Dubai, la metropoli del cambiamento

Nel 2004, e a seguire nel 2006, il fotografo tedesco Peter Bialobrzesky si recava a Dubai per fotografare la città del cambiamento, per cogliere la metropoli in espansione, le gru che ruotano vorticosamente sulle cime di grattacieli in costruzione, mentre appena fuori dal cantiere il deserto incombe. La situazione non è poi molto diversa da quella che abbiamo visto noi a Dubai a febbraio 2012: il concetto è lo stesso: cantieri, isole di grattacieli che si ergono qua e là in mezzo al deserto, moderne oasi di cemento e acciaio; cambiano solo i soggetti: i grattacieli in costruzione nelle foto del 2004-2006 oggi sono già vecchi, superati da nuovi più alti e più lussuosi grattacieli.

Bialobrzesky Dubai

Il paesaggio urbano di Dubai in continua evoluzione in una delle foto di Peter Bialobrzesky

Vedere le foto di Bialobrzesky e quelle scattate da noi a febbraio 2012 permette di leggere effettivamente il processo di trasformazione di una megalopoli come è la nuova Dubai, la Dubai dei centri commerciali e finanziari, la Dubai per cui Dubai è famosa nel mondo. È proprio il suo essere in continua evoluzione, un eterno cantiere a cielo aperto, una continua fucina di nuove ambiziose idee architettoniche che fa di Dubai un caso interessantissimo per chi si occupa di urbanistica e anche per chi ama le metropoli e ne è affascinato. Solo una cosa resta immutata dal 2004 al 2012: il deserto che lambisce i cantieri, con i camion che trasportano sabbia che si muovono come tanti piccoli lillipuziani alla base dei grandi scheletri di questi giganti dell’edilizia contemporanea. Le gru che girano nella notte – e in effetti, col caldo di quest’area del mondo, si lavora meglio e di più di notte che di giorno – nelle foto di Bialobrzesky creano come vortici di luce, vortici che non possono non far pensare alla crescita vorticosa della città sia in altezza – e il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, non a caso si trova a Dubai – che in larghezza.

Bialobrzesky

Peter Bialobrzesky, Dubai 2004

Dubai è significativa, insieme alle altre grandi megalopoli del mondo moderno, in particolare asiatico, del particolare momento urbanistico globale che viviamo: città tutte uguali, grandi quartieri di grattacieli che invadono spazi prima vuoti, com’è nel caso di Dubai, oppure prima occupati da quartieri residenziali casomai decadenti e poveri, come avviene a Manila o a Bangkok: ovunque è distruzione del vecchio, espressione dell’edilizia e dell’urbanistica locale, a favore di una ricostruzione che rende i paesaggi urbani sempre più uguali gli uni agli altri.

downtown dubai

Le gru sono sempre in funzione, anche oggi, a Downtown Dubai

Questo post nasce da alcune mie riflessioni a margine della mostra fotografica “Urban Changing”, di Peter Bialobrzesky, che abbiamo visitato nel corso di “Fotografia Europea” a Reggio Emilia. Nel caso di Dubai la città dei grattacieli è nuova, non distrugge l’antico, meglio il tradizionale, ma è un’alternativa ad esso. Molto peggio per l’identità culturale in quelle città dove per far posto al nuovo si distrugge il preesistente. Paesaggi urbani bellissimi, non c’è che dire, ma implacabili nel loro inarrestabile processo di crescita esponenziale.

2 thoughts on “Dubai, la metropoli del cambiamento

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