Viaggio in Perù: esploratori nell’antica terra Quechua – 30/08/2012

Attraverso le Ande, il Perù più vero

Alle 7.20 parte dal Terminal terrestre degli autobus la nostra gita WonderPerù che ci porterà, in 10 ore di viaggio, da Puno a Cusco, facendo fermate intermedie nei luoghi di maggior interesse lungo il percorso.

E si parte. La prima città che si attraversa è Juliaca, centro industriale impressionante per quanto è diversa dalle città in cui siamo stati finora. Juliaca non è una città turistica, e si vede. Ciò che si nota è il disordine, la polvere, le strade che per la maggior parte non sono asfaltate, i mototaxi che ingolfano il traffico, i crocicchi di donne nullafacenti e i chioschetti improbabili presso cui si riuniscono capannelli di gente. Dà l’impressione di una povertà o miseria che è imbarazzante: qual è il vero Perù allora? E questa domanda oggi me la porrò spesso.

Camion parcheggiati lungo la strada a Juliaca

Mentre ci si comincia ad appressare alle Ande, ci fermiamo a Pukarà, la nostra prima tappa. Qui visitiamo il museo archeologico dedicato alla cultura di Pukarà, che si sviluppò dal 500 a.C. al 200 d.C. Poco fuori dal paese sono state scoperte 3 piramidi da attribuire a questa società preincaica, contemporanea piuttosto alla cultura di Tiahuanaco, che si sviluppa in Bolivia. Alcune delle credenze e simbologie Pukarà si riscontreranno poi pari pari nella cultura inca, come la chacana, la croce andina che rappresenta la croce del sud, e la suddivisione del mondo in mondo celeste governato dal condor, mondo terrestre governato dal puma e aldilà governato dal serpente. Altro tratto distintivo che si ritroverà negli Inca è il sacrificio umano: importante una statua di sacerdote, Hatun Ñagak, che tiene in mano la testa mozzata di un nemico. Come tutte le popolazioni andine prima e dopo di loro, i Pukarà erano allevatori di lama e alpaca, attività che, come vediamo lungo il cammino, permane tuttora.

Un reperto della cultura Pukarà nel giardino del museo

Il territorio che andiamo ad attraversare ora è molto brullo, non esistono insediamenti urbani, ma solo rare case o fattorie qua e là, e greggi di pecore e di mucche controllate da donne curve sotto il peso dei loro fardelli che sempre portano sulla schiena, o da bambini. Sembra una terra dimenticata da Dio e dagli uomini, un luogo dove il tempo si è fermato e dove l’unico tempo che conta è il passare delle stagioni, dove a nessuno interessa cosa succede nel resto del mondo perché non interessa sapere che esiste un resto del mondo. Mi chiedo quale sia il livello di alfabetizzazione in queste contrade sperdute, lande isolate, collegate solo da una strada ai centri più vicini.

Il pueblo di Puka Pukara, sulle Ande

Man mano che si sale di altitudine l’antropizzazione già scarsa diminuisce. La nostra seconda tappa è il punto più alto della strada, a 4300 m slm, che guarda al ghiacciaio Chiribamba. Siamo davvero in mezzo alle Ande. Qui al belvedere è allestito un piccolo mercato in funzione turistica, compresa una signora in abito tradizionale con bambino in groppa sulla schiena, cucciolo di alpaca in braccio e alpaca accanto, per farsi fotografare e spillare così 1 sol ai turisti.

D’ora in avanti la strada è in discesa, la  vegetazione diventa un curioso mix di conifere e agavi, mentre aumentano le case sparse, ciascuna con due o tre mucche; quindi attraversiamo veri e propri pueblos. Ci fermiamo per pranzo lungo la via, quindi riprendiamo il cammino.

2 alpaca pascolano dietro il ristorante nel quale facciamo pausa pranzo

Arriviamo a Raqchi, pueblo inca nel bel mezzo delle Ande. Ormai l’area è molto turistizzata, tuttavia alcuni sfruttano tuttora i terrazzamenti inca a fini agricoli. Il pueblo attuale si completa con una piazza attorno alla piccola chiesetta coloniale e chiusa da alcuni edifici, mentre in mezzo è allestito un mercatino: Raqchi è un rinomato centro di produzione ceramica. In epoca inca invece a Pachacutec, l’uomo che da solo intorno al 1470 diede origine alla fase imperiale dello stato inca, qui apparve il dio Wiracocha, la massima divinità dell’olimpo incarico, il dio creatore e supremo. Gli fu allora dedicato un grande tempio della cui struttura rimane solo la muraglia divisoria centrale, che separava la zona degli uomini da quella delle donne, le fondazioni laterali e le basi delle colonne in muratura che aiutavano nel sostegno del tetto. Il sito si completava con una zona agricola, alla quale corrispondevano160 qolcas, granai a pianta circolare, e una zona abitativa destinata ai sacerdoti del tempio, o comunque alla élite cittadina e alle donne della comunità scelte come concubine. Il tutto era racchiuso da una muraglia che correva sulla cima delle alture circostanti per 5 km. È questo il nostro primo incontro con l’archeologia inca, se si eccettuano le chullpas di Sillustani.

Il tempio di Wiracocha a Raqchi

Riprendiamo il cammino, che ora costeggia un fiume, il Rio Urubamba, che nasce nelle Ande, attraverserà poi la Valle Sacra degli Inca per andare a buttarsi, molto più avanti, nel Rio delle Amazzoni. Aumentano i villaggi, che sono sempre più grandi: a Occobamba è in corso la festa patronale di Santa Rosa, tutta la popolazione è in festa e in abito tradizionale.

Gente per le strade di Occobamba durante la festa patronale di Santa Rosa di Lima

A Andahuaylillas ci fermiamo. Qui c’è quella che viene definita la Cappella Sistina dell’America Latina: è la Iglesia de San Pedro del XVI-XVII secolo, nota per i suoi cicli pittorici vivaci e molto belli, espressione più alta dello stile coloniale spagnolo. È barocca, anche rococò in certe sue forme. L’altare maggiore è arricchito da specchi per riflettere la luce in una chiesa che ha poche e piccole finestre. Il tetto è dipinto a losanghe con motivi vegetali all’interno. Nella parte alta delle pareti lungo la navata sono rappresentate su tela le storie di San Paolo, opere di Escuela Cusqueña. In basso invece è un fregio a motivi di derivazione incaica. Sulla parete di fondo è dipinta un’allegoria del cammino dell’uomo verso l’inferno, su una strada larga e cosparsa di fiori, ma circondata da demoni, e il cammino verso il paradiso, che è stretto e angusto. La chiesa sorge su un tempio inca; il tempio fu distrutto e sui suoi resti, il pavimento e alcuni lacerti di muro, fu costruita la chiesa che nelle intenzioni dei cristianizzatori doveva essere il segno della conversione delle genti indigene. È questa l’ultima tappa. L’ultimo tratto in auto è l’avvicinamento a Cusco. Si intensificano e si ingrandiscono gli abitati, aumenta il traffico.

la piazza di Andahuaylillas

Cusco by night

A Cusco ci accoglie la grande statua dell’Inca Pachacutec, il fondatore dell’impero Inca che in Cusco, anzi Cosco, aveva la capitale. L’autobus arriva a destinazione, noi arriviamo al nostro hotel, Inkarri, a poca distanza dalla Plaza de Armas di Cusco. Il tempo di prenotarci per le escursioni guidate dei prossimi giorni, di rinfrescarci in hotel, e usciamo per andare a vederla, la piazza principale della città che per gli Inca era l’ombelico del mondo. La piazza è in effetti molto grande e molto bella: la cattedrale domina un lato, mentre gli altri sono occupati da portici. In mezzo sono giardini e la fontana dell’Inca, cosiddetta perché sovrastata dalla statua di un inca.

Plaza de Armas by night

Facciamo un breve giro per renderci conto che la città, che potremmo definire la Firenze del Sudamerica, è brulicante di turisti, ma anche di trappole per turisti, dal ristorante al negozietto di souvenirs. È zeppo anche di ambulanti che ti vengono incontro proponendoti la loro merce. Troppi. Cerchiamo un ristorantino che faccia cucina peruviana e non fusion Italia-Cina-Perù come sono la maggior parte dei ristoranti in Plaza de Armas. La nostra scelta cade su Los Tomines, incredibilmente poco frequentato (forse perché non è sulle guide?), che però propone piatti tipici della tradizione peruviana e cusqueña come il cuy al horno, il porcellino d’India. Ceniamo qui, spendiamo pochissimo e divertiti e soddisfatti torniamo in hotel.

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2 thoughts on “Viaggio in Perù: esploratori nell’antica terra Quechua – 30/08/2012

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