#invasionidigitali a Dolceacqua

#invasionidigitali #dolceacqua

Il tempo da lupi non ispirava certo a mettere il naso fuori di casa, ieri, ma a noi piacciono le sfide, altrimenti non avremmo mai preso parte alle #invasionidigitali! Così, armati di coraggio, di ombrello e dei necessari dispositivi, siamo partiti alla volta di Dolceacqua, piccolo borgo medievale nell’entroterra dell’estremo Ponente Ligure, arroccato su un’altura a ridosso del fiume Nervia, dominato da un imponente castello dal quale, a suo tempo, si controllava tutta la valle fino al mare.

dolceacqua

Eravamo una trentina in tutto, tra blogger, socialmedia addicted e , soprattutto, semplici curiosi volenterosi di conoscere un borgo decisamente molto caratteristico della provincia di Imperia.

Primo passo importante: superare il ponte che collega la Dolceacqua bassa e “moderna” con la Dolceacqua medievale, tutta carrugi e case strette in pietra, addossate le une alle altre, attraverso le quali difficilmente filtra il sole. Ieri poi, con la pioggia, passare per questi vicoletti era ancora più tetro e buio, ma in ogni caso affascinante. Le pietre di questo paese parlano, raccontano storie che sono le storie dei Doria, gli antichi signori della regione, storie di sudditi che si ribellano e storie d’amore senza lieto fine… Sì, lo scenario meteorologico è proprio quello più adatto! Un tocco di colore comunque lo dà in questi giorni la manifestazione “carrugi in fiore”, per cui una serie di belle e colorate composizioni di fiori illumina e colora gli stretti vicoli del borgo.

Carrugi in fiore a Dolceacqua

Carrugi in fiore a Dolceacqua

La passeggiata nel borgo, accompagnata dalla nostra guida, si insinua subito attraverso i vicoli più stretti e coperti, fino a sbucare nel “vicolo chiuso”, un luogo di estrema difesa per gli abitanti del borgo: perché gli eventuali assalitori che fossero riusciti ad entrare in paese, giunti qui si ritrovavano in trappola, e a quel punto era difficile difendersi dalla popolazione che li assaliva dall’alto delle case…

La prima tappa vera e propria del nostro percorso per i carrugi di Dolceacqua è la biblioteca civica/archivio storico del comune/pinacoteca civica del paese. E qui vediamo documenti anche piuttosto antichi (vi sono fogli che risalgono al 1100, addirittura!) un volume di Giacomo Casanova (!) e registri napoleonici. In questa piccola stanza sta racchiusa la lunga storia di un intero borgo: peccato che sia dura mettere in ordine l’archivio e soprattutto restaurare i documenti in carta, soggetti al degrado, all’umidità e soprattutto al tempo.

Dolceacqua in un dipinto di Claude Monet

La visita della pinacoteca è la scusa per dirci che il pittore Monet si innamorò di Dolceacqua, che ritrasse in alcuni suoi dipinti, ma è il luogo scelto per raccontarci la storia tragica e romantica di Laura Garoscio, giovane donna di Dolceacqua che non poté coronare il suo sogno d’amore col suo istitutore Paganìn, il quale trovò anche la morte, e che dopo molte traversie, lasciò la Liguria per emigrare in Argentina, lontano dai luoghi della sua infanzia e della sua famiglia che l’aveva osteggiata in ogni modo. Il palazzo nel quale la biblioteca/archivio/pinacoteca ha sede apparteneva a questa giovane di Dolceacqua: raccontarci la sua storia è il modo per renderle omaggio.

un tipico carrugio in salita di Dolceacqua, col pavimento a risseu (sassi di fiume conficcati nel piano pavimentale)

un tipico carrugio in salita di Dolceacqua, col pavimento a risseu (sassi di fiume conficcati nel piano pavimentale)

E proseguiamo. Il paese è arroccato, i suoi vicoli sono in salita, pavimentati a risseu particolarmente scivoloso con la pioggia; la salita non è delle più leggere, ma noi indomiti invasori non ci lasciamo abbattere: dobbiamo invadere il castello!

Del castello rimane lo scheletro esterno, le mura fortificate e le due torri quadrate che ne caratterizzano l’aspetto. Fu distrutto nel ‘700 e mai più ricostruito; i Doria, signori del luogo, piuttosto che farlo restaurare preferirono stabilirsi in un palazzo a valle, lungo il fiume, appena fuori dalle mura medievali del borgo. Da quassù la vista può spaziare fino al mare, che oggi possiamo intuire solo con gli occhi della fede. Il tempo particolarmente nefando di oggi non ci consente di vedere molto, tutto è avvolto in un grigiume parecchio cupo. D’altronde sono anche le 7 di sera… Comunque la posizione del castello era strategica perché davvero si poteva controllare tutta la valle del Nervia fino al mare, e questo era fondamentale per la difesa del borgo e del territorio dall’incursione di eventuali nemici. Anche il palazzo era a prova di invasione (non digitale, però 😉 ) con le sue mura alte e spesse e i suoi dispositivi di difesa. In ogni caso non era solo un castello difensivo, ma i suoi abitanti lo avevano decorato in alcune sue parti: si vedono ancora gli stucchi sulle torri che imitano i capitelli corinzi con le foglie di acanto. Il castello è stato costruito intorno al 1300 ed è abitato fino al 1700: ha dunque una lunga storia da raccontare, e chissà quante ne hanno viste queste mura! Una di queste storie ci viene narrata dai ragazzi dell’Associazione AutunnoNero, che mettono in scena la tragica storia di Lucrezia, che rifiutò al signore del castello lo Jus Primae Noctis, riducendosi a morire di fame e di sete, e che diede il via alla ribellione che scoppiò in paese e che portò alla destituzione del signore.

Ci avviamo verso la fine dell’invasione che finisce, come nella migliore tradizione, a tarallucci e vino: una degustazione di prodotti locali, tra cui il carciofo di Perinaldo, un paese nella vallata accanto, che è presidio Slow Food, e il vino Rossese di Dolceacqua: e non c’è davvero modo migliore di concludere un’invasione!
Ho già parlato altrove dello spirito che ha animato le #invasionidigitali. Qui pertanto aggiungo la mia impressione come partecipante: le invasioni nascono come eventi culturali, gli organizzatori hanno visto negli eventi da loro organizzati un modo per far conoscere agli invasori innanzitutto, e ai frequentatori della rete in seconda battuta, i luoghi prescelti. In tutta Italia si sono organizzate invasioni in monumenti, in siti archeologici, in musei, in giardini e in centri storici; lo scopo è quello di far conoscere luoghi meno noti della nostra splendida Italia e in effetti, se si va a guardare Pinterest, vi sono luoghi meravigliosi che solo chi è del luogo conosce. Io continuo a lodare l’iniziativa, continuo a sostenere che sia importante che una cosa del genere sia stata concepita e messa in atto su una scala così vasta. E spero vivamente che si possa ripetere anche nei prossimi anni, con sempre nuove mete e sempre nuovi luoghi da scoprire.

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