Il nostro incontro con gli Aborigeni australiani

Oggi è la Giornata Mondiale delle Popolazioni Indigene. E mentre l’UNESCO dedica un’intera rivista ai popoli indigeni del mondo, a me tornano in mente gli unici “indigeni” che mi è capitato di incontrare in giro per il globo: gli Aborigeni australiani. In realtà un vero e proprio incontro non c’è stato, è mancato un vero e proprio contatto, ma le situazioni in cui li abbiamo incrociati mi hanno permesso di farmi un’idea sulla situazione degli Aborigeni in Australia oggi, a pochi, pochissimi anni dalla richiesta di scuse ufficiali da parte del governo australiano per la triste vicenda della Generazione Rubata (cui è dedicato, tra l’altro, il film Australia).

aborigeni australiani

L’anziano aborigeno che ha recitato come attore nel film “Australia”

Lo dico subito, si tratta delle mie personalissime opinioni, formulate sulla base di un’esperienza diretta che è senza dubbio superficiale e incompleta, ma che è quella che si percepisce a livello macroscopico.

Il nostro primo incontro con gli Aborigeni è avvenuto ad Ayers Rock, davanti ad un supermercato aperto di notte nel centro residenziale di cui fa parte anche il Resort Ayers Rock Pioneers dove alloggiavamo. Lì abbiamo visto alcune donne che avevano fatto la spesa e chiacchieravano anche con qualche donna bianca prima di ritirarsi. La cosa che mi ha colpito subito è stata, oltre il colore nero nerissimo della pelle, il fatto che fossero molto grasse: come se l’alimentazione all’occidentale non giovasse al loro metabolismo – cosa che non fatico a credere. Ma la cosa che mi ha colpito forse di più ancora è stata che, pur avendo la possibilità di sedersi su una panchina, preferivano stare sedute per terra a gambe incrociate. La sensazione che ho avuto è stata quella di un rifiuto di una convenzione occidentale che se dio vuole non gli è stata imposta (nessuno può imporre a chicchessia dove sedersi in un luogo pubblico, mentre il fatto di indossare abiti è un’imposizione, così come parlare inglese, ecc.). La stessa sensazione, di rifiuto di alcune regole della società occidentale, l’ho avuta ad Alice Springs, sempre nel deserto, dunque, dove di nuovo gruppi di aborigeni ai giardini preferivano stare seduti a terra piuttosto che sedere sulle panchine. Ad Alice Springs abbiamo anche visto coppie miste, di aborigeni uniti a donne bianche e viceversa: dunque l’integrazione sociale c’è.

Un villaggio totalmente abitato da aborigeni è Hermannsville. Ex missione tedesca sorta verso fine ‘800 per convertire ed educare gli aborigeni lungo la Mereenie Loop Road, a un centinaio di km da Alice Springs, la missione è oggi un sito storico visitabile dietro pagamento di biglietto (10 AUD), molto ben conservato, con la chiesina bianca, la scuola, la macelleria, l’officina del fabbro, gli alloggi del capomissione e degli inservienti, e completa di una bella raccolta fotografica che mostra la vita di questa missione che ebbe vita per buona parte della prima metà del ‘900 e che accolse l’artista aborigeno Albert Namatjira (la cui storia meriterebbe un post a parte: notato per le sue doti di pittore da un artista bianco, negli anni ’30 del ‘900 raggiunse un insperato successo e gli fu addirittura conferita la cittadinanza australiana, lui, unico tra gli aborigeni; ma solo lui e la moglie, in quanto cittadini australiani, potevano vivere in una città di bianchi, mentre i figli, stando alla legge, privi della cittadinanza non potevano; fu arrestato 20 anni dopo perché beccato a bere whisky e morì tristemente in prigione, simbolo di un’integrazione che ancora era ben lontana dal verificarsi). Il sito storico è gestito da aborigeni, aborigena è la ragazza che sta in biglietteria e che non regala neanche un sorriso (solo alla fine della visita, quando ho acquistato una splendida collana di artigianato locale). Mi dà l’impressione di far parte di una popolazione molto diffidente e che preferisce stare per proprio conto, nonostante il sito sia, almeno nelle intenzioni, turistico. Nello stesso villaggio la zona residenziale è annunciata da un cartello che intima in tono perentorio di non scattare fotografie. Non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di disubbidire all’ordine, ovviamente.

hermannsburg

La missione di Hermannsburg

La situazione degli aborigeni cambia se ci si sposta a Darwin o a Cairns, le altre due città dove li abbiamo incrociati. Se ad Alice Springs, nonostante camminino scalzi e quasi a disagio quando indossano scarpe, gli Aborigeni sono comunque integrati nel tessuto sociale, lungo la costa la situazione è differente: sia a Darwin che a Cairns infatti i soli aborigeni che abbiamo visto chiedevano l’elemosina, assolutamente non integrati e non in grado di integrarsi; si legge nei loro volti la disperazione per essere stati strappati alla loro natura ed essere stati messi in un luogo che non è loro, che non gli appartiene e che rifiutano. Una cosa, questa, su cui bisognerebbe riflettere molto: chi ha deciso che la società occidentale è la migliore delle società possibili? Quella terribile parentesi che è stata la Generazione Perduta in Australia ha fatto sì che i bambini aborigeni (e soprattutto quelli nati da donne aborigene che avevano avuto rapporti con uomini bianchi) fossero strappati alle loro madri, alla loro cultura, per apprendere la cultura occidentale, senza però che fossero riconosciuti alla pari dei bianchi: si è formata così una generazione di disadattati, di persone senza patria, impossibilitate a mescolarsi con i bianchi per legge, ma neanche in grado di tornare alle loro origini, completamente dimenticate e sradicate. A questo si aggiunge il lavoro di distruzione dei territori, di educazione in senso occidentale e di annientamento fisico di molte tribù perpetrato per un secolo e più dai tempi della scoperta e della prima colonizzazione, che ha fatto sì che molte tradizioni, molti linguaggi, molte abitudini e conoscenze siano andate definitivamente perdute.

mereenie loop road

Gli alberi bruciati lungo la Mereenie Loop Road sono il risultato di fuochi controllati appiccati dagli Aborigeni per pulire il deserto ed evitare incendi spontanei

Eppure qualcosa si muove. Innanzitutto non tutte le popolazioni aborigene sono state annientate, alcuni popoli sono riusciti a mantenere pressoché intatte le loro tradizioni, continuando a vivere nel proprio ambiente naturale. Gli Aborigeni Anangu, ad esempio, sono i custodi invisibili di Uluru, gli Aborigeni Arrernte sono i guardiani invisibili della grande area desertica che gravita intorno alla Mereenie Loop Road, e che controllano gli incendi della secca boscaglia, in modo che il fuoco non scoppi da solo quando d’estate si raggiungono temperature infernali, in virtù di un accordo col governo australiano per cui lo Stato controlla la strada e il parco col lavoro dei rangers, mentre gli aborigeni si occupano di mantenere l’ordine dell’ambiente naturale semplicemente mettendo in atto le proprie abitudini di vita, dalla caccia al controllo del fuoco, per l’appunto. E sempre più spesso, ci diceva la nostra guida al Kakadu National Park, si assiste al ritorno dei giovani aborigeni occidentalizzati alle tribù di origine, per ricostituire le antiche tradizioni ormai quasi andate perdute e recuperare i miti e le credenze legate al Tempo del Sogno. Anche in questo caso emerge il fatto che gli Aborigeni continuano a non riconoscere come loro il mondo occidentale cui sono stati costretti ad adattarsi, un mondo che, quando si è interessato a loro, lo ha fatto solo da un punto di vista di curiosità antropologica, etnografica, niente di più.

kakadu

Pitture rupestri aborigene nel Kakadu National Park

Rimane dunque l’amara riflessione su quello che è successo, ancora in anni recenti, ai danni degli Aborigeni: strappati alle loro terre, alle loro tradizioni, ma non accettati nelle terre e tradizioni dei Bianchi, che con furia cieca hanno imposto la propria società e cultura come se fosse la migliore di quelle possibili. Ma non esiste una cultura o una società migliore di un’altra; esiste la mia cultura, dalla quale per nessuna ragione devo essere sradicato. Quello che si vede ora in Australia è il risultato di una pessima condotta da parte dei Bianchi nei confronti di una cultura forte, fiera, che crede tantissimo nel valore delle proprie tradizioni. Fortunatamente la tendenza di oggi è quella di ascoltare le minoranze aborigene, che hanno propri rappresentanti ufficiali che dialogano con lo Stato per il riconoscimento di antichi diritti negati, verso un’integrazione che se non potrà mai essere sociale – gli Aborigeni stessi la rifiutano – deve essere però legale e nel rispetto dei diritti umanitari. E concludo con l’UNESCO, e con il suo impegno a riconoscere l’esistenza, all’interno dei beni Patrimonio dell’Umanità, dunque da preservare per le generazioni future in quanto base comune del nostro essere uomini, dei cosiddetti “paesaggi culturali” ovvero i luoghi in cui si riconoscono le interazioni e le intime relazioni tra le popolazioni e i loro territori, siano essi in qualche misura antropizzati o ambienti naturali. Credo che questo sia un passo importante per la conservazione delle tradizioni di tutti i popoli indigeni del mondo, e a maggior ragione degli Aborigeni australiani.

worldheritage

La pagina della Rivista Unesco dedicata ai “Cultural landscapes” mostra proprio Uluru come esempio di interazione tra gli uomo e ambiente naturale

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2 thoughts on “Il nostro incontro con gli Aborigeni australiani

  1. Mi sto interessando a questo popolo dal punto di vista del pantheon di divinità, ma c’è poco o nulla in italiano. Eppure, hanno molti Dei. Non riesco neanche a trovare immagini nello specifico. Esisterà un libro sull’argomento??

    • Ciao! So che al Museo Pigorini di Roma c’è una sezione dedicata all’Oceania e una piccola parte rivolta proprio agli Aborigeni australiani. Non so dirti se hanno una guida sull’argomento, ma probabilmente sì, visto che è il museo etnografico più importante d’Italia. Altrimenti puoi guardare in libreria la sezione di antropologia culturale: ad esempio alla Feltrinelli ho visto che ultimamente hanno diversi titoli dedicati alle religioni di popoli che vivono in società tribali. Magari non si tratta di monografie specifiche sull’argomento, ma qualche capitolo può essere dedicato al Tempo del Sogno. Se mi imbatto in qualcosa di più specifico ti faccio sapere!

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