Antico e moderno si incontrano: le stazioni “archeologiche” delle metropolitane

L’ispirazione per questo post mi viene dal post 12 stazioni della metro convertite in opere d’arte che mi ha segnalato Valeria, una viaggiatrice come me che evidentemente conosce bene le metropolitane (e ama l’architettura). Lei nel suo post ci accompagna alla scoperta di stazioni della metro da tutto il mondo che sono vere opere d’arte, o che parlano di arte. Inevitabilmente mi è venuta un’ispirazione, perché guardando le splendide immagini (tra cui la stazione della metro di BurJuman a Dubai, dalla quale ho avuto il privilegio di poter passare, o la stazione della metro di Kíyevskaya a Mosca), ho pensato che io, nella mia ahimè sempre troppo limitata carriera di viaggiatrice, di stazioni della Metropolitana ne ho girato, e alcune mi hanno colpito per la loro architettura e per la loro scenografia, studiata apposta per suggerire il luogo di riferimento in cui ci troviamo, oppure per raccontare un aspetto della città.

Per mia sensibilità non so resistere quando vedo una stazione della metro a tema archeologico. Ricordo l’effetto che mi fece, ormai più di 10 anni fa, la stazione della Metro Syntagma di Atene, nella quale è esposta una sezione stratigrafica, con tutta la successione delle fasi di vita dell’Antica Atene: laddove oggi passano i binari è il livello al quale correvano le tubazioni di un acquedotto realizzato all’epoca di Pisistrato e dei suoi figli, VI secolo a.C. Ma certo, con Atene vado sul sicuro: addirittura, nei pressi dell’Agorà la metropolitana corre in superficie, affacciando sugli scavi di una delle aree più importanti della polis, la città stato di età classica, quando Atene era davvero la culla della cultura occidentale.

La stazione della metro di Atene Syntagma, con la stratificazione dei vari livelli di vita di Atene dall’età arcaica (VI secolo a.C. in poi)

Sempre ad Atene le stazioni di Monastiraki, Thissio, Akropoli e Panepistimio sono stazioni quasi paragonabili a musei. La stazione di Akropoli, in particolare, con le riproduzioni dei marmi del Partenone, solleva la nota questione, tanto cara ai Greci, della richiesta al British Museum di Londra della restituzione dei marmi, le statue dei frontoni, le metope e i rilievi del fregio che nel XIX secolo Lord Elgin acquistò ad Atene e portò in Inghilterra, dove, dopo alterne vicende, furono acquisite dal British. Da sempre la Grecia conduce una battaglia per la restituzione di questo suo patrimonio, ma la Gran Bretagna rifiuta la restituzione.

E a proposito di British Museum, ci trasferiamo a Londra, alla fermata della metro Holborn, che porta al British Museum. Per segnalarlo, lungo le pareti delle gallerie si trovano gigantografie di alcune delle statue che poi si potranno ammirare dal vivo al Museo.

Anche a Parigi l’idea è la stessa: suggerire l’arrivo al Louvre attraverso una stazione della metropolitana, anzi, attraverso la stazione della metropolitana che collega con quel gran centro commerciale che è diventato l’area al di sotto del Museo e che consente un ingresso più veloce rispetto alla Pyramide. La stazione è quella di Louvre-Rivoli e le gallerie ospitano riproduzioni di statue e di reperti di arte antica, egizia, babilonese, greca e romana.

La fermata di Louvre-Rivoli, che collega direttamente col museo del Louvre, del quale anticipa le collezioni archeologiche

Se vogliamo giocare in casa, la metropolitana di Napoli ci regala delle soddisfazioni! Una fermata in particolare, Museo, progettata dall’architetto Gae Aulenti, ospita riproduzioni di importanti opere d’arte antica i cui originali si trovano all’interno del Museo Archeologico Nazionale al quale evidentemente la fermata si riferisce. Tra queste l’Ercole Farnese e la Protome Carafa (che in realtà non è una testa di cavallo antica, come fino a poco tempo fa si pensava, ma un’opera originale dello scultore Donatello che la realizzò nel Rinascimento basandosi su un modello antico, la Testa di Cavallo Medici-Riccardi ora al Museo Archeologico Nazionale di Firenze). Inoltre le gallerie sono accompagnate dalle foto in bianco e nero di Mimmo Jodice, molto evocative, di opere d’arte che i potenziali visitatori troveranno poi, in marmo e bronzo, in museo.

L’Ercole Farnese (copia) nella stazione della metro Museo di Napoli

Sempre a Napoli, la fermata Museo Stazione Neapolis è la più archeologica di tutte: racconta a coloro che ogni giorno prendono i treni in un viavai continuo, con la speranza che possano “perdere” due minuti del loro prezioso tempo, le ricerche archeologiche condotte a Napoli durante i lavori per la realizzazione della linea metropolitana e i cui ritrovamenti spaziano dall’epoca preistorica alla Napoli Spagnola, passando per l’età greca, romana e bizantina. Anche questa fermata, come la precedente, fa parte delle Stazioni dell’Arte, un progetto di architettura e arte contemporanea che ha coinvolto la metropolitana di Napoli nella realizzazione di stazioni belle, artistiche e, naturalmente, funzionali. Spazi belli e significativi, non anonimi.

Museo_Stazione_Napolis_11

Una vetrina dalla fermata Museo Stazione Neapolis, che espone i reperti contenuti in piazza Municipio

L’esempio di Atene e Napoli è stato seguito dalla metropolitana di un’altra città, il cui passato è magari meno noto, ma non per questo non degno di essere documentato e musealizzato proprio sul luogo dei ritrovamenti archeologici. Sto parlando di Genova, i cui lavori per la metropolitana, avvenuti in anni recenti, hanno portato alla luce importanti momenti della vita della città: in un caso, quello della stazione Darsena, hanno restituito i resti del molo del Porto Franco. La stazione è stata musealizzata nel corso del progetto Archeometro, e attraverso pannelli e plastici racconta lo sviluppo del Porto di Genova nei secoli. Con Archeometro2, invece, è la stazione di Brignole ad essere stata musealizzata. Lì, sono venute in luce strutture che risalgono addirittura all’età del Bronzo Antico (2200-1900 a.C.), come una poderosa struttura muraria, che è stata preservata ed è oggi visibile, 5 m al di sotto del piano stradale. E poi i ritrovamenti archeologici arrivano fino al XVI secolo, perché Genova è città a continuità di vita. E dove se non per uno scavo in profondità si possono leggere tutte le varie fasi successive l’una all’altra? Alle scoperte di Brignole aveva anche fatto seguito una mostra, nel 2010, allestita al Museo di Archeologia Ligure di Pegli, dal titolo Archeologia Metropolitana.

La stazione della metro Brignole a Genova, con il muro risalente all’età del Bronzo Antico (2200-1900 a.C.). credits: Direzione Generale Antichità MiBACT

E adesso? Cosa manca? Beh, mi auguro che dalla metro C esca qualcosa di buono: la realizzazione della linea è stata tanto rallentata dalle scoperte archeologiche, comportando tante lamentele da parte di molti romani sia nei palazzi del potere che nei bar Sport, che il minimo che si potrà fare, a parziale risarcimento del ritardo nell’esecuzione, sarà allestire le fermate della metro più toccate da ritrovamenti archeologici come veri e propri musei, che raccontino la città antica ormai sotterrata, ma non per questo meno degna di essere conosciuta; inoltre i lavori per la metro C hanno portato alla luce davvero monumenti e parti della città notevoli e importanti, che certo non vanno nascosti, ma al contrario valorizzati. Aspettiamo fiduciosi! 🙂

 

Credits: dove non diversamente segnalato, tutte le foto sono state prese da Wikipedia

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2 thoughts on “Antico e moderno si incontrano: le stazioni “archeologiche” delle metropolitane

  1. Complimenti per il post, davvero interessante e pieno di spunti. Sull’ultimo punto, quello in cui parli della linea C, concordo. Speriamo che la tua proposta sia attuata concretamente, è assurdo sfruttare le meraviglie romane a metà! Un caro saluto

    • Grazie Vale! Penso proprio che a Roma non saranno così “stupidi”da perdere un’occasione del genere. I lavori rallentati dalle scoperte archeologiche sono talmente noti che il minimo è restituire ai cittadini le scoperte sottoforma anche di percorsi espositivi particolari in metropolitana. D’altronde la metro C tocca quartieri della Roma imperiale talmente sensibili che a mio parere questo è il minimo che si possa fare.

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