Sotto il sole della Camargue – Giorno 2: le Salines de Giraud e il Parc Ornithologique du Pont de Gau

La giornata di oggi è dedicata all’esplorazione di tutto ciò che l’ambiente naturale della Camargue ci può offrire. Per questo di buon mattino andiamo al supermercato vicino all’hotel e ci procuriamo da bere e di che fare colazione (in hotel la colazione a parte costerebbe ben 7 €, nei locali a Saintes 5.50 €). Dopodiché partiamo. La giornata si presenta particolarmente calda e umida fin dal mattino presto; noi montiamo in auto in direzione delle Salines de Giraud, percorrendo una strada che si addentra nelle lande paludose che caratterizzano il territorio della Camargue.

La mappa della Camargue

Per un certo tratto costeggiamo l’Etang du Vaccarés, lo stagno più grande della regione, che ospita fenicotteri – li vediamo in lontananza – e gabbiani. L’odore di salmastro stagnante è molto forte, ma non fastidioso: del resto è parte dell’ambiente naturale, non riuscire a sopportarlo vorrebbe dire non entrare in sintonia con il luogo. Ogni tanto lungo la strada si incontrano dei punti panoramici segnalati, dedicati soprattutto a coloro che praticano il birdwatching. Si intravvedono cavalli bianchi liberi al pascolo, più raramente tori neri.

cavalli bianchi pascolano allo stato brado in Camargue

cavalli bianchi pascolano allo stato brado in Camargue

Si arriva infine alle Salines di Giraud: un paesaggio lunare, piatto, con l’industria che lavora e raffina il sale subito lì accanto, mentre davanti a noi si apre la distesa di sale. Rosa. Sì, esatto, il sale delle saline di Giraud è rosa, il che rende ancora più irreale questo luogo.

Le saline rosa di Giraud. Un paesaggio irreale.

Le saline rosa di Giraud. Un paesaggio irreale.

Tornando indietro decidiamo di andare laddove inizia – o finisce – il percorso a piedi e ciclabile che percorre la grande diga che chiude la Camargue sul mare. Qui il paesaggio è davvero brullo, radi arbusti, nessuna possibilità di trovare ombra nel raggio di km, e il caldo è particolarmente torrido. Percorriamo un pezzettino, ma non riusciamo ad apprezzare la fissità del paesaggio, nella luce abbacinante di mezzogiorno.

Tornando indietro, quasi in prossimità de Les Saintes Maries de la Mer, alcune auto ferme lungo la strada ci suggeriscono che un piccolo stagno è popolato da un gruppo di fenicotteri rosa. Eccoli, finalmente: il nostro primo vero incontro con questi buffi trampolieri che sembra pattinino sull’acqua, col becco perennemente immerso a pescare sul fondale.. e in effetti è così, perché i fenicotteri si nutrono di microrganismi che filtrano dall’acqua in modo non troppo diverso dalle balene con i loro fanoni. Certo il becco di un fenicottero non è paragonabile alla bocca di una balena, ma il concetto è più o meno lo stesso… Resterei ore a guardarli, ad aspettare soprattutto che si avvicinino di più alla sponda di stagno prospiciente la strada, e in effetti un bel po’ restiamo, divertiti da questi bizzarri volatili che immaginavo sinceramente più grandi, non solo in altezza…

Il nostro primo vero incontro con i fenicotteri in Camargue..

Il nostro primo vero incontro con i fenicotteri in Camargue…

Rientriamo a Les Saintes Maries de La Mer nel primo pomeriggio: una baguette farcita in uno dei locali nei suoi vicoletti e poi, per sfuggire alla calura, rientriamo in hotel. Il riposo è necessario, perché una grande esperienza ci attende nel tardo pomeriggio, quando il sole infuocato comincia a calare: il parco ornitologico di Pont de Gau.

Non c’è molta gente al parco. In compenso, però, ci sono tantissimi uccelli, non solo fenicotteri, ma aironi, garzette, persino le cicogne! Il parco mi ricorda, nella sua concezione, il Desert Park di Alice Springs, anche se le differenze sono notevoli: là era ricreato l’ambiente naturale del deserto rosso australiano, qui l’ambiente naturale è semplicemente riaggiustato, riadattato agli scopi del parco. Tra fotografi con teleobiettivi che manco alla NASA e coppiette di turisti, il percorso si snoda intorno a 3 stagni: uno, più piccino, che è una vera chicca da paradiso terrestre, ospita i nidi delle garzette e di qualche airone, tutti concentrati su quei pochi alberi che si affacciano sullo specchio d’acqua. Qualche fenicottero pesca dal fondale poco profondo, mentre la maggior parte sta nel vicino stagno tutto cinto da giunchi, e in gruppo, come se ci fosse un direttore d’orchestra e gli altri che immediatamente lo seguono, si sposta da una parte all’altra della riva. Li vediamo da vicino, davvero da vicino e confermo: sono buffi: il piumaggio del corpo è quasi bianco, eccetto le ali che quando si spiegano sono di un rosa intenso con alcune penne nere; il becco è rosa con la punta nera, le zampe, lunghissime, sono rosa. I loro colli si piegano sinuosamente in ogni direzione, anche se la preferita è chinata nell’acqua a pescare microrganismi. Poi, ad un segnale, non si sa lanciato da chi, puff, ecco che si alzano in volo e si spostano in un altro stagno, poco più in là. Spettacolo finito, per ora, ma non disperiamo.

pink flamingo

Il percorso intero del parco è in effetti molto lungo: gira intorno a questi due stagni, poi percorre il perimetro di una grande palude poco più in là, che lì per lì pare disabitata, non offre particolari attrazioni, ma che in realtà è l’ambiente naturale reale. Qui le nutrie ci attraversano la strada, e lungo il percorso alcuni punti di avvistamento consentono di osservare e fotografare, senza disturbare, gli uccelli che si trovano davvero liberi in natura. Aironi, fenicotteri, garzette qui sono effettivamente nel loro ambiente naturale, è questa la vera Camargue.

camargue

Ritorniamo nella parte di parco più “turistica” e meno autentica (dove ai fenicotteri viene dato da mangiare, per capirci), per goderci il tramonto che fa apparire i fenicotteri come silhouettes nere che si stagliano contro il cielo rosso fuoco. L’esperienza è stata gagliarda, personalmente ci piacciono questi incontri ravvicinati con la natura e i suoi abitanti, anche se ci rendiamo conto che la mediazione dell’uomo qui è ben evidente. Apprezzabile, però, il fatto che un’ampia porzione di parco sia stata lasciata completamente naturale, consentendo agli uccelli di poter scegliere un ambiente più consono alle loro abitudini e a noi di vederli veramente allo stato brado.

pink flamingo camargue

Quando rientriamo a Les Saintes Maries de la Mer è ora di cena inoltrata. Affamati come siamo corriamo al ristorante La Grange, un bel localino tutto viola che ci propone un menu costoso, ma davvero soddisfacente: una piattata di coquillage ottima e abbondante e filetto di toro, più un piatto di formaggi e, per dessert, sorbetto di pera affogato nel Liqueur Camarguais, liquore molto forte e molto aromatico. Questo sì che è un ristorante come si deve, persino il vino rosato della casa che prendiamo (in Camargue si produce un rosato chiamato Vin de Sable) è buono, mentre quello di ieri ci risulta, dal confronto, piuttosto annacquato. Ottimi voti, dunque, per La Grange.

È tardi quando, satolli e soddisfatti, ci alziamo da tavola. E andare a letto non è mai stato così piacevole.

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4 thoughts on “Sotto il sole della Camargue – Giorno 2: le Salines de Giraud e il Parc Ornithologique du Pont de Gau

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