sfondo si trova la stazione

Cartolina con la Promenade di Sanremo e, sul lato mare, la ferrovia. Sullo sfondo si trova la stazione

Frattanto anche le guide internazionali inserivano Sanremo e Bordighera negli itinerari europei del turismo d’élite. E la linea ferroviaria Nizza-Genova divenne luogo di passaggio anche per i treni di lusso che attraversavano l’Europa, parenti dell’Orient-Express, per capirci. Sulle guide si parlava di luoghi “esotici”, nei quali il clima consentiva la coltivazione di agrumi e il cui territorio ancora molto rurale era perciò così bucolico e romantico. Una gioia per gli occhi dei viaggiatori che per ore e ore sedevano in treno.

La ferrovia nei pressi di Noli: paesaggio spettacolare

La ferrovia nei pressi di Noli: paesaggio spettacolare

E infatti della linea ferroviaria ligure piaceva tantissimo il panorama, il passaggio in certi tratti quasi a picco sul mare, che dava un senso di selvaggio e di autentico. E ancora oggi i tratti di ferrovia sul mare (da Finale a Imperia) regalano panorami veramente notevoli che chi ama il mare non può non ammirare (e che io stessa, che conosco benissimo i luoghi e che conosco a memoria i luoghi che attraversa il treno, non manco di guardare con stupore ogni volta).

Oggi, a Sanremo del glorioso passato da meta turistica d’élite è rimasto il ricordo. Sanremo ha perso il suo primato, non ha saputo riprendersi dopo la II guerra mondiale nonostante il Festival di Sanremo sia il chiaro segno della sua fama ancora negli anni 50. È rimasta una città abbellita da giardini e ville, dal casinò e dalla chiesa russa, tutti segni della sua intensa stagione turistica.

E il treno?

Il treno a Sanremo non passa più lungo la linea di costa. Da pochi anni la linea è stata spostata nell’interno, e il treno non costeggia più le spiagge ma entra in stazione in galleria. Il treno non arriva più sul mare, ma all’interno della montagna, e uscendo dalla stazione si entra direttamente in centro città. La vecchia stazione è stata dismessa, e lungo tutto l’ex-tracciato ferroviario, tra San Lorenzo al Mare e Ospedaletti, oggi corre una splendida pista ciclabile che consente di godere dello splendido panorama sul mare.

Oggi da Genova a Ventimiglia il treno non ci mette più 6 ore come ai vecchi tempi. Stando agli orari, un regionale veloce ci mette 2 ore e mezza, mentre un intercity impiega 2 ore e 10 minuti. E niente Alta Velocità. In Liguria è impossibile, considerato il binario unico in ancora molte parti della regione. Il raddoppio ferroviario è comunque in fase di realizzazione, e quando sarà completo, della ferrovia fronte-mare resterà solo un ricordo. E vi dirò, penso che mi mancherà.

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4 thoughts on “Quando da Genova a Ventimiglia un treno ci metteva 6 ore…

  1. Ciao Marina! Bello!! Ti segnalo un libro che abbiamo appena edito all’IISL che si intitola appunto “Il viaggio in Riviera””. A presto.

  2. La perdita del tracciato costiero è un vero dramma, salutato da pressoché tutti come una liberazione: una ferrovia bellissima, con un costante contatto con il contesto (la vista sul mare, il passaggio nei borghi costieri), una presenza fisica certo problematica (passaggi a livello) ma anche affascinante nel rapporto con il paesaggio (un esempio: la pietra cavata in loco, che cambia lungo il tracciato: dal serpentino verde alle pietre quasi nere), infine un servizio ancora capillare e centrale rispetto alle località attraversate.

    Tutto questo è stato (nella zona di Sanremo) e sarà a breve (nella zona di Imperia) cancellato senza rimorsi e sostituito da tracciati quasi esclusivamente in galleria, sordi al paesaggio circostante, con stazioni lontane dal centro degli abitati.

    Il tutto, a fronte di un traffico ferroviario oggi meno consistente che 30-40 anni fa, un traffico che lo stesso binario unico (insieme ai tratti a doppio binario storici, verso Ventimiglia-Bordighera e nella piana di Albenga) è ancora in grado di assorbire e gestire.

    Le nuove colate di cemento e la contemporanea, lenta erosione del numero di treni ripropone quello che per me è il problema centrale (o al più uno dei principali problemi) del trasporto ferroviario in Italia: infrastrutture costosissime e di enorme portata, a fronte di un’offerta sempre più contratta dalle ristrettezze di bilancio. Si spende sempre più in cemento, sempre meno per far circolare i treni

    • Sono assolutamente d’accordo con te, da ex-pendolare del tratto ligure, da ex-abitante della costa e da amante quale sono della mia regione d’origine. Un lavoro così massiccio come quello del raddoppio si può giustificare solo con un più congruo numero di treni o con una linea comunque potenziata, ma non mi pare sia stato fatto molto. Piuttosto, l’unico aspetto positivo, è l’aver trasformato l’ex tracciato ferroviario in una bella e lunga pista ciclabile.

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