Viaggio in Perù: esploratori nell’antica terra Quechua – 4/09/2012

Esploratori nella foresta amazzonica

Ebbene sì, per chi non lo sapesse, una parte della Foresta Amazzonica, quella che si sviluppa lungo il Rio Madre de Dios, è all’interno del territorio peruviano. Il capoluogo, che ha un nome che è tutto un programma, Puerto Maldonado, ha un aeroporto, ed è qui che atterriamo, in tarda mattinata, accolti da un caldo umido opprimente. Io sono felice, Lorenzo un po’ meno.

Ara cloroptera, uno dei bellissimi pappagalli del lodge

Il nostro Lodge, il Corto Maltes, si trova lungo le rive del Rio Madre de Dios, a ½ ora circa da Puerto Maldonado. Siamo in un bungalow protetto da zanzariere, con zanzariere a protezione del letto. Gli insetti sono molto abbondanti in effetti. Facciamo subito la conoscenza con gli uccelli del parco del lodge: un’ ara ararauna, grosso pappagallo blu e giallo, 2 ara cloroptera, rosse con le piume della coda variopinte, un piccolo tucano, tenerissimo, la mascotte del lodge, e gli uccelli oropendula, neri dalla coda gialla che costruiscono nidi che sono opere d’arte, vere case sull’alto albero che le ospita.

Il tucano ospite del Lodge

Al pomeriggio abbiamo già la prima escursione, nella foresta che incombe subito dietro il lodge. La nostra guida, Gloria, ci spiega le proprietà di alcune piante che crescono qui e che incontriamo lungo il sentiero. Impossibile ricordarle tutte, ma alcune ci colpiscono, come la palma dal tronco spinoso, le cui spine, lunghe e dure, sono usate dai nativi come cerbottana per pescare (e sono davvero micidiali!), o la palma wasay, dalle cui radici si ricava una tisana che i nativi preparano per curare le infiammazioni ai reni. C’è poi il grosso albero chiamato intichana, dalla cui corteccia alcune tribù di nativi ricavano le tuniche con cui coprirsi; con la corteccia di un altro albero, l’albero dell’aglio, che si chiama così per l’odore del suo tronco, i nativi curano l’artrite, mettendola in una vasca d’acqua calda dove si immerge la parte del corpo da curare.

Liane e intricatissima vegetazione nella foresta amazzonica

C’è poi l’albero della giustizia, il cui tronco è scavato e percorso da formiche che ne hanno fatto il loro formicaio; l’albero ha questo nome perché ad esso i nativi legano i condannati, dopodiché battono sul tronco per far uscire le formiche che assalgono il condannato e a furia di pizzichi e di morsi gli procurano infezioni portandolo anche alla morte, lenta, estenuante e atroce. Queste formiche, inconsapevoli carnefici, si chiamano Tangarana. E a proposito di formiche, vediamo quella che probabilmente è la formica più grande del mondo, davvero impressionante, lunga più di 2 cm (che se ti pizzica te lo ricordi…). E per restare in tema, scopriamo che qui le termiti fanno il loro termitaio sugli alberi, creando canali coperti che si possono rompere per catturare un po’ di termiti e barbaramente uccidersele tra le mani per ricavare un potente repellente antizanzare dall’aroma piacevolmente legnoso.

La visita è interessantissima, ci apre degli orizzonti nuovi e inaspettati, raggiunge il clou quando al calar del sole si scatena il frinire di cicale talmente potente da sembrare una sirena del coprifuoco, cosa che di fatto fanno. Torniamo al lodge prima che faccia buio, ma prima di cena ci attende un’altra piccola escursione: a vedere il piccolo caimano bianco lungo la riva del Rio Madre de Dios. Un attimo prima di imbarcarci, però, la sorpresa: una tarantola si aggira per il parco. Non è un caso: le tarantole vivono nella foresta amazzonica e, ci assicurano, non sono pericolose per l’uomo perché lo temono. Sarà, ma nel dubbio non mi avvicino, mentre Lorenzo, ostentando un inedito coraggio, va ad osservarla alla luce della torcia.

Il caimano bianco sta immerso nell’acqua. Guardingo, solo il suo occhio scruta cosa avviene intorno a lui

Saliamo in barca per andare a vedere, alla luce della torcia, i caimani. Fa fresco ora, stare in barca è piacevole. Ed eccoli, i piccoli caimani bianchi: più simili a grosse lucertole che ai coccodrilli, alla luce della torcia fuggono in acqua, lasciando fuori solo gli occhietti. Vediamo anche un capibara, grosso mammifero erbivoro della foresta amazzonica, che se ne sta comodamente accucciato sulla sabbia, pronto a tuffarsi in acqua al sopraggiungere del pericolo. Al ritorno cena al lodge e poi nanna: domani ci si alza molto presto, per vedere come fanno colazione i pappagallini verdi della foresta.

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