Viaggio in Perù: esploratori nell’antica terra Quechua – 26/08/2012

Primi incontri con l’archeologia peruviana: non ci sono solo gli Inca…

Ci alziamo con calma stamani. Del resto siamo a Lima solo di passaggio, perché alle 13.30 ci trasferiremo in aeroporto per prendere il volo per Arequipa. Yolanda ci consiglia di spendere la nostra mattinata al poco distante Museo de la Naciòn, che ha sede dentro l’immenso complesso del Ministerio de la Cultura e che ospita un’esposizione permanente, il Museo de la Historia y de la Cultura Peruana, e una mostra temporanea dedicata ai recenti scavi a Chornancap, nella regione costiera del Nord del Perù di Lambayeque, nel corso dei quali è emersa la ricca sepoltura di una sacerdotessa vissuta tra XII e XIII secolo. Un ulteriore piccolo spazio vuole sensibilizzare il pubblico riguardo la lotta al mercato clandestino di reperti archeologici, problema che dev’essere molto sentito, e non faccio fatica a crederlo. Museo interessante, perché parte da un presupposto importante: in Perù non ci furono solo gli Inca. Essi anzi furono gli ultimi ad arrivare e quelli la cui cultura durò meno. Se si pensa che l’Impero Inca durò dal 1440 al 1530, quando arrivarono gli Spagnoli… molte sono invece le culture precolombiane e preincaiche che occuparono queste terre, che svilupparono l’agricoltura, l’artigianato orafo, la produzione ceramica e artistica, ma anche e soprattutto i rituali e le usanze religiose. Tutto ciò emerge molto bene attraverso gli oggetti esposti, i vasi in ceramica dalle forme più fantasiose, animali, antropomorfe, evocanti vere e proprie scene come il sacrificio, le oreficerie, come le meravigliose maschere cerimoniali d’oro della cultura Lambayeque. Nasca, Wari, Lambayeque, Chancay, Moche, Chimu sono alcuni dei nomi di queste popolazioni che si alternarono in Perù prima dell’arrivo degli Inca e soprattutto degli Spagnoli. Il museo offre poi un prezioso spaccato sul sincretismo culturale che si determinò in Perù nel XVI secolo a seguito del contatto con gli Spagnoli, che portò all’elaborazione di nuove iconografie, soprattutto a carattere cristiano, e nuove tecniche artistiche, con l’introduzione della vetrina nella produzione ceramica. Molti artisti giunsero infatti dalla Spagna sperando di far fortuna e furono attori fondamentali in questo processo di incontro di culture. Nasce quella che viene chiamata Escuela Cusqueña, che caratterizza la produzione artistica, in particolare pittorica, dal ‘600 in avanti. L’esposizione si completa infine  con uno sguardo veloce sull’arte peruviana del XIX e XX secolo.

Una maschera d’oro della cultura Lambayeque, precolombiana

Finita la nostra visita, troviamo un mercato tradizionale, coperto, nel quale trovano posto dai negozietti di abbigliamento ai banchi di alimentari, in particolare di frutta e verdura (le pannocchie bianche non le avevo mai viste!) ai chioschetti dove poter prendere il pollo alla brasa. E a proposito, è ora di pranzo: mentre ritorniamo verso Casa Yolanda ci fermiamo nello stesso locale dove abbiamo cenato ieri sera. Un altro ¼ di pollo a la brasa, dopodichè torniamo da Yolanda, la salutiamo e andiamo all’aeroporto, dove ci imbarchiamo per Arequipa.

 

Arequipa by night

Arriviamo ad Arequipa quando ormai sta calando la notte. Mentre l’aereo si abbassa vediamo le luci della città che si stende alle pendici dei suoi vulcani: una lingua arancione nel buio, mentre ancora si stagliano nella penombra le cime dei vulcani innevati. La vista ha un che di magico.

Il nostro hotel, Hostal de las Torres de Ugarte, è in centro, a due passi dal Monasterio de Santa Catalina e da Plaza de Armas. È proprio qui che ci dirigiamo, dopo il check-in, e troviamo una bella piazza quadrata chiusa da portici su tre lati e la bella cattedrale sul quarto, giardini rigogliosi e una fontana nel centro. La piazza è ben illuminata, da un lato si diparte una strada pedonale che è il fulcro dello struscio cittadino.

La plaza de Armas di Arequipa by night

È ora di cena, per cui andiamo a cercare un ristorante. Vogliamo provare la carne di alpaca e troviamo il locale che fa per noi: il ristorante Zig-Zag, di fronte al Monasterio de San Francisco. Qui mangiamo fino a scoppiare: un antipasto “alpandino” completo di salumi, formaggi, burro aromatizzato, patate e mais bianco, che ha i chicchi più grandi e più gommosi dei nostri consueti chicchi gialli, e come piatto principale filetto di alpaca, che ci viene servito sulla pietra lavica sulla quale è cotto, accompagnato da una patata al forno con burro aromatico sopra e una serie di salsine più o meno piccanti. Non c’è modo migliore di approcciare con la cucina peruviana e, quasi rotolando, ce ne torniamo in hotel.

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