Un wek-end coloratissimo in Provenza – domenica

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Domenica mattina ci alziamo presto, lasciamo l’hotel e ci lanciamo subito in strada alla ricerca di nuovi campi di lavanda, di nuovi scorci. Il nostro itinerario nella lavanda ricalca all’incirca quello consigliato dal sito web provenzafrancia.it, non avendo con noi una guida della Provenza. La strada di campagna, molto bella, attraversa alcuni paesini, come Castellet, che oggi ospita un mercatino dell’antiquariato, dunque prosegue per Auribeau, altro piccolissimo villaggio tutto fiorito, e quindi continua verso Saignon e Bonnieux lungo il Plateau du Claparèdes. Ci fermiamo in alcuni punti lungo la via, laddove i campi di lavanda regalano scorci paesaggistici bellissimi e intensi. È incredibile quanto siamo talmente presi dal nostro vivere quotidiano, in città, che appena vediamo qualcosa di diverso, come può essere un campo di lavanda, una macchia lilla su una collina, ci commuoviamo: in fondo sono solo fiori! Ciò, comunque, è senza dubbio positivo, vuol dire che abbiamo ancora voglia di cercare, di vedere, di fare, di uscire dai nostri schemi quotidiani alla ricerca di qualcosa che la nostra quotidianità non ci può dare.

Plateau du Claparèdes, Provenza

Un campo di lavanda lungo il Plateau du Claparèdes

La strada che conduce a Saignon è panoramica, e la vista è mozzafiato, con questo borgo costruito sulla cima di un grande sperone roccioso isolato rispetto al resto del paesaggio. Vediamo all’opera le allieve di una scuola di pittura, intente a catturare il panorama davanti ai nostri occhi. Abituati come siamo al prendi-guarda-scatta, questa sembra un’immagine di altri tempi.

provenza

en plein air: pittrici all’opera sul panorama di Saignon

Procediamo poi verso Bonnieux, dove ci fermiamo per fare un giretto esplorativo all’interno del borgo. Le case sono tutte in pietra, le imposte alle finestre sono tutte azzurre, ovunque sono fiori e vite ornamentale usata come rampicante. Il panorama, che si ammira dalla cima della rocca, dove si trova la chiesa, spazia su un territorio costellato da campi coltivati e da vigneti. Sì, perché ci stiamo inoltrando nel territorio di produzione di quei vini provenzali che hanno ispirato il film “Un’ottima annata” di Ridley Scott con Russell Crowe.

E proseguiamo. La nostra tappa successiva è Roussillon. Qui abbandoniamo il lilla della lavanda e ci coloriamo del rosso dell’ocra che caratterizza la geologia di questa area, il Massif des Ocres du Luberon. Se finora avevamo incrociato pochi turisti sul nostro cammino, a Roussillon c’è il pienone: il Sentiero dell’Ocra attira turisti dal Belgio, dall’Olanda e anche qualche italiano; in effetti chi fa un tour dell’Alta Provenza non può non venire qui. Roussillon è un paesino tutto rosso: sarà l’ocra utilizzata anche per le abitazioni, sarà la polvere rossa dell’ocra che si spande ovunque nell’aria, fatto sta che Roussillon è un godibile, per quanto molto turistico, borgo che domina il Sentiero delle Ocre. A questo si accede dal paese, prevede un biglietto d’ingresso di 2,50 € e permette di tuffarsi in un bizzarro ambiente naturale dove il verde delle fronde degli alberi contrasta enormemente col rosso acceso delle scoscese pareti di roccia. L’effetto è eccezionale, i colori sono fortissimi, aiutati senz’altro dalla splendida giornata di sole e dal cielo azzurrissimo. Il sentiero nel bosco, per nulla faticoso, dura dai 35 ai 50 minuti: è una pineta/querceta, sembra più un bosco da area di costa mediterranea che non dell’interno…sarà anche l’effetto dato dall’ocra ridotta a sabbia lungo i sentieri, ma sembra davvero di camminare in una pineta a due passi dal mare. Il colore rosso intenso, poi, ci ricorda Uluru e il deserto rosso australiano, anche se si tratta di due fenomeni geologici ben differenti.

roussillon

L’anfiteatro naturale di ocra nel Sentiero dell’Ocra di Roussillon

Pranziamo a Roussillon in un ristorantino, il Croqu’la vie, con una carinissima terrazza da cui si domina il panorama circostante del Parc du Luberon, non prima di aver fatto un giretto per il borgo, che regala scorci e dettagli preziosi. Ma è molto turistico: solo ristorantini e negozi di souvenir, il che toglie decisamente la spontaneità a questo tipico paesino del Sud della Francia.

Roussillon

Una porta dipinta a Roussillon

Rimontiamo in macchina e andiamo alla volta di Gordes, borgo dominato da un imponente castello con tanto di torre merlata, che caratterizza la silhouette della rocca su cui sorge per chi ne arriva da lontano. Anche qui i turisti la fanno da padroni e tutto il paese è trasformato proprio in funzione turistica. Già considerato uno dei borghi più belli di Francia, soprattutto per la sua posizione panoramica, la sua fama si è accresciuta notevolmente da quando Ridley Scott ne ha fatto il set per alcune scene del film “Un’ottima annata”. Si può riconoscere in effetti il ristorantino del film, che si trova proprio accanto al castello, già all’interno del borgo. Per il resto il villaggio offre vicoli su cui affacciano case in pietra a vista, e che ogni tanto si aprono sul panorama della Vaucluse: colline e colline a perdita d’occhio coltivate principalmente a vigneti.

Gordes

Gordes, uno scorcio sulla valle circostante

Abbandoniamo Gordes per andare poco distante, all’Abbazia di Sénanque, un monastero cistercense di XII secolo. Se il nome vi dice poco, l’immagine è quella classica delle cartoline della Provenza: l’abbazia rimane sullo sfondo di un immenso campo di lavanda. Qui arrivano a frotte turisti e amanti della fotografia, addirittura pullman interi di gite organizzate che affrontano la via, abbastanza tortuosa e stretta tra le alture, per giungere qui. Lo spettacolo in effetti è molto bello, di quelli che non si dimenticano: l’abbazia, col suo campo di lavanda, si trova in una piccolissima valle, incastonata e incorniciata dalle montagne circostanti. Anche qui, però, arriva l’invasione di turisti, per una mole di traffico superiore a quella che la stretta strada e il parcheggio possono tollerare. Ma del resto è domenica pomeriggio…

Sénanque

L’abbazia di Sénanque, immersa nella lavanda

Torniamo poi indietro verso Gordes per raggiungere l’ultima tappa del nostro breve e coloratissimo week-end provenzale: a 3 km dal borgo si trova il cosiddetto Village des Bories, un sito immerso nella campagna in cui sono state restaurate e rese fruibili al pubblico le bories, che sono capanne in pietra a secco piuttosto grandi, rettangolari, con il tetto allungato e conico, realizzato con pietre lunghe e piatte aggettanti verso l’interno e rinforzato – all’interno – da pali in legno. La tradizione di costruire questi edifici, dall’architettura molto semplice ma ben resistente, risale a prima dell’epoca romana, anche se le capanne visibili attualmente, non solo al Village des Bories, ma sparse nelle campagne (in effetti l’occhio attento le individua ogni tanto lungo i percorsi) sono molto più recenti, del XVIII-XIX secolo, abitate stagionalmente da contadini e pastori che vivevano fuori dal centro abitato, che avevano greggi e animali d’allevamento e che necessitavano di fienili, di ricoveri per attrezzi e per animali. Il villaggio di capanne in pietra a secco è molto ben tenuto e pubblicizzato, e di conseguenza molto frequentato dai turisti, che entrano in ogni singola capanna, facendo attenzione a chinarsi per non battere la testa negli architravi delle basse porte, che girano per le bories guardando qui un forno, lì un fienile, più in là ancora un ricovero per le pecore, chiedendosi probabilmente su che base si possa capire a cos’era destinata la singola capanna.

village de bories

Il Village des Bories

E con il Village des Bories si conclude il nostro week-end. Ci aspetta un rientro di 3 ore e mezzo che diventeranno 4 e più per via del traffico intenso sull’autostrada in direzione Nizza: anche i Francesi hanno il rientro dal week-end, del resto! E lungo la via, un bel temporale spazza via il caldo e ci accompagna verso il confine con l’Italia.

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3 thoughts on “Un wek-end coloratissimo in Provenza – domenica

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