Tradizioni che rimangono nel cuore: la fiera della Rovere a San Bartolomeo al Mare

Piccolo paese che si inserisce lungo la via Aurelia tra le più note Cervo e Diano Marina, San Bartolomeo al Mare (IM) può apparire a chi la attraversa come un agglomerato di case sorto negli ultimi 60 anni per soddisfare il turismo estivo. In realtà la sua storia è più antica, ed è la storia di un piccolo borgo di poche case raggruppate intorno ad un santuario su una collinetta poco distante dal mare, nel bel mezzo di un boschetto di roveri: il Santuario di N.S. della Rovere. Il piccolo borgo ha sviluppato una devozione forte e sentita nei confronti della Madonna e questo culto secolare si manifesta anno dopo anno il 2 febbraio, in occasione della festa della Candelora, quando il borgo, ormai l’intero paese, festeggia con una grande fiera che occupa buona parte del centro abitato.

Il Santuario di Nostra Signora della Rovere, San Bartolomeo al Mare

Il Santuario di Nostra Signora della Rovere, San Bartolomeo al Mare

La fiera della Rovere è uno degli eventi cui sono in assoluto più legata. Sono nata a San Bartolomeo al Mare del resto, lì ho vissuto, con una piccola interruzione, per 28 anni, lì torno appena posso per trovare la mia famiglia, per sentirmi a casa. Quest’anno purtroppo non potrò tornare in tempo per la fiera, ma posso raccontarvela, così come l’ho amata in questi 30 anni, seguendone passo passo i cambiamenti e gli elementi di continuità. Perché la fiera della Rovere è tradizione, è momento di aggregazione, è festa, è incontro, è l’occasione in cui l’intero paese si riversa in strada, diviso tra chi vende e chi compra, si ritrova, si riconosce in un’identità comune che nel santuario della Rovere trova la sua espressione.

Il campanile della chiesa. Sulla piazza vive ancora qualche albero di rovere, che dà il nome al Santuario

Il campanile della chiesa. Sulla piazza vive ancora qualche albero di rovere, che dà il nome al Santuario

Accanto alla festa profana della fiera c’è, naturalmente, la festa religiosa particolarmente sentita: il 2 febbraio la celebrazione è officiata in genere dal Vescovo, mentre il 3 febbraio, giorno di San Biagio, i più devoti al termine della funzione religiosa ambiscono alla benedizione della gola.

Per me la festa della Madonna della Rovere è sempre stata come Natale o Pasqua: una festa comandata in cui non si andava a scuola (le Elementari, vicine alla chiesa, stanno chiuse durante la fiera), un momento di festa atteso con trepidazione perché si stava tutto il giorno a zonzo dapprima con mamma e papà, poi con gli amichetti di scuola, quindi con la propria compagnia. La giornata tipo è sempre la stessa.

La sveglia la danno le campane a festa della chiesa: suonano fin dal mattino presto, invitando i fedeli a rendere omaggio alla Madonna. La gente, invece, si riversa tra i banchi, ognuno col suo percorso; chi come me la percorre da anni ha un suo itinerario prefissato che non cambierà mai: io amo partire dalla via Aurelia lungo la strada che sale alla Chiesa. La piazza della Chiesa è anch’essa gremita di banchi ammassati quasi gli uni sugli altri, e a lato si riconosce inconfondibile il banco della pesca di beneficenza. Dietro il santuario, in un oliveto che ormai funge anche da parcheggio si raccoglie una sorta di piccola fiera del bestiame che ospita qualche cavallo, capre, asini, un anno persino due alpaca, ospiti d’eccezione che attirarono un monte di curiosi, grandi e piccini. Da qui il percorso ridiscende fino alla ferrovia, dove un tempo era il passaggio a livello che ora è chiuso, e dove continua ad avere il suo banco uno storico ambulante che è solito attirare clienti cantilenando al microfono “Palpate gente, palpate” riferendosi alle sue scarpe lowcost buttate spaiate su un grosso telo: molto folkloristico, assolutamente insostituibile!

un alpaca alla fiera della Rovere del 2008

un alpaca alla fiera della Rovere del 2008

Il percorso tra i banchi costeggia la ferrovia per un pezzetto, poi la oltrepassa grazie ad un ponticino che porta su Piazza delle Magnolie. Qui, quand’ero piccola si riunivano le giostre, l’autoscontro, i vari tiro a segno e simili, per la gioia dei più piccoli. Da anni ormai, però, la piazza è occupata dagli stand gastronomici di “Arti e sapori della Rovere”, che ospita prodotti tipici e della tavola non solo liguri, molti dei quali presidi Slowfood. Un’ottima occasione per San Bartolomeo al Mare di inserirsi in un canale molto importante e molto sentito nella Liguria di Ponente, che punta sulla sensibilizzazione e sulla promozione di prodotti del territorio quali l’olio e il pesto e va ad allearsi con altre realtà italiane altrettanto interessate alla promozione territoriale attraverso la buona tavola. Un valore aggiunto non indifferente per la piccola San Bartolomeo.

Il percorso della fiera si allunga poi verso il mare, dove incontra l’angolo florovivaistico, se così lo vogliamo definire: alcuni vivaisti e produttori agricoli della zona hanno uno spazio tutto loro per vendere piante, fiori, sementi varie. Un luogo della memoria anch’esso, per quanto mi riguarda, dato che mia madre da sempre è solita comprare qui le primule, fiorite e coloratissime, primi fiori a sbocciare ancora prima dell’inizio della primavera.

Infine il percorso si ricongiunge alla ferrovia, laddove un tempo c’era quel passaggio al livello che ogni volta che si abbassava dava il tormento alla calca di gente che voleva passare da una parte all’altra della fiera. Ma dove, del resto, se si era dal lato giusto, si poteva ingannare l’attesa comprando frutta di pasta di mandorle all’enorme banco di dolciumi che si sistema qui tradizionalmente!

Cavalli alla fiera della Rovere

Cavalli alla fiera della Rovere

Piccoli bozzetti, flashback di ricordi che si presentano alla mente. Piccoli aneddoti ce ne sono tanti, legati alla fiera e alla mia infanzia: come quando vinsi un pesce rosso alle giostre, o come quando io e i miei compagni di scuola spendemmo un’esagerazione di soldi per comprare quelle adorabili caramelle alla cocacola, a forma di uovo fritto o di dentiera.. o ancora di quella volta che ero a casa con la febbre e mia madre comunque mi comprò un maglione (che poi ho indossato per anni)… e come dimenticare il frittellone che era la merenda ufficiale, vietata durante l’anno, ma permessa durante la fiera? Con gli anni molti banchi sono cambiati, anche la merce si è standardizzata e la fiera ha perso un po’ della spontaneità che aveva quand’ero piccola. O forse sono io che ho perso un po’ il senso della sorpresa, chissà. Ma tornare alla Fiera fa sempre piacere e soprattutto è il momento dell’anno in cui meglio si legge l’identità vera del paese. Paese che durante l’estate è meta di villeggiatura, ma che durante l’inverno rimane comunque vivo e vissuto dai suoi abitanti.

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2 thoughts on “Tradizioni che rimangono nel cuore: la fiera della Rovere a San Bartolomeo al Mare

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