La tradizione dei presepi in Perù

Negli scorsi giorni abbiamo visitato a Bologna la mostra “Presepi dal mondo”, che raccoglie fino al 13 gennaio una bella collezione di presepi realizzati in varie regioni del pianeta e appartenenti a collezionisti privati. Tra le varie provenienze rappresentate non potevano non colpirci gli esemplari peruviani, che ci sono più cari e familiari dopo il nostro viaggio in Perù della scorsa estate. Se infatti il viaggio si è concluso, non si deve concludere la nostra curiosità e voglia di approfondire la cultura e le tradizioni delle regioni del mondo che abbiamo visitato; e proprio questi approfondimenti ci aiutano a consolidare un legame con ciò che abbiamo vissuto.

Va detto da subito che l’arte popolare peruviana del XX secolo è molto particolare, facilmente riconoscibile e caratterizzata, anche agli occhi di un non esperto, come posso essere io, dalle composizioni ricchissime di figure spesso variopinte e dall’inserimento nelle scene sacre di elementi propri della cultura e della natura andina: carattere questo che è rimasto all’arte peruviana dai tempi dell’Escuela Cusqueña, di epoca seicentesca, quando i pittori inserivano in iconografie piuttosto canoniche, come l’Ultima Cena, elementi della cucina andina, come mais, le papas e il cuy. Oggi, se andate in Perù e guardate i presepi che vi vengono venduti come souvenir, vi salta di sicuro all’occhio il fatto che al posto del bue e dell’asinello spesso ci sono la pecora e il lama (per contro, io ho inserito nel mio presepe un torito…ma questa è un’altra storia…), ma non solo: i personaggi sono vestiti in abiti tipici andini e tutta l’ambientazione ha un che di vivace ed esotico.

Le tipologie sono le più varie: in zucca, per esempio; come apprendo da questo post sull’argomento, i presepi in zucca, di qualunque dimensione e forma, sono molto diffusi e forniscono all’artista l’occasione di comporre una scena entro uno spazio limitato, spazio che viene accuratamente inciso e decorato anche all’esterno. Si va da esemplari molto piccoli limitati alla sacra famiglia a zucche enormi piene zeppe di personaggi: non molto diverso, nella concezione, dai presepi nostrani. Un’altra tipologia, segnala sempre l’utile post che ho rintracciato, è tipica del Lago Titicaca: e non potrebbe essere altrimenti, dato che il presepe è realizzato su una barchetta di totora essiccata…

La storia dei presepi peruviani è fatta di imposizione di una religione nuova, quella cattolica, con l’arrivo dei Conquistadores, dell’assimilazione di riti, credenze e rappresentazioni, e infine della rivisitazione di essi da parte della popolazione locale. Nascono così i vivaci presepi della tradizione peruviana.

I presepi peruviani in mostra a Bologna sono decisamente spettacolari. Il primo è per l’appunto un presepe in zucca: la zucca è dapprima essiccata, poi svuotata e decorata all’esterno con incisioni. Il coperchio, quand’è alzato, rivela la scena nel periodo natalizio. La composizione all’interno è strepitosa: vivace, vivacissima, con una miriade di personaggi festanti e variopinti tra i quali si fa fatica a distinguere i personaggi principali, immersi in un ambiente naturale evocato dai cactus che spuntano qua e là tra pastori e donne curve sotto i loro sacchi. C’è persino il condor! Tutto questo affollamento ha immediatamente richiamato alla mia mente, tra l’altro, una scena di vita vera: la festa di Santa Rosa, che abbiamo incrociato il 30 agosto mentre attraversavamo le Ande, ed è proprio questo, forse, che l’artista del presepe ha voluto rappresentare: la fiumana di gente per strada, la confusione di troppe persone tutte insieme nel giorno della festa religiosa.

Un presepe peruviano realizzato dentro una grossa zucca rotonda

Un presepe peruviano realizzato dentro una grossa zucca rotonda

Presepe peruviano in zucca. Dettaglio

Presepe peruviano in zucca. Dettaglio

Di tutt’altro genere è un altro presepe, andino, in cotto, di prima degli anni ’80. Questa composizione è essenziale e le statuette, alte circa 15 cm, non sono in colori vivaci, ma nelle varie tonalità dell’ocra e della terra. Sono abbigliate, però, come gli abitanti della regione andina, con i copricapi tradizionali e i mantelli, e soprattutto il colore della pelle è il meticcio. A costituire il presepe sono solo Maria, Giuseppe, il Bambino – amichevolmente chiamato anche Manuelito nella tradizione andina – i Re Magi e un pastore. Una semplicità che contrasta profondamente con il primo presepe che vi ho proposto, e anche con il prossimo.

presepe andino in cotto

presepe andino in cotto

Questo è infatti un altro trionfo del colore e della vivacità: si tratta di un “Grande Retablo” a capanna, realizzato nel 1965 dall’artista di Arequipa Juan Domingo Escala y Soler. All’interno di un mobilino, le cui ante sono dipinte a colori vivaci, si svolge un presepe su 5 registri. Dal basso verso l’alto siamo dapprima all’aperto – e lo riconosciamo dai cactus sullo sfondo e dagli animali presenti – quindi in un laboratorio di tessuti, come potrebbe esservi a Chinchero, a seguire in un laboratorio dove si producono cappelli, poi in un luogo dove si raggruppa una grande folla festante, e infine, sul registro più alto, si trova la sacra famiglia con bambino e re magi, circondata da un altro buon numero di personaggi, a costituire – costoro – il presepe vero e proprio. Anche questo presepe, elaboratissimo, complicatissimo nella lettura dei singoli personaggi, vivacissimo nella scelta dei colori e nell’attenzione ai dettagli, ha uno degli elementi tipici del presepe peruviano: il simbolo di un monte protettore, Apu, al posto di Betlemme, sotto il quale si colloca il bambino: quasi nascosto nel tripudio di statuine e colori, è stilizzato in un triangolo giallo brillante, posto al centro del registro superiore.

il "Grande Retablo" dell'artista arequipeno Juan Domingo Escala y Soler, 1965

il “Grande Retablo” dell’artista arequipeno Juan Domingo Escala y Soler, 1965

I presepi peruviani sono un eclatante esempio di come una festività religiosa che ha caratteri sovranazionali possa essere interpretata, fatta propria dalle singole realtà locali, che la adattano alle proprie usanze e al proprio gusto. Nel corso dei secoli, dalla metà del Cinquecento ad oggi, i Peruviani conquistati dagli Spagnoli e resi cristiani hanno accettato l’iconografia del presepe. Col tempo, però, una forte componente identitaria evidentemente mai sopita del tutto, mai del tutto debellata dai conquistatori, ha fatto riemergere caratteri propri: è così che la carnagione del Bambino, inizialmente bianca, si è via via ambrata, i caratteri somatici sono divenuti quelli tipici delle Ande e il presepe Peruviano si è costruito un’identità a sé. E che un semplice presepe riveli tutte queste cose, non so voi, ma per me è decisamente esaltante!

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2 thoughts on “La tradizione dei presepi in Perù

    • Beh, certamente si tratta di due tradizioni artigiane molto diverse e ciascuna per il suo specifico danno vita a capolavori artistici veramente di pregio. E la cosa che colpisce è che culture tanto distanti hanno poi dei punti di incontro come questo. Grazie!

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