Due giorni in Garfagnana – 2) Il ritorno

(Per leggere la prima parte clicca qui)

I 40 e più rintocchi della campana della chiesetta delle Verrucole ci strappano al sonno alle 7.30 del mattino. Si preannuncia anche oggi una bella giornata di sole: abbiamo proprio fatto bene a partire, ieri, nonostante la minaccia della pioggia, e abbiamo fatto bene a pernottare qui, così abbiamo un’altra intera giornata a disposizione per le nostre esplorazioni, prima di rientrare, domani, a lavoro.

La fortezza delle Verrucole domina il panorama

La fortezza delle Verrucole domina il panorama

Colazione, ancora due passi nel piccolissimo abitato, uno sguardo ancora alla fortezza, e poi via, scendiamo verso Castiglione di Garfagnana, la cui visita ci è stata consigliata proprio all’Osteria delle Verrucole.

Castiglione Garfagnana - il campanile della chiesa di San Pietro

Castiglione Garfagnana – il campanile della chiesa di San Pietro

Il consiglio è azzeccato: ci troviamo all’esterno di un borgo cinto da alte mura animate da torri circolari e porte di accesso. Di queste la principale è la porta presso la torre dell’orologio, che immette direttamente nella piazza principale del borgo, su cui affaccia il municipio. Compiamo un primo giro esplorativo di Castiglione, che ci porta lungo le mura, sotto il castello, presso la chiesa di San Pietro e quella di San Michele, che ci colpisce per la facciata, policroma a imitazione delle chiese pisane, con la sola differenza che invece che essere a fasce bianche e nere, qui è a fasce bianche e rosa, per l’utilizzo del marmo rosa estratto nella vicina località di Sassorosso. La chiesa risale addirittura ad epoca longobarda e il suo campanile, sempre quadrangolare, è inglobato nelle mura di cinta del borgo.

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Decidiamo, per la visita di Castiglione, di affidarci all’Ufficio di Informazioni Turistiche, che a metà mattina accompagna chi lo desidera a visitare il castello, privato, raccontando la storia del borgo e le sue caratteristiche peculiari. La giovane studentessa che ci accompagna ha le chiavi del castello, che fu venduto a privati dal comune dopo la Seconda Guerra Mondiale e che da quel momento è abitato: al suo interno infatti, durante la guerra era stato costruito un edificio militare che oggi è utilizzato a scopi abitativi. In sostanza, chi visita la rocca va a casa dei proprietari del castello. La rocca  ben conservata: si entrava attraverso due passaggi: quello a cavallo è oggi chiuso, mentre quello pedonale, particolarmente stretto e angusto, adatto ad essere difeso da assalti nemici, è ancora adesso l’unico accesso. All’interno del perimetro un bellissimo e curato giardino, mentre dalle mura si può scrutare il panorama come facevano nel medioevo gli armigeri posti a difesa di Castiglione. Castiglione fu uno dei pochissimi borghi che decise di restare fedele a Lucca in un territorio dominato dagli Estensi (v. la Fortezza delle Verrucole) e questo costrinse il signore del luogo a dotarsi di sistemi di difesa efficaci. Sotto la rocca un’area appena al di fuori delle mura si chiamava Sardinia, oggi loc. Sardegna: il nome in latino significa magazzino e infatti nei 5 piccoli edifici che vi si trovano erano stipate le scorte alimentari e di munizioni.

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Terminata la visita della Rocca, la nostra guida ci accompagna al Parco delle Rimembranze, dedicato ai Caduti delle Due Guerre, ma interessante per la bella vista panoramica che offre sulla vallata in direzione di Pieve Fosciana, e perché da qui si può accedere all’interno di una delle torri circolari delle mura, la Torre della Brunella: un ambiente umido, buio e stretto, con la sola apertura delle feritoie per attaccare il nemico. Non era facile la vita dei soldati nel Medioevo.
Finita la visita percorriamo un breve sentiero che uscendo dalla Porta Inferi del borgo conduce verso il cimitero. Qui in mezzo ad alberi da frutto e fiori di campo dorge la piccola chiesina della Corba, con un piccolo portico davanti per il ristoro dei pellegrini.
È ora di pranzo e decidiamo di andare al Ristorante “Il Pozzo” di Pieve Fosciana, che pare essere uno dei più rinomati della zona. A mio onesto parere è sovrastimato, ma nella zona è il più vicino (e ci viene sconsigliato il ristorantino di Castiglione). Rispetto a Castiglione  o a San Romano, che sono borghi d’altura o di mezza costa, Pieve Fosciana è sempre un borgo medievale, ma di fondovalle: non ha mura a delimitarne l’ingresso, e il reticolo viario sembra più regolare rispetto agli altri borghi visitati fin qui. Unico carattere familiare è il campanile/torre quadrangolare.

Barga. Il duomo domina il paese sottostante

Barga. Il duomo domina il paese sottostante

Ci rimettiamo in strada. Superato Castelnuovo Garfagnana, puntiamo diritti verso Barga, borgo famoso per il suo particolarissimo duomo. Il duomo, in pietra bianca, domina in effetti il paese e il territorio circostante. Si trova infatti alla sommità del borgo, con un’ampia terrazza panoramica antistante. Il campanile è sempre più simile ad una torre quadrangolare, ma la vera particolarità è proprio la chiesa stessa, sia all’esterno che all’interno. La facciata è quadrata. Sul portone d’ingresso un bel rilievo di età medievale, raffigurante una scena di vendemmia. Ma le sorprese arrivano entrando all’interno. La prima cosa che cattura lo sguardo è, nella nicchia in fondo all’abside, la grande statua lignea raffigurante San Cristoforo, cui è dedicata la chiesa, risalente addirittura al XII secolo. Sempre del XII secolo è il bellissimo pulpito in marmo che si trova davanti al presbiterio: impossibile non restare incantati ad osservarne i dettagli, dai leoni che sorreggono le colonnine ai rilievi che rappresentano scene tratte dai vangeli alle semplici decorazioni ornamentali delle cornici del pulpito.

Passeggiare per Barga è molto piacevole, vuoi perché il paese è di per sé bellino, vuoi perché può capitare di sentire una cantante lirica che si esercita al pianoforte, o un fisarmonicista che improvvisa al bar qualche canto popolare. Il paese non è congelato nel suo aspetto medievale, perché edifici più recenti, soprattutto fuori dalle mura, lungo la strada provinciale, ne hanno modificato l’immagine, sempre però in un clima di grande armonia. Molto spettacolare è anche l’acquedotto che supera il dislivello di una valletta posta tra l’altura su cui sorge il centro storico e l’altura adiacente, su cui sorge l’ampliamento moderno di Barga.

Castelvecchio. Il giardino di Casa Pascoli

Castelvecchio. Il giardino di Casa Pascoli

Lasciamo Barga e giunti a Castelvecchio ci fermiamo, in prossimità della casa di Pascoli. Ebbene sì, il poeta Giovanni Pascoli ad un certo punto della sua vita si stabilì qui in Garfagnana, a Castelvecchio. Chi ha qualche reminiscenza di letteratura italiana ha già sentito senz’altro parlare di una raccolta di poesie di Pascoli intitolata appunto Canti di Castelvecchio. Si riferisce proprio a questa piccola frazione di Barga.

Il lunedì la casa di Pascoli è chiusa, ma il giardino per fortuna rimane sempre aperto: aiuole fiorite, un pozzo, e sullo sfondo una piccola vigna e una chiesina con il solito caratteristico campanile squadrato.

Ritorniamo sui nostri passi, lungo il fiume Serchio dal quale c’eravamo allontanati per recarci a Barga, e ci mettiamo in direzione di Borgo a Mozzano. Ma il panorama che offre Ghivizzano Castello è un’attrazione troppo grande per lasciarcela alle spalle. E così attraversiamo il Serchio e risaliamo fino a questo piccolissimo borgo.

Ghivizzano Castello. Il borgo

Ghivizzano Castello. Il borgo

Ebbene, concludiamo la nostra due-giorni in bellezza: Ghivizzano Castello è un piccolissimo borgo medievale rimasto intatto, racchiuso nelle sue mura, sovrastato dalla rocca e dalla chiesa. Alla chiesa si accede tramite una ripida scalinata, oppure attraverso un ascensore stradale, installato presumibilmente per aiutare gli anziani abitanti del borgo ad arrivare a messa oppure alle manifestazioni paesane. La chiesa, come quella di Motrone, non ha facciata, e l’ingresso avviene lateralmente, dalla parte della torre campanaria. Lo spazio antistante ciò che resta del torrione di difesa c’è un prato curato, e un edificio sorge nel mezzo, tra chiesa e torre.

I caratteri del borgo ancora autentico eppure vissuto Ghivizzano Castello li ha tutti: l’anziano seduto sulla soglia di casa che saluta al nostro passaggio, i bambini che giocano tranquilli per i vicoli rallegrando l’aria con il loro vociare, i gatti accoccolati sui gradini delle case ad aspettare che i propri umani diano loro da mangiare… il negozietto di alimentari, che ha ancora una vecchia insegna con su scritto semplicemente “olio di semi”. Scene che ci riportano davvero ad un tempo che fu. E con questa immagine di un luogo in cui il tempo si è fermato, sospeso tra tradizione, serenità e contemporaneità, ci avviamo finalmente verso casa, mentre il sole cala inesorabilmente colorando tutto all’intorno di rosa. Quando la notte, nel letto, chiudo finalmente gli occhi, rivedo davanti a me torri campanarie, case in pietra a vista e vicoli stretti, e montagne, alte montagne boscose. Questa è la Garfagnana, questa è l’immagine che mi porto dentro di questa due-giorni di intense esplorazioni.

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