Firenze in guerra 1940-1944: una mostra a Palazzo Medici Riccardi

Quest’anno Firenze ha dedicato alla II Guerra Mondiale ben più di un evento. Per forza: il 1944, dunque 70 anni fa, la città ha vissuto uno dei suoi momenti più drammatici: dapprima la distruzione dei Ponti di Firenze, perpetrata dai Tedeschi il 3 agosto 1944, quindi la Battaglia di Firenze l’11 agosto, combattuta per le strade dai Partigiani contro i Tedeschi nel momento in cui gli Alleati giunsero in città.

Una mostra (gratuita) a Palazzo Medici Riccardi racconta fino al 6 gennaio 2015 Firenze in guerra. Non si limita ai combattimenti, ma inizia da prima, da Firenze in epoca fascista, per dare un’idea del contesto storico, politico e sociale in cui si trovava Firenze, e l’Italia, ovviamente, e di come quindi fu accolta l’entrata in guerra.

La prima sala è occupata da un grande tavolo di documentazione che illustra, attraverso pagine di giornali dell’epoca, ma anche immagini e libri, la vita di quegli anni, mentre alle pareti ci si perde nelle gigantografie di Firenze in età fascista.

Alcune gigantografie di Firenze in età fascista

Alcune gigantografie di Firenze in età fascista

Se si vuole spendere un po’ di tempo in questa sala, soffermandosi ad approfondire, ci si può davvero calare nel clima e nell’atmosfera dell’epoca, un clima fatto di propaganda e di terrore: agghiacciante, ad esempio, perché scritto nella grafia tonda e innocente di un bambino sul quaderno di scuola, un problemino di matematica che recita “I nostri soldati hanno abbattuto 8 aeroplani inglesi e 6 greci. Quanti aeroplani hanno abbattuto?“; altro esempio lo si apprende se si sfoglia uno dei libri messi in visione, “Perseguitati politici e antifascisti campagnani 1896-1943“, in cui si racconta di un tramviere che alla vista di un plotone di soldati commentò “tutta carne da macello“: uno dei passeggeri, all’udire una tale infamia, denunciò il tramviere e lo fece arrestare. Questo era il clima, signore e signori. Un altro volume in consultazione, L’Arte della Resistenza, consente di vedere come la Guerra fu percepita dagli artisti non solo italiani, ma in campo internazionale. E accanto al famoso Guernica di Picasso, ci si imbatte in un’opera molto più sconosciuta, Ritorno a casa, di D. Shamarinov, del 1942, che rappresenta una donna coi figlioli al seguito e un grosso sacco: il paesaggio, rurale, è distrutto, la donna è una povera contadina, e si capisce che il ritorno a casa è disastroso e soprattutto che manca un componente della famiglia, probabilmente, possiamo intuire, morto al fronte.

Una delle sale della mostra Firenze in guerra

Una delle sale della mostra Firenze in guerra

Il percorso della mostra ci porta poi all’inizio della Guerra: una sala nuovamente tappezzata di gigantografie di Firenze alle pareti, mentre la narrazione della guerra e della vita a Firenze durante il conflitto è affidata a sagome di uomini e donne dell’epoca che fungono da pannelli. Durante la guerra cambia la società, l’economia, addirittura lo stesso spazio urbano: a Firenze vengono creati gli orti urbani, nei quali la gente può coltivare verdure per sopperire al fabbisogno alimentare data la penuria di cibo che la guerra comporta, e viene avviato l’allevamento di pesci nelle vasche pubbliche, come la fontana al Giardino della Fortezza. La società fiorentina, così come quella italiana, si trasforma profondamente, ma la guerra è lontana dalla città che anzi, all’inizio della guerra, è sede privilegiata degli incontri volti a rinsaldare l’alleanza con Berlino e con gli altri Stati dell’Asse e che ospita, il 28 ottobre 1940, Hitler.

Firenze, per il suo illustre passato storico-artistico è oggetto di un’attenta opera di tutela del suo patrimonio culturale: i suoi musei e le raccolte d’arte vengono svuotate e trasferite in magazzini e depositi fuori città, mentre ciò che non può essere spostato, come affreschi all’interno di chiese, viene riparato dietro sacchi di sabbia e impalcature che scongiurino il più possibile i danni in caso di attacco e di distruzione violenta.

La statua di Ferdinando I de' Medici in piazza SS. Annunziata è rimossa per prevenirne la distruzione

La statua di Ferdinando I de’ Medici in piazza SS. Annunziata è rimossa per prevenirne la distruzione

Nel frattempo, nel 1944, cambiano le sorti dell’Italia in guerra: il 25 luglio 1943 il re destituisce Mussolini dando il via di fatto al periodo più duro per la Penisola: gli Alleati stanno risalendo l’Italia, a fine luglio sono già alle porte di Firenze, i Fascisti allo sbando imbracciano una lotta senza quartiere con i Patrioti e gli Antifascisti, i Tedeschi in ritirata non vogliono certo rendere le cose semplici e il clima a Firenze è decisamente di terrore.

uno sfollato ospitato a Palazzo Pitti nei giorni cruciali di Firenze

uno sfollato ospitato a Palazzo Pitti nei giorni cruciali di Firenze

L’Arcivescovo di Firenze fa di tutto per far rispettare lo status di Città Aperta, ma esso viene completamente disatteso quando, nella notte del 3 agosto 1944, i Tedeschi fanno saltare in aria i ponti sull’Arno e il quartiere accanto a Ponte Vecchio, l’unico ponte risparmiato, nel vano tentativo di rallentare l’ingresso degli Alleati in città. La città si sveglia il giorno dopo sventrata, stralunata, inebetita dall’orrore; gli sfollati sono ospitati a Palazzo Pitti, e una delle gigantografie esposte in mostra è altamente significativa: sotto il portico di Palazzo Pitti, seduto, con lo sguardo vuoto e impotente, sta un omino malvestito che contrasta terribilmente con la grande possanza del grande Ercole in marmo sullo sfondo.

La narrazione della mostra passa poi a raccontare dell’attività degli Antifascisti e dei Partigiani, e infine un filmato racconta con immagini d’epoca quei momenti: l’arrivo degli Alleati, gli spari tra franchi tiratori per le strade della città, le scene di entusiasmo per i soldati americani liberatori, i volti affranti dalla guerra e le difficoltà nell’attraversare i ponti sul fiume.

firenze in guerra

Un carro armato alleato accolto dai Fiorentini festanti

Mostra molto ben fatta e documentata, va sicuramente visitata con un’attenzione particolare se si vuole cogliere lo spirito di quel tempo e se si vuole conoscere un momento storico così tragico e però importante della storia di Firenze.

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