Viaggio in Perù: esploratori nell’antica terra Quechua – 31/08/2012

L’ombelico del mondo

La giornata di oggi è interamente dedicata a Cusco. La mattina facciamo un giro per le vie del centro, ma per prima cosa ci procuriamo il bolleto turistico, che ci servirà nei prossimi giorni perché consente l’ingresso ai principali siti archeologici dell’area di Cusco e del Valle Sagrado. Vediamo alla luce del giorno Plaza de Armas, che fa comunque la sua bella figura, quindi saliamo fino a San Blas, il quartiere degli artigiani e degli artisti. La salita è piuttosto erta: la via costeggia dapprima la chiesa del Triumfo (che si potrebbe definire una dependance della cattedrale), poi costeggia il palazzo dell’Arcivescovado, il quale si imposta su un solido muro inca, riconoscibile per le grosse pietre perfettamente coese le une alle altre, tra le quali si distingue il grosso pietrone a 12 angoli, noto agli amanti dei misteri legati agli Inca e ai popoli antichi in generale.

La famosa grossa pietra a 12 angoli che fa bella mostra di sé in una poderosa muratura inca di Cusco

Infine, la via diventa ripidissima nell’ultimo tratto, dove sbuca poi nella piazza dominata dalla chiesa di San Blas, che a lato ospita un mercatino di artigianato dall’impronta piuttosto turistica. Ridiscendiamo verso Plaza de Armas e andiamo a visitare il Museo Inka il quale è fuori dal circuito del bolleto turistico e costa 10 soles. Il museo Inca si autodefinisce “the best museum in Cusco”, ma in realtà non ci entusiasma più di tanto. Dedica sale alle culture preincaiche Qollao (quella di Sillustani) e Pukarà; poi fa compiere al visitatore un percorso cronologico che illustra la preistoria e la storia della regione, fino agli Inca. Innanzitutto l’areale Inca si distingue in tre regioni climatiche, tre ambienti naturali in cui vive l’uomo: Yunka, che è l’ambiente forestale tropicale, Qeshwa, che è l’ambiente montano tra 2500 e 3500 m slm, ottimo per l’agricoltura, e Puna, l’ambiente montano tra 3800 e 4300 m slm, nel quale gli uomini si dedicano alla pastorizia. Le culture andine nell’areale di Cusco si sviluppano a partire dal 5000 a.C. (periodo chiamato Preceramico) con la pittura rupestre di una caccia al lama della cultura Virginniyok. Molte sono le culture che si avvicendano sul territorio prima dell’arrivo degli Inca nel 1200 e della costituzione definitiva del loro impero nel XV secolo. D’ora in avanti il museo si focalizza sugli Inca, sulle ceramiche, sull’architettura, su alcuni aspetti del culto e delle credenze. Pochi però sono gli oggetti che rimangono impressi: i crani deformati sono tra quelli. Il percorso affronta poi il periodo inca coloniale, quando dal 1532 in avanti gli Spagnoli controllano l’area imponendo il viceré e soprattutto la religione cattolica. Infine l’ultima sezione affronta il ritorno dell’idea del popolo inca e della cultura Quechua. Al piano terra, affacciato sul bel chiostro che ospita il museo, una breve esposizione parla dell’artigianato tessile, attività che è ancora svolta secondo i metodi tradizionali, con fuso, telaio e coloranti naturali. Chinchero, nel Valle Sagrado (dove andremo domani) è un centro di artigianato tessile che lavora sia la lana di pecora che di alpaca con metodi ancora tradizionali.

La cattedrale domina la Plaza de Armas di Cusco

Alle 13.30 prendiamo parte ad un tour, riservatoci dal nostro rappresentante in hotel, Carlos, dedicato a Cusco e alle rovine inca vicine alla città. La visita comincia con la Cattedrale in Plaza de Armas. Molto bella, molto ricca, la cattedrale si fa notare per il trionfo dell’oro nei suoi altari barocchi, anzi rococò, per le statue di madonne e santi che occupano gli altari, sontuosamente vestiti, e per alcune opere pittoriche dell’Escuela Cusqueña in cui si nota la caratteristica principale di questa corrente pittorica: la riproposizione in termini “andini” di temi e iconografie europee; risalta per esempio una copia di un dipinto di Velasquez in cui i Reali di Spagna rendono omaggio alla Madonna, nel quale al posto dei cavalli sono stati dipinti dei lama; in un’Ultima Cena, invece, sulla tavola, oltre al pane e al vino sono presenti prodotti tipici della cucina locale: patate, frutta e soprattutto il cuy al horno. Una cappella è dedicata al Cristo de los temblores, dei terremoti, cui la popolazione è tuttora devota, dato che Cusco è in una zona sismica piuttosto attiva.

Il Qoricancha, su cui si è installato il Monastero di Santo Domingo

Il tour prosegue con la visita al Qoricancha, tempio del sole occupato in epoca coloniale dal monastero di Santo Domingo. Il tempio del sole si caratterizza per l’andamento curvilineo del recinto, in pietre squadrate perfettamente coese, che doveva essere molto grande: del resto Cosco, l’ombelico del mondo, era la capitale dell’impero Inca e quello del sole era uno dei culti più importanti. Entriamo dentro il monastero di Santo Domingo, ma solo per vedere le strutture incaiche ancora conservate: si tratta di alcuni edifici quadrangolari con le pareti convergenti, le piccole finestre trapezoidali e le nicchie. È questa l’occasione di un primo incontro vero e proprio con l’architettura Inca, con la sua solidità e le sue caratteristiche ancora in gran parte difficilmente spiegabili. La visita ci ha appena solleticato l’appetito, ed ecco che prendiamo il bus che si inerpica per la collina sopra Cusco e ci porta nel grande complesso terrazzato e monumentale di Sacsayhuaman. Che cos’è? Una fortezza? Un complesso religioso? L’uno e l’altro o nessuno dei due?

Le imponenti murature del Sacsayhuaman, e Cusco sullo sfondo

Ancora non è chiaro (solo i terrazzamenti noti come andenes dovevano servire a fini agricoli), tuttavia è impossibile non restare stupefatti davanti agli impressionanti massi posti in opera secondo incastri perfetti e tuttavia difficili da spiegare: forse in qualche caso formano un disegno? Sembra al momento la soluzione più logica, anche se i miei occhi non riescono a leggere nulla sulle alte pareti di pietra. Poco distante da Sacsayhuaman, ancora sulle colline che incorniciano Cusco, si trova Q’enqo. Questo era sicuramente un centro di culto: innanzitutto la grossa pietra su piedistallo che sta nel mezzo di un anfiteatro che circonda il luogo rituale può essere assimilata (con un po’ di fantasia…) alla silhouette di un puma, animale sacro agli Inca. Giriamo intorno al complesso ed entriamo in una grotta angusta nella quale inequivocabile trova posto un altare di pietra. Non saliamo invece sul top del complesso, sul quale si trova scolpito un altare per sacrificio.

Un dettaglio delle murature di Sacsayhuaman

Riprendiamo il cammino, allontanandoci da Cusco, anche se rimaniamo pur sempre nelle pertinenze. I due siti, piuttosto vicini tra loro, sono Tambomachay e Puka Pukara. Tambomachay è molto bello: per raggiungerlo occorre percorrere un sentiero a piedi che si inoltra nella montagna: qui siamo ad una quota decisamente superiore a Cusco, lo capiamo dal freddo che fa, mentre ormai sta tramontando il sole. Tambomachay è una fonte sacra; meglio, intorno ad una sorgente è stato costruito un complesso che si addossa alla montagna, col solito sistema architettonico delle pietre perfettamente coese senza l’uso di malta che viene chiamato “Inca imperiale” dalla guida e che contraddistingue i complessi più importanti secondo una gerarchia dell’architettura che si ritrova ben evidente a Macchu Picchu.

La fonte sacra di Tambomachay

Raggiungiamo Puka Pukara che ormai è buio. Delle 30 persone che costituiscono la comitiva scendiamo a vederlo (quel poco che si vede) solo in 4. Peccato. Puka Pukara è una fortezza, come rivela il nome pukara che per l’appunto significa fortezza. Sulla via del ritorno ci viene offerta l’interessante esperienza di imparare a riconoscere la lana di alpaca dal tessuto sintetico: ci fermiamo in un’azienda che produce e vende prodotti in alpaca e qui scopriamo che la maggior parte dei banchini e dei negozietti di souvenir vendono prodotti sintetici spacciandoli per alpaca. I tessuti sintetici vengono cardati e pettinati per far tirare loro fuori il pelo e per renderli più morbidi, ma si sformano al primo lavaggio. L’alpaca al tatto sembra freddo, e un maglione di alpaca risulta più pesante di uno sintetico. Buono a sapersi! Ne faremo tesoro per i prossimi acquisti!

Turista, occhio alla spesa! Perché non tutto quello che ti viene venduto per lana di alpaca lo è davvero…

Quando rientriamo a Cusco è ora di cena. Non abbiamo voglia di cercare un ristorante, pertanto torniamo a Los Tomines. Qui scopro che ho un debole per la salsa di yucca. E dopo cena a nanna, ché la giornata è stata impegnativa.

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