Viaggio in Perù: esploratori nell’antica terra Quechua – 1/09/2012

Tour nel Valle Sagrado

Il tour odierno, prenotato di nuovo dal nostro rappresentante Carlos, ha 2 mete fondamentali: i terrazzamenti spettacolari di Moray e le saline di Maras, nel Valle Sagrado.

Cusco fuori dal centro non è un granché: le case della periferia sono in mattoni e non finite, ricordano molto Puno. Mi chiedo quale sia la Cusco vera…

La strada va verso Chinchero, noto centro tessile artigianale, ed è qui che chi fermiamo, per farci spiegare i segreti dell’arte del filare, del tessere e del tingere le fibre. Fuso e telaio sono comuni a pressoché tutte le comunità umane di ogni tempo e luogo. Quelli che cambiano sono gli ingredienti per tingere la lana. E sulle Ande hanno un colorante naturale rosso che è una chicca: la cocciniglia. Questo parassita dei fichi d’India, se schiacciato o spremuto dona il colore rosso. Appassionati di piante grasse, che vi affannate a uccidere le cocciniglie che infestano le vostre cactacee, sappiate che dall’altra parte del mondo c’è chi le usa per colorare di rosso le fibre.

Ci viene spiegato come le donne di Chinchero tingono i tessuti ancora con metodi tradizionali

Dopo questo stop a Chinchero ripartiamo con destinazione Moray. Qui l’impatto visivo è fortissimo: gli Inca hanno utilizzato i pendii di un antico lago prosciugato e le sue adiacenze per creare delle andenes, dei terrazzamenti curiosamente circolari. Dall’alto sembrano tanti cerchi concentrici che vanno riducendosi man mano che si scende. La perfezione è assoluta. Scendiamo con fatica diverse andenes fino ad arrivare nel centro; ma la risalita è peggio: perché per salire e scendere dai terrazzamenti gli Inca non fecero comodi gradini, ma preferirono sistemare delle pedarole, pietroni posti di piatto che fuoriescono dal terrazzamento a mo’ di scala. Gioco di equilibrio e di gambe, per noi intrepidi e atletici viaggiatori.

Gli impressionanti terrazzamenti inca di Moray

Per andare verso le saline, passiamo dal pueblo di Maras, le cui case sono tutte in mattoni, tipica architettura povera delle Ande: i mattoni sono ricavati direttamente dalla terra argillosa, tagliati e lasciati ad essiccare al sole, poi raggruppati e infine posti in opera. È una produzione che qualunque proprietario di casa può fare per sé; le case hanno un colore rosato e nei mattoni si nota la paglia mischiata, perché è la terra stessa senza depurazione o altro, che viene utilizzata.

Le incredibili saline di Maras, bianchissime sotto il sole di mezzogiorno

Le saline di Maras sono uno spettacolo. Utilizzate sin da epoca Inca, occupano il fianco di una montagna che affaccia sulla valle del fiume sacro Vilcamayu, o Vilcamota, o Urubamba, a seconda di quale dei suoi tre nomi, Inca o Quechua, si voglia utilizzare. Da una piccola fonte di acqua salata – salata per motivi geologici che arretrano nel tempo fino al distacco della Pangea e alla formazione del Sudamerica – scende un ruscello la cui acqua viene deviata in vasche di decantazione successive che occupano tutto il pendio, dove l’acqua si ferma ed evapora, rilasciando al suo posto il sale bianchissimo, la cui luce abbacina a quest’ora, mezzogiorno circa. L’impatto visivo anche in questo caso è fortissimo perché le saline sono molto estese, arrivano fino a valle, mentre noi siamo sulla parte sommitale di esse. Un gruppetto di persone sta raccogliendo il sale in una delle vasche: una lo raggruppa con una pala, un altro lo prende in un setaccio, lo filtra dell’acqua in eccesso e lo butta su una montagnola già formata dove il sale si può essiccare. Mestieri che non è facile incontrare al giorno d’oggi.

Un lavoro antico condotto sempre con gli stessi metodi: la raccolta del sale

A zonzo per Cusco

Ritorniamo a Cusco nel primo pomeriggio. Personalmente ho un po’ fame, così saliamo verso San Blas, dove c’è una panederia che fa delle ottime pies a 5 soles e dove cerchiamo un ristorantino per la sera. Questo pomeriggio vogliamo goderci il centro, fare una bella passeggiata facendoci portare dai nostri piedi; inoltre abbiamo già puntato una serie di negozietti e un market dove fare i nostri acquisti. Dedicheremo questo pomeriggio a noi più che alla città in sé. E questo gioco ha i suoi vantaggi: per esempio usciamo dalla Puerta Santa Clara e avanziamo fino al Mercado San Pedro, il grande mercato coperto di Cusco, frequentato sì da turisti, ma soprattutto da cusqueñi, che non è cosa da poco in un centro così turistico. Dentro al mercato, la cosa che affascina di più, come in buona parte dei mercati del mondo, è il reparto alimentari, se così lo si può definire: dalla frutta multicolore ai cereali, come il mais rosso e la quinoa, che solo qui si possono trovare, dai formaggi alla carne, di cui non viene risparmiato nulla, persino i musi dei bovini, con tanto di denti che fanno “bella” mostra di sé dentro cesti piuttosto grandi. Tolto questo particolare per stomaci forti, il mercato è un’esperienza molto bella, che vale la pena di provare. Alle 16.30, quando ci siamo noi, è ancora in febbrile attività.

musi di mucca in vendita al reparto carne del mercado di San Pedro. Per stomaci forti…

Fuori dal mercado San Pedro mi faccio pizzicare dalla voglia: un’ambulante vende popcorn vagamente rossi: vogliono essere popcorn alla chicha morada. Li voglio! Sono popcorn normali, spruzzati di chicha e dolci; niente di eccezionale, quindi. Ma costano 50 cent di soles e l’idea mi entusiasma un monte! Poi in questo viaggio abbiamo scoperto di adorare la chicha morada (anche se Lorenzo va matto per l’Inka Cola…) e quando c’è l’occasione, approfitto sempre!

Uno scorcio della Plaza de Armas di Cusco

Passo dopo passo, le nostre scarpe ci portano al Museo Precolombino, che anche se non si definisce the best museum in Cusco, per noi lo è. Il biglietto costa 20 soles, ma li vale tutti. Il museo ospita alcuni avanzi di magazzino, se così li vogliamo chiamare, del museo Larco di Lima, ben più famoso per la sua vastissima collezione di ceramiche delle popolazioni precolombiane. Si inizia con una sezione tematica, a piano terra, dedicata alle classi di materiale: abbiamo gli ornamenti in conchiglia, gli oggetti in argento e in oro, le statue antropomorfe in legno, la ceramica. Al primo piano, cultura per cultura, dalla più antica alla più recente, sono esposte ceramiche, vasi, bottiglie, vasi plastici dalle forme più varie e fantasiose, che consentono di farsi un’idea della produzione ceramica dietro alla quale sta la tecnologia, l’immaginario collettivo, il senso artistico dell’artigiano che plasmò e dipinse ogni singolo oggetto. Le spiegazioni hanno un curioso approccio storicoartistico. Il ceramista è un vero e proprio artista che vuole trasmettere un messaggio alla sua comunità. Mancano però riferimenti ai contesti di rinvenimento, che potrebbero fornire qualche informazione in più sulla destinazione di ogni singolo oggetto. Ma i pezzi esposti sono meravigliosi e rivelano una capacità di plasmare l’argilla – dato che non avevano il tornio, e una fantasia nei soggetti rappresentati che stupisce davvero.

Alcuni dei pezzi più significativi esposti al Museo Precolombino

A cena andiamo in un localino a San Blas dove nuovamente mangiamo molto bene, e con un chicharron de chancho concludiamo degnamente la giornata.

2 thoughts on “Viaggio in Perù: esploratori nell’antica terra Quechua – 1/09/2012

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