Cosa resta di Florens

Florens, la manifestazione culturale che si é svolta a Firenze all’inizio di novembre, é ormai lontana, le installazioni che hanno animato le due piazze principali della città, la piazza del duomo e piazza Santa Croce, sono state smontate quasi subito dopo la conclusione della manifestazione.
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Florens si é svolta su due livelli, si potrebbe dire. Entrambi rivolti a tutto il pubblico, a chiunque interessato o meno ai temi della cultura legata all’attualità, eppure con differenti livelli di coinvolgimento: durante il giorno, a Palazzo Vecchio erano organizzati convegni, tavole rotonde, incontri, lectio magistralis aperte a tutti, ma su temi abbastanza specifici per chi ha interessi mirati verso un dato settore: moda, musei, investimenti, paesaggio, urbanistica; tra i personaggi invitati a partecipare anche nomi importanti come Philippe Daverio e lo stesso ministro Ornaghi. Tutta la cittadinanza é invitata a partecipare, pochi ovviamente partecipano, rispetto alla totalità. Ma molti sono stati coinvolti dall’aspetto che la città ha assunto in quei giorni.
I turisti sicuramente si saranno compiaciuti di trovarsi a Firenze nel mezzo di una manifestazione così importante e di poter così portare a casa delle foto ricordo uniche. Ma la sorpresa più grande é stata senz’altro per i Fiorentini, che si sono trovati a passeggiare per una piazza davanti al duomo invasa da alberi di ulivo, o da una piazza Santa Croce in cui campeggiava un’immensa croce in blocchi di marmo di Carrara, opera di arte urbana realizzata da Mimmo Paladino. In più, per tutti c’era l’opportunità gratuita (se si aveva la pazienza di mettersi in coda) di vedere per la prima volta riuniti insieme 3 crocifissi realizzati da Donatello, Michelangelo e Brunelleschi, all’interno del Battistero di San Giovanni.
Personalmente, mentre ho delle riserve su alcune delle tavole rotonde che ho seguito (ma non é questa la sede), sono rimasta piacevolmente colpita da queste manifestazioni “di massa”, che poi sono di decoro urbano: gli olivi davanti al duomo, se, visti tutti insieme, forse non erano così spettacolari, offrivano però la possibilità di giocare a intravvedere la facciata di Santa Maria del Fiore e il Campanile di Giotto tra le fronde (in quei giorni instagram é stata invasa dal duomo incorniciato da foglie di ulivo): un modo per godere sotto un’ottica diversa la piazza che se per i turisti é un punto nevralgico della loro visita nel capoluogo toscano, per i fiorentini é solo un punto di passaggio in cui camminare distrattamente e spesso a passo veloce.
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L’altra installazione, spettacolare, era la Croce di Mimmo Paladino in piazza Santa Croce. Lì per lì l’opera lasciava perplessi, perché dal basso era impossibile percepire la forma della croce gigantesca costituita da grossi blocchi a malapena sbozzati di marmo di Carrara. Ma, di nuovo, la piazza era diventata un modo per percepire in modo diverso gli spazi, e per viverli, girando tra i blocchi di marmo, salendoci sopra, se necessario, creando nuovi punti di vista e diventando protagonisti di un’opera d’arte viva: e salendo sul sagrato si percepiva, quest’opera d’arte vivente, costituita dalla gente che passeggia, corre, gioca, porta a spasso il passeggino e il cane… La gente si é appropriata di spazi antichi che le appartengono da sempre in un modo del tutto nuovo. E in questo Florens ha fatto un bel lavoro, ha avuto una bella intuizione.

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Perché é inutile parlare di cultura di tutti e per tutti se poi ci si chiude solo dentro Palazzo Vecchio a raccontarsela o a lamentarsi. Cultura é partecipazione, partecipazione é condivisione e gli spazi urbani, che sempre di più snobbiamo chiudendoci dietro mura di isolamento, devono giocare un ruolo fondamentale nel nostro essere cittadini. Bene, dunque, che esistano manifestazioni di questo tipo, che ogni tanto ci ricordano quale ruolo giochiamo nella nostra società contemporanea: un ruolo da attori, non da meri e passivi spettatori.

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