Una giornata nel Parco Nazionale d’Abruzzo

C’era una volta un ingegnere, Erminio Sipari, che viveva a Pescasseroli, nel cuore dell’Appennino abruzzese. Era di nobile famiglia, in paese aveva una grande villa che tutt’ora si può vedere nel centro storico, tra i suoi ospiti poteva vantare Vittorio Emanuele II e poi Vittorio Emanuele III, che qui, nelle sue riserve di caccia, veniva di tanto in tanto a praticare questo sport da nobili. Come possa essergli venuta l’idea, al Sipari, di decidere di punto in bianco di proteggere quegli animali che solitamente amava cacciare, è un mistero che mi affascina, fatto sta che nel 1920 egli si accorse che nelle montagne intorno a Pescasseroli viveva una specie di camoscio che non si trova altrove, e che anche il tanto temuto orso marsicano viveva solo da queste parti e non altrove e che se continuava ad essere cacciato rischiava l’estinzione. Nel 1923 veniva istituito il primo nucleo del Parco Nazionale d’Abruzzo, di cui Pescasseroli era, ed è, il cuore.

Tutto questo, e molto altro ancora, l’ho scoperto in un bel sabato di fine marzo, quando io e Lorenzo siamo venuti a Pescasseroli per affrontare da qui un’escursione nel Parco Nazionale d’Abruzzo con le guide di Wildlife Adventures. Proprio la nostra guida, Valeria, ci ha raccontato la storia del parco, la vita dei suoi animali, storie di cervi e di orsi, e storie di pastori e di transumanza, perché da Pescasseroli parte da tempo immemorabile la via della transumanza verso Candela, nel Tavoliere, in Puglia. Insomma, Valeria ci ha raccontato la storia di un territorio.

La nostra escursione era un sentiero sul monte Marsicano per vedere i cervi, che qui vivono numerosi, e per avvistare, da lontano, i camosci che vivono sul versante opposto del fiume Sangro, che qui è appena un torrentello al quale scendono i cervi per abbeverarsi. Nonostante sia un percorso nella natura, si colgono ancora i segni dell’uomo, perché qui ci sono ancora le tracce del passato di pastorizia della regione, legato alla via della transumanza. Incontriamo dapprima ciò che rimane di uno stazzo, cioè di un’area recintata sia per la coltivazione che per il ricovero degli armenti, poi un riparo sottoroccia, dove venivano riparate le capre.

un riparo sotto roccia per le capre

un riparo sotto roccia per le capre

Il percorso sale dapprima lungo un sentiero nella boscaglia, tra alberi di carpino che sembrano usciti da un disegno fantasy e arbusti spinosi, mentre le violette fiorite colorano il sottobosco… Quando la boscaglia si dirada ecco davanti ai nostri occhi, lassù in alto, un grosso branco di cervi che brucano la prima erba spuntata tra la neve. Già, perché ora, che siamo piuttosto in alto, incontriamo la neve!

un carpino lungo il sentiero

un carpino lungo il sentiero

Il branco di cervi è davvero numeroso: non bisogna farsi vedere, anche se siamo lontani, né sentire, perché si allontanano subito. Restiamo a debita distanza a guardarli con il binocolo, e vediamo che i maschi, anche se ancora non hanno rimesso le corna che hanno perso a febbraio come tutti gli anni, si distinguono dalle femmine per il manto più scuro. Il palco di corna ricresce ogni anno e si accresce ogni volta di un ramo.

L’ultimo tratto del percorso, sulla neve, è abbastanza difficoltoso per noi che non siamo abituati. Fortunatamente avevo i bastoni che mi hanno aiutato nella salita (e ancora di più nella discesa). La fatica è stata comunque ripagata, una volta arrivati al Rifugio, al termine del nostro percorso, dalla splendida vista sulle montagne e, laggiù in fondo, sul piccolo laghetto di Barrea. Non so, ma essere qui in mezzo alla neve dà molto più fascino alla nostra esperienza…

Il panorama si spinge fino al laghetto di Barrea

Il panorama si spinge fino al laghetto di Barrea

Ridiscendendo, la nostra guida ci racconta degli orsi: in totale la popolazione degli orsi marsicani, specie che vive solo qui su queste montagne in Abruzzo, conta 50 esemplari. Sono stati studiati e sono costantemente sotto controllo, sia per studiarne le caratteristiche che per tutelarne la sopravvivenza. Ciononostante, e nonostante l’esistenza del parco ormai da quasi un secolo, però, sono ancora in molti, anche tra gli abitanti della regione, che pensano ancora che gli orsi siano cattivi e che vadano pertanto uccisi, perché mettono in pericolo le greggi di pecore. Stessa storia per il lupo marsicano, che è sempre vittima di quella storia che ci raccontano fin da piccoli, del lupo brutto e cattivo… La nostra guida ci racconta tutto con tanta passione, tanto amore per la natura e per il suo lavoro, è un piacere ascoltarla e scoprire tutti questi aspetti della natura e della cultura di questi luoghi.

Al ritorno, giunti quasi in fondo al percorso, ci imbattiamo del tutto fortuitamente in un altro branco di cervi. Questi sono molto più vicini dei precedenti, li vediamo bene senza bisogno del binocolo. E loro vedono noi, per cui si allontanano un po’, anche se noi ci acquattiamo sia per lasciarli tranquilli che per poterli vedere bene.

Finita la nostra escursione (sono le 2 del pomeriggio) pensiamo bene che non ne abbiamo abbastanza, e ripartiamo per un’altra passeggiata nella natura! La nostra guida ci ha consigliato un sacco di itinerari e posti da vedere nelle vicinanze e noi, dovendo fare una selezione, scegliamo una tranquilla passeggiata alla Camosciara, poco distante da qui: un percorso a piedi su strada asfaltata (asfaltata negli anni del boom economico, in totale contraddizione con la natura che qui dovrebbe essere preservata). Al termine del percorso su asfalto, un brevissimo sentiero conduce alle cascate delle Tre Ninfe, una cascatella nel bosco che è un piccolo angolino romantico in questa parte del parco. La passeggiata poi, anche se su asfalto, è molto piacevole, anche perché la giornata è splendida, calda, e il sole delle 4 del pomeriggio colora tutto dei toni dell’oro: è l’ora più bella della giornata per passeggiare e per guardarsi intorno.

Il panorama sul monte Marsicano dalla Camosciara

Il panorama sul monte Marsicano dalla Camosciara

Decidiamo ora di proseguire fino al laghetto di Barrea. Piccolo lago artificiale sul fiume Sangro, voluto anch’esso dall’ingegner Sipari di Pescasseroli per portare la corrente elettrica nella zona, su di esso si affacciano 3 paesini: Villetta Barrea, sulla quale c’è una storiella divertente, con protagonista un cervo, da raccontare, Civitella Alfedena e Barrea. Ci dirigiamo a Barrea, piccolo borgo dominato da un castello dell’XI secolo oggi totalmente restaurato. Sarà la stagione, ma il borgo è deserto, mentre appena fuori i bambini giocano a nascondino per strada, cose che noi abitanti di città ci sogniamo (la cosa in effetti mi ha fatto un certo effetto). Barrea non è sicuramente una meta turistica, anche se certamente con l’avanzare della bella stagione qualcuno in più si vede, che viene nel Parco Nazionale per fare escursioni e passeggiate. Ma ora, qui così come a Pescasseroli, non ci sono praticamente turisti. Del resto la stagione sciistica è stata scarsa ed è terminata in anticipo, per via del caldo di quest’inverno che ha portato poca neve. Così noi ci ritroviamo a passeggiare per una Barrea che sembra addormentata, sul lago al tramonto, e poi, la sera per una Pescasseroli in cui c’è un solo ristorante aperto, e non c’è nessuno per strada.

Barrea baciata dal sole caldo del pomeriggio inoltrato

Barrea baciata dal sole caldo del pomeriggio inoltrato

La nostra giornata di escursioni termina dunque col tramonto sul lago di Barrea. La sera rientriamo per cena a Pescasseroli, con una fame da lupo. Marsicano, ovviamente 😉

Il crepuscolo sul lago di Barrea

Il crepuscolo sul lago di Barrea

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3 thoughts on “Una giornata nel Parco Nazionale d’Abruzzo

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