Cusco, la “Firenze” dell’America Latina

inka wall

Forse in molti storceranno il naso a leggere certi paragoni, e forse ho esagerato, ma una cosa è certa: Cusco è la città d’arte più elegante e più ricca di storia dell’America Latina. Il suo centro storico, costituito dalla grande Plaza de Armas, porticata, su cui si affaccia la cattedrale, che sale verso San Blas, il quartiere degli artigiani e degli artisti, e dall’altra parte arriva sino alla Porta di Santa Clara, in un susseguirsi di chiese in stile spagnolo coloniale e vie e piazze più o meno porticate, è senz’altro uno dei più grandi e ben tenuti del SudAmerica. Inoltre, ed è soprattutto questo dato che fa scattare il paragone, i turisti, a centinaia, a migliaia, che si riversano in città – tappa obbligata di ogni viaggio che si rispetti in Perù – rendono il centro di Cusco un luogo multietnico, poco frequentato dagli abitanti della città moderna (eccezion fatta, naturalmente, per i gestori di attività commerciali, dai negozi ai ristoranti, agli hotel e ai tour operator). I tanti, fin troppi ristoranti propongono menù turistici e globalizzati, si potrebbe dire, per accontentare tutti, dagli orientali agli europei; i negozi di souvenir abbondano, così come i cambiavalute. McDonald’s occupa un locale sotto i portici accanto alla cattedrale, Starbucks è sotto i portici dall’altro lato. Cusco è diventata, in sostanza, una città a misura di turista.

Plaza de Armas by night

Plaza de Armas by night

Il centro storico è dunque ben tenuto, pulito, e l’offerta culturale è decisamente vasta, tra chiese, come la cattedrale, monasteri, musei, come il Museo Inca e il museo Precolombino. In più, girando per la città, ci si imbatte ancora nelle rovine Incaiche, grandi porzioni di mura che fanno da fondazione agli edifici seicenteschi più importanti della città. Tra questi vi è ad esempio il palazzo Arcivescovile, che si è insediato al di sopra di chissà quale imponente edificio della capitale inca. Passando lungo la stretta via che lo costeggia (che da dietro la cattedrale sale ripidamente fino a San Blas) si possono ammirare i grossi blocchi di pietra sapientemente squadrati e incastrati gli uni agli altri. Tra questi blocchi uno è particolarmente famoso: la grossa pietra con 12 angoli, che fa di questo muro uno dei più noti di Cusco.

La famosa grossa pietra a 12 angoli che fa bella mostra di sé in una poderosa muratura inca di Cusco

La famosa grossa pietra a 12 angoli che fa bella mostra di sé in una poderosa muratura inca di Cusco

Un altro punto della città dove un edificio si installa su un edificio incaico precedente è il monastero dei Domenicani, che occupa nientemeno che il tempio del Sole, il Qoricancha. Questo era un enorme complesso che culminava in una struttura dalla pianta e dall’elevato pressoché circolare, sulla quale è stata costruita la grande chiesa del monastero domenicano. Visitando l’interno del monastero si nota come l’architettura coloniale spagnola, ben evidente nel chiostro e nelle pareti del complesso religioso, si appoggi tranquillamente, sfruttandoli come fondamenta, i muri in pietre perfettamente squadrate che costituivano il grande complesso sacro degli Inca. È fatto noto e non casuale che i più imponenti edifici cattolici, ma anche governativi, della città di Cusco, siano stati costruiti al di sopra dei grandi complessi imperiali e religiosi Inca. La cultura e civiltà precedente, così come la religione, vengono soppiantate dalla cultura, civiltà e religione dei conquistatori, che occupando gli antichi spazi se ne appropriano e dimostrano la propria potenza rispetto ai predecessori. Questa appropriazione degli spazi, e soprattutto degli spazi simbolici, non avviene solo a Cusco: anche la bellissima Iglesia di San Pedro a Andahuaylillas, definita la Cappella Sistina dell’America Latina, sorge sui resti di un imponente edificio incaico; la ricchezza della decorazione e la bellezza dei suoi interni sembrano allora indicare molto bene l’intento di evangelizzazione e dunque di conversione delle genti indigene. Lo stesso significato, di conversione delle genti indigene e di sottomissione al viceré spagnolo, si avverte molto bene nei palazzi del potere, soprattutto religioso, di Cusco.

Il Qoricancha, su cui si è installato il Monastero di Santo Domingo

Il Qoricancha, su cui si è installato il Monastero di Santo Domingo

La Cattedrale, tra tutti, è il più sontuoso. Innanzitutto è un triplice edificio, nel senso che ad essa sono collegati, da una parte e dall’altra la chiesa della Sacra Famiglia e la chiesa del Triumfo. Le tre chiese sono tutte ricchissime e splendenti di ori e vivaci colori, e da sole le loro facciate costituiscono praticamente un lato della Plaza de Armas. All’interno, le statue dei santi e delle Madonne in particolare risaltano per le loro vesti ricchissime in tessuti preziosi. Tutto è sfarzo e luce, mentre si possono ammirare i dipinti dei pittori dell’Escuela Cusqueña, come l’Ultima Cena con i prodotti tipici della tavola peruviana.

Uno scorcio della Plaza de Armas di Cusco

Uno scorcio della Plaza de Armas di Cusco, con la cattedrale che domina l’altro lato della piazza

Come ogni città d’arte che si rispetti, Cusco ha i suoi musei. Due in particolare sono molto noti: il museo Inka e il museo Precolombino. Il Museo Inka racconta la cultura inca in tutti i suoi aspetti, dall’architettura alla religione alla cultura materiale, fino allo spirito di revival incaico che si respira oggi nella volontà da parte dei peruviani di non dimenticare l’antica lingua Quechua e di mantenere le antiche tradizioni. Il Museo Precolombino, invece, ripercorre l’arte delle culture preincaiche, e dunque precolombiane, del Perù: la sua collezione è costituita dagli “avanzi di magazzino” del museo Larco di Lima, eppure è di una bellezza incredibile: la fantasia, e la maestria, degli artigiani/artisti delle culture Nazca, Wari, Moche sono una vera rivelazione.

Da capitale turistica e culturale del Perù, Cusco ospita numerosi tour operator che organizzano escursioni nei dintorni della città, lungo il valle Sagrado, persino l’Inka Trail (il trekking di 4 giorni a piedi per arrivare a Macchu Picchu). Ma naturalmente, se si vogliono visitare le Quattro Rovine intorno alla capitale inca, si può anche semplicemente contrattare un taxi e farsi accompagnare. Appena sopra la città (un occhio attento riesce ad individuare qualcosa già da Plaza de Armas) si stagliano le imponenti terrazze fortificate di Sacsayhuaman, un grande complesso fortificato che, considerato che Cusco era stata costruita in modo da ricordare in pianta un puma, animale sacro agli Inca, ne costituiva la testa. I blocchi di pietra che costituiscono queste terrazze sono imponenti, vere e proprie rocce squadrate e perfettamente giustapposte le une alle altre, nel cosiddetto stile inca imperiale. L’impatto è decisamente forte. E le rovine sono molto estese, a significare l’importanza di questo luogo del quale non si conosce, però, la destinazione, se sacra o militare. Poco più in là, il piccolo sito cultuale di Q’enqo è un luogo nel quale venivano svolti sacrifici, come dimostra l’altare posto al di sopra di esso. Una roccia nella quale gli Inca riconoscevano la silhouette di un puma conferisce sacralità al luogo.

Le imponenti murature del Sachsayuaman, e Cusco sullo sfondo

Le imponenti murature del Sachsayuaman, e Cusco sullo sfondo

Ben più lontane, ma ugualmente inserite nel circuito archeologico delle quattro rovine in quanto strettamente legate alla capitale inca, sono la fortezza di Puka Pukara, e la suggestiva fonte sacra di Tambomachay. Questa, immersa nel verde al termine di un lungo sentiero che si allontana dalla strada principale, su una montagna ben più in alto rispetto a Cusco, è una sorgente la cui acqua sacra è stata convogliata in un canale; la parete della montagna dalla quale la sorgente sgorga è stata rivestita da blocchi di pietra squadrati e giuntati tra loro nel consueto stile inca imperiale, senza l’utilizzo di legante e con una precisione maniacale alla superficie di contatto tra pietra e pietra. Questo luogo, ricco di pace, ci parla dell’importanza dell’acqua presso un popolo che era ancora fortemente legato agli elementi naturali, ne temeva la potenza, ma voleva controllarli.

La fonte sacra di Tambomachay

La fonte sacra di Tambomachay

A Cusco vi invito a girare a piedi senza problemi sia di giorno che di notte. La città – almeno il centro storico – è tranquilla, e non ho mai avvertito la benché minima sensazione di pericolo. Molti ambulanti cercano di vendere qualunque cosa, ma basta ignorarli; la polizia turistica è molto attiva e presente; naturalmente non bisogna comportarsi stupidamente, la prudenza è sempre importante: l’occasione fa l’uomo ladro, a Cusco come altrove.

Fuori dal centro storico, la periferia mostra quella che è la realtà di tanti centri abitati peruviani: case in mattoni mai finite, sporcizia, povertà, probabilmente. Comunque una realtà diversa da quella che ci lascerebbe intendere la bella capitale storicoartistica, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, nella quale possiamo liberamente passeggiare a qualsiasi ora del giorno e della sera. Non so fino a che punto si possa parlare di finzione, di una città che per il turismo mostra di sé un’immagine che non corrisponde alla realtà, o se davvero il centro storico di Cusco, poiché è monumentale, ricco di palazzi in pietra imponenti e di eleganti piazze porticate, non ha niente a che spartire con le casette pericolanti dei dintorni. Sicuramente il riconoscimento da parte dell’UNESCO ha giocato e gioca un ruolo importante nella conservazione del centro e dei suoi monumenti e senza dubbio l’enorme apporto di denaro grazie al turismo fa sì che la città possa mantenere il decoro e non cadere nel degrado.

la cattedrale di Cusco al tramonto

la cattedrale di Cusco al tramonto

Per quanto mi riguarda, ho trovato piacevole e familiare l’aria di Cusco: per questo non mi è sembrata così bizzarra l’analogia con Firenze, città dove vivo: entrambe città d’arte, entrambe espressione di un’epoca di floridezza che si concretizza perfettamente nell’aspetto esteriore di quello che oggi è il centro storico, ma che una volta era il centro focale della vita pubblica, religiosa e civile. Tracce del passato della città coloniale si leggono ancora oggi nell’esuberanza delle ricche e possenti architetture in pietra, che conferiscono al centro storico l’elegante aspetto monumentale di quella che un tempo fu “l’ombelico del mondo”. Non ho molta esperienza di città sudamericane, per cui il mio giudizio lascia il tempo che trova, ma è un giudizio emozionale, non oggettivo. Perciò, se non siete d’accordo, perdonatemi!  🙂

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One thought on “Cusco, la “Firenze” dell’America Latina

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