Paesaggi Rurali Storici. Una mostra, un libro, un tema che ci è caro

Nell’ambito di Florens2012 si è parlato, tra le varie espressioni della cultura e dei Beni Culturali, anche di Paesaggio. Lo si è fatto attraverso una tavola rotonda, un forum internazionale, una breve mostra fotografica, che altro non è se non la presentazione di un volume dedicato ad un progetto di ricerca internazionale volto a selezionare i paesaggi rurali storici italiani. Il volume è “Paesaggi Rurali Storici”, a cura di M. Agnoletti, edito dalla Laterza, che raccoglie 123 paesaggi rurali in tutte le regioni italiane definendo la loro origine storica, la loro integrità e vulnerabilità.

paesaggi rurali storici

La mostra “Paesaggi rurali storici” allestita nel chiostro di Palazzo Vecchio durante Florens2012

Nel bellissimo chiostro di Palazzo Vecchio, quello al quale si accede direttamente dall’ingresso dominato dalla copia del David di Michelangelo, è stata allestita una breve mostra fotografica che esemplifica il lavoro svolto dal progetto di ricerca e pubblicato poi nel volume. I risultati prodotti dal progetto, si legge nel pannello di presentazione della mostra, sono stati così rilevanti da convincere il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali della necessità di istituire un inventario nazionale del paesaggio e delle pratiche tradizionali. Nella ricerca, si legge ancora, il paesaggio è emerso come il risultato dell’integrazione nello spazio e nel tempo di fattori economici, sociali e ambientali, una risorsa complessa, di cui gli agricoltori sono stati i principali artefici.

Ma quando si sono formati i nostri paesaggi rurali storici? Alcuni risalgono addirittura ad età preromana, anche se la maggior parte si è formata in età medievale. Tra i paesaggi contemplati nella mostra, e nel volume, vi sono in Puglia la valle d’Itria con i caratteristici trulli, i pistacchieti della valle di Bronte, in Sicilia, le sugherete della Gallura, in Sardegna, la Val d’Orcia in Toscana e in Liguria i terrazzamenti delle Cinque Terre e – e la cosa mi fa molto piacere – gli oliveti a bosco di Lucinasco (IM).

bosco di lucinasco

gli oliveti a bosco di Lucinasco, uno dei 123 paesaggi rurali storici d’Italia

Il dibattito sul paesaggio è tuttora molto acceso, e se ne è parlato a Florens 2012 in più di un’occasione: il concetto stesso di paesaggio richiama infatti almeno 3 ambiti differenti: l’ambiente e il territorio, dunque un ambito che si può definire “naturale”; l’attività umana che vi si svolge, sia economica che insediativa, dunque un ambito che si può definire “antropico”; la stratificazione storica che dà vita a dinamiche e processi di vita e di identità delle comunità, dunque un elemento che si può definire “culturale”. A livello legislativo questo comporta che il paesaggio venga smembrato nelle competenze diverse dei ministeri per i Beni e le Attività Culturali – che contemplano anche il paesaggio nel suo elemento “culturale”, dell’Ambiente e delle Politiche Agricole. Ciò comporta scelte che non sempre vanno nella direzione della corretta preservazione del paesaggio. Ma proprio intorno alla conservazione, e alla valorizzazione che ne consegue, si sta sviluppando ultimamente la discussione più accesa: perché quello che ha rivelato il progetto di ricerca di cui parlavo più sopra, è che alla base della formazione del paesaggio c’è il lavoro dell’uomo; il paesaggio rurale è esso stesso un prodotto del lavoro, dunque è dinamico, bisogna stare attenti a politiche di conservazione che rischiano di bloccarlo come se fosse in cartolina. Bisogna in sostanza trovare il giusto rapporto tra la conservazione – che non può essere statica – e la continuità della vita che vi si svolge, tra la valorizzazione per il turismo e il recupero per l’identità della comunità che vi vive e lo amministra.

val d'orcia

La val d’Orcia, uno dei 123 paesaggi rurali storici d’Italia

Il dibattito, naturalmente, è ben lontano dal trovare una soluzione. Soprattutto, in casi come questi, sono poi le azioni pratiche che si adottano che devono avere a mente soluzioni né lesive dell’identità paesaggistica né congelanti un’immagine che poi, se non viene più vissuta, rischia di risultare finta. La mostra sui paesaggi rurali storici, e soprattutto il volume, fanno rendere conto a noi, che amiamo conoscere, girare per il nostro territorio, approfondire ciò che vediamo, che ancora una volta la nostra Italia ha una ricchezza intrinseca fatta di millenni di storia di uomini che hanno lavorato, forgiato, costruito e coltivato, dando vita all’immagine del territorio che vediamo noi oggi. Per questo, noi amanti del viaggiare a tutti i livelli, che troviamo soddisfazione anche nel fare una passeggiata sulle colline dietro casa dobbiamo essere grati a chi ci fornisce strumenti come questo, che ci insegnano ancora di più ad amare le specificità locali della nostra bella Italia.

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