Le Sette Chiese, ovvero il complesso di Santo Stefano a Bologna

Da fuori sembrano tante chiese una accanto all’altra; ma è solo entrando all’interno della prima e più grande che si inizia un vero e proprio viaggio nel tempo, che percorre a ritroso le tappe della formazione delle Sette chiese, un complesso unitario di tanti edifici di culto giustapposti nel corso dei secoli. Ognuno dei singoli edifici è dedicato ad un santo, ma l’intero complesso è dedicato al protomartire Stefano, e deve risalire molto indietro nel tempo. Il luogo di culto cristiano è infatti uno dei più antichi di Bologna se non addirittura il più antico, tanto che si fa risalire all’iniziativa del vescovo Petronio, che poi divenne il patrono della città (e al quale è dedicata la bella cattedrale bolognese), ma si installa su un precedente luogo di culto, un tempio dedicato ad Iside, di età romana piena.

Ma andiamo con ordine. Prima di visitarlo, è necessario innanzitutto capire qualcosa della storia del complesso:

80-100 d.C.: siamo in piena età romana, e qui ci troviamo poco fuori dalla città romana di Bononia. Qui sorge un tempio dedicato alla dea Iside, articolato in un portico su 3 lati, chiamato deambulatorium, cui si accede da un ingresso monumentale, in uno spazio a pianta dodecagonale che costituiva il tempio vero e proprio, l’Iseo, e un altare per le offerte. E’ questo il primo nucleo, da cui ha inizio la lunga storia di quest’area sacra.

393-450 d.C.: nei primi tempi dell’era cristiana, da quando il Cristianesimo viene reso un culto libero all’interno dell’Impero romano (con l’Editto di Costantino nel 313 d.C.) le prime comunità cristiane rivolgono la loro attenzione ai primi martiri; così, con il ritrovamento dei corpi dei martiri Vitale e Agricola, nel 393 d.C., al posto dell’Iseo viene edificato un complesso costituito da una chiesa a pianta centrale coperta da cupola, il martyrium, che accoglie le reliquie dei martiri, mentre l’Iseo vero e proprio viene adattato a battistero, e accanto viene costruita un’altra chiesa, espressamente dedicata a ricevere le spoglie di Vitale e Agricola. Siamo ormai nel 450 d.C., in piena età cristiana: e ogni altro elemento dell’antico tempio pagano viene distrutto o reimpiegato nelle nuove costruzioni.

L'interno della Rotonda Stefaniana

L’interno della Rotonda Stefaniana

450-760 d.C.: dopo la morte del vescovo Petronio i luoghi di culto perdono importanza e il battistero perde il suo ruolo e diventa la Rotonda Stefaniana. E’ solo con l’arrivo dei Longobardi che abbiamo una nuova ondata di vitalità, con la costruzione della chiesa  di San Giovanni Battista, tuttora la chiesa principale del complesso, che si va dunque ad aggiungere alla rotonda, alla chiesa di San Vitale e Agricola, al deambulatorium e al martyrium. Nel cortile porticato del deambulatorium viene posta una vasca, donata dal re longobardo Liutprando, chiamata Catino di Pilato.

Il chiostro con il catino di Pilato

Il chiostro con il catino di Pilato

760-830 d.C.: con l’arrivo dei Franchi la piccola chiesa di San Vitale e Agricola viene ampliata, mentre il martyrium viene completamente modificato e della grande aula centrale con cupola rimane un piccolo edificio a 3 absidi.

830-1200 d.C.: la fine dei Franchi introduce un nuovo periodo di abbandono, completo di un incendio che colpisce l’area nel 902. Ricomincia la ricostruzione con l’arrivo dei monaci di Cluny, ai quali si deve la realizzazione dell’ospedale di San Bovo accanto alla chiesa di San Vitale; viene risistemata anche la Rotonda Stefaniana; viene quindi costruito un monastero e innalzato il campanile; viene ampliata la chiesa di San Giovanni Battista, arricchita di un particolare pulpito esterno, visibile ancora oggi sulla facciata.

1200-2000: il complesso subisce varie modifiche/ristrutturazioni/ampliamenti/riduzioni, fino ad assumere la forma, l’aspetto e la planimetria che il complesso delle Sette Chiese ha oggi.

credits: Santo Stefano nei secoli, opuscolo acquistabile presso il bookshop del museo delle Sette Chiese

credits: Santo Stefano nei secoli, opuscolo acquistabile presso il bookshop del museo delle Sette Chiese

Questa premessa è necessaria se si vuole visitare la chiesa senza perdersi. Il percorso di visita inizia dalla chiesa di San Giovanni Battista e dalla sua cripta, nella quale si discende dal presbiterio. Dall’aula della chiesa si accede all’adiacente Rotonda Stefaniana, ex tempio di Iside ed ex Battistero. Da qui, proseguendo ancora a sinistra si accede alla chiesa di San Vitale, a 3 navate, oppure si può uscire nel cosiddetto cortile di Pilato, chiamato così dal catino di Pilato che si trova  nel suo centro. Questo è il luogo privilegiato per guardare i dettagli delle murature in mattoni, disposte in qualche caso a creare decorazioni sulla parete, e i piccoli elaboratissimi capitelli medievali, uno diverso dall’altro, del chiostro. Dal cortile di Pilato si accede ad un altro chiostro, in fondo al quale si accede al piccolo museo con annesso bookshop del complesso ecclesiastico, tenuto dai frati del monastero.

dettagli della muratura della Rotonda Stefaniana e i capitelli del Cortile di Pilato

Dettagli della muratura della Rotonda Stefaniana e i capitelli del Cortile di Pilato

Anche se non è noto come altri monumenti di Bologna (senza dubbio le torri degli Asinelli e della Garisenda e la stessa San Petronio richiamano molto di più i turisti), il complesso delle Sette Chiese merita una visita: attraverso di esso infatti, non si visita tanto un edificio religioso, quanto un settore della città che trasuda storia. Ma è molto difficile raccapezzarsi al suo interno, nonostante la pannellistica che cerca di fare il punto della situazione. Questo post è stato scritto con l’intenzione di aiutare quanti di voi vorranno visitare Santo Stefano a entrarvi senza rischiare di non capire dove ci si trova. Spero di essere riuscita nell’intento.

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