Viaggio in Perù: esploratori nell’antica terra Quechua – 29/08/2012

Sul lago Titicaca – las Islas Flotantes

La giornata di oggi è interamente dedicata ad un’escursione sul lago Titicaca. Ci imbarchiamo a Puno alle 7 del mattino. La prima meta è una delle 45 islas flotantes abitate dalla popolazione degli Uros. Per arrivarvi attraversiamo un canale realizzato in mezzo ai giunchi che crescono qui. La popolazione degli uros trae proprio dalla totora, il giunco, il necessario per vivere. Da quando, circa nel 1200, furono costretti ad abbandonare le montagne prospicienti il lago dall’arrivo di popolazioni più forti, gli uros si inventarono un modo di vivere totalmente nuovo: scesero nel lago e costruirono vere e proprie isole galleggianti a partire dai banchi di totora. Da allora, ogni volta che devono costruire un’isola galleggiante sezionano i banchi di totora, comprensivi di tutte le radici che sono piuttosto spesse, le trasportano nel punto in cui vogliono fermare l’isola, le ancorano con dei pali al fondo del lago. Con le radici fanno la base, con i giunchi che vengono tagliati fanno più strati, che volta volta vengono rinnovati, per rendere la superficie impermeabile. Su uno strato più alto costruiscono le capanne, anch’esse in giunchi. Chi ha inventato questo sistema dev’essere stato un genio. Tutto questo ci viene spiegato sull’isola galleggiante sulla quale sbarchiamo: l’effetto è strano, perché non sembra di essere scesi dalla barca, anzi, vediamo il “terreno” che si alza e si abbassa sotto i nostri piedi, perché di fatto galleggia!

Le Islas Flotantes nel lago Titicaca

La totora è commestibile, ne assaggiamo un pezzettino: sa vagamente di cetriolo, ma ha la consistenza di un marshmallow. Le isole galleggianti sono tuttora abitate dagli uros, che vivono di caccia, pesca e… turismo. Tutta la gita e l’arrivo sull’isola ha il sapore di una messinscena apposta per il turista, tant’è che veniamo accompagnati nelle capanne delle singole famiglie e qui si svela l’arcano: compra turista, compra a caro prezzo oggetti fabbricati da noi. Viene il dubbio che sia solo un’attrazione turistica, che non ci vivano realmente. Quale che sia la verità, qui è portato alle estreme conseguenze il rapporto col turista. È un incontro con la popolazione locale totalmente falsato.

Come si costruisce un insla flotante?

Sul lago Titicaca – Taquile

Lasciamo a metà mattina le isole galleggianti per fare rotta verso l’isola di Taquile, a 2 ore di navigazione. Ci allontaniamo dunque da questa bizzarra comunità, che ha comunque il suo fascino, per trasferirci su un’isola vera, abitata da una comunità che ha un forte senso della tradizione e che ha imposto delle regole di comportamento ai turisti che arrivano ospiti sull’isola.

L’isola di Taquile, sul lago Titicaca

L’isola è, come dire, in salita: dall’approdo una salita panoramica sul lago porta sino al villaggio di Taquile, sulla sommità. La via risale i terrazzamenti ricavati nella montagna per coltivare e per consentire alle numerose pecore di brucare. La vista spazia sul lago fino alla cordigliera andina con le cime più alte innevate, già oltre il confine boliviano. Al villaggio non c’è molto da fare se non acquistare l’ennesimo oggetto artigianale in lana.

il pueblo di Taquile

Pranziamo al ristorante locale a base di troucha, la trota pescata nel Titicaca, e chiudiamo il pasto con la muñita, un mate de muña, una sorta di mentuccia che cresce da queste parti e che ha capacità digestive. Durante il pranzo ci viene illustrata una delle peculiarità degli abitanti di Taquile: l’abbigliamento maschile. L’uomo sposato si distingue dal celibe – che corrisponde al giovane – per il copricapo, rosso, mentre il celibe lo ha bianco e rosso, per una fascia che tiene in vita e per la borsa della coca che tiene legata in vita. Quando due uomini di Taquile si incontrano, si salutano scambiandosi foglie di coca prese dalla loro rispettiva borsa. Anche la donna sposata si distingue dalla nubile: quest’ultima indossa uno scialle nero decorato da pompon multicolore, mentre la donna sposata indossa uno scialle nero con un unico pompon dal colore non troppo acceso.

L’isola di Taquile è popolata da tante greggi di pecore: sulla produzione della lana si basa l’economia isolana

La discesa dal villaggio all’approdo, compiuta per altra via, è una splendida passeggiata panoramica in mezzo ai terrazzamenti, alle pecore, agli eucalipti (introdotti in Perù nel 1868 e adattatisi benissimo alla terra e al clima), con sempre, sullo sfondo, lo splendido blu del lago Titicaca. Lungo la discesa la nostra guida, saputo che siamo italiani, pensa bene di mettersi a parlare di calcio: uomini di tutto il mondo, perché siete tutti uguali?

Dopo due ore di navigazione – durante le quali imparo a farmi il mate de coca da sola, usando 7 foglie per una tazza d’acqua calda – rientriamo a Puno. Visitiamo brevemente la bella e buia chiesa in Plaza de Armas e a cena andiamo al ristorante Tulipanis, lungo la via dello struscio, dove prendiamo la zuppa di quinoa, cereale locale, e l’alpaca cucinato con le foglie di coca. Nel frattempo in Plaza de Armas iniziano i festeggiamenti per Santa Rosa di Lima, patrona del Sudamerica.

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