Cronaca di un week-end improvvisato ma riuscito… nel tufo! Sabato mattina: Caprarola e Viterbo

Sveglia presto questa mattina: la giornata è densa di cose da fare e da vedere! La partenza alle 7 da Firenze ci consente infatti di arrivare già prima delle 10 a Caprarola (VT), la nostra prima meta.

Caprarola è un piccolo borgo che si adagia sul pendio di un rilievo tufaceo. La strada che si percorre dritta, in salita, sfocia sul grande piazzale da cui si sale ad una grande terrazza, sul cui fondo si innalza la scalinata che immette in Palazzo Farnese. Da quassù, dal piazzale antistante il palazzo, la vista spazia sul paesino (mai come in questo caso si ha la sensazione di essere il feudatario che esercita il suo potere e il suo controllo sulla borgata sottostante – in tutti i sensi): una superiorità che non vuole essere solo fisica, ma ideologica. La facciata del palazzo, in mattoni, ricorda molto da vicino quella di Palazzo Farnese a Roma. Del resto, committente e architetto coincidono…

palazzo farnese caprarola

L’imponente facciata di Palazzo Farnese a Caprarola

La visita inizia alle 10. E’ libera, anche se bisogna attendere l’orario preciso per entrare. Prima dell’inizio sbirciamo nelle sale al piano terreno, che solitamente non fanno parte del percorso di visita, e ci rendiamo già conto della struttura: la forma, bizzarra, dalla facciata non si intuisce: l’interno è su due piani, gravitanti intorno ad uno spazio ottagonale. Qui tutto è affrescato: si va da motivi decorativi semplici, quali le grottesche (particolare stile che si ispira alle pitture degli antichi romani e che furono riscoperte nel ‘500 da Raffaello, il quale per primo le diffuse e ne determinò la fortuna), a scene mitologiche e allegoriche. Punto di forza della visita, e del palazzo, è però il piano superiore, cui si accede tramite una elegante scalone a chiocciola, le cui pareti e il soffitto a volta sono totalmente ricoperti di stucchi e affreschi. Le sale che si susseguono al piano nobile del palazzo una dopo l’altra meravigliano il visitatore per la ricchezza e bellezza degli affreschi, che hanno tutti un tema allegorico/simbolico di riferimento. Molto bella la Sala del Mappamondo, con le pareti affrescate con rappresentazioni cartografiche di tutto il mondo conosciuto all’epoca della realizzazione (siamo nella seconda metà del ‘500), comprese le Americhe, e il soffitto con una superba rappresentazione della volta celeste con le sue costellazioni.

palazzo farnese caprarola

Un assaggio dell’interno del palazzo e delle sue decorazioni

Completato il giro del piano nobile, la visita prosegue naturalmente nel parco del palazzo, che si sviluppa dietro di esso e si articola in due parti, una in basso, a pergolato, l’atra, dopo aver attraversato un tratto di bosco, simile nell’impostazione ai Giardini all’Italiana che caratterizzano le ville dei grandi signori tra Rinascimento e Seicento. Una palazzina, la “palazzina di piacere” è in cima ad una scalinata incorniciata da due corpi di fabbrica e divisa in due da una fontana che scende lungo le scale. L’acqua è un elemento decorativo che piace molto ai Farnese. Giochi d’acqua si trovano anche alla terrazza superiore, sottoforma di delfini che sputano acqua lungo la scalinata che porta dietro la palazzina, ad un terzo giardino, e in una fontana in mezzo a quest’ultimo.

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Una visione prospettica dei giochi d’acqua nel giardino del Palazzo

La giornata non è delle migliori, il cielo plumbeo non permette di apprezzare appieno il giardino, che è un trionfo di simmetria e di effetti scenografici realizzati per il solo piacere del committente.

Lasciamo Caprarola e Palazzo Farnese, e ci dirigiamo nel capoluogo, Viterbo. Città cinta di mura, vale la pena di visitarla per due buoni motivi: il Palazzo Papale col duomo, da una parte, e il quartiere medievale di San Pellegrino dall’altra. Le costruzioni del duomo, del Palazzo Papale e di Palazzo Farnese sono solide, nere per la pietra utilizzata. Sorgono sul probabile sito dell’antico abitato etrusco che si trovava qui alcuni secoli prima di Cristo e di cui è rimasta traccia in alcuni tratti di mura in grossi blocchi squadrati di pietra. Il quartiere di San Pellegrino è molto caratteristico: nei piccoli vicoli voltati, su cui affacciano eleganti costruzioni in pietra, il tempo sembra essersi fermato. In più, non c’è nessuno che cammina da queste parti: sembra di aver fatto un tuffo nel tempo, non mi stupirei di veder passare da queste parti donne con lunghe sottane e uomini che tirano un carretto. I begli edifici in pietra squadrata, non sono espressione di un’architettura signorile ed elegante, tutt’altro: sono edifici concepiti per essere funzionali, così com’erano le case degli abitanti di un borgo medievale nel Medioevo. Il quartiere, unico nel suo genere, merita dunque senz’altro una visita. Da un pezzo il nostro stomaco brontola per la fame: in effetti son quasi le 14 e noi siamo in  piedi dalle 6!

Viterbo

Uno scorcio del quartiere medievale di San Pellegrino

Pranziamo alla Trattoria di Porta Romana, da segnare in agenda se passate da queste parti: cucina ottima, la signora che ci illustra il menù e ci serve sembra più una vecchia zia che non la proprietaria di un ristorante. E le porzioni abbondanti sono una gioia per gli occhi, per la panza e per lo spirito! E così, rifocillati e felici, siamo pronti per ripartire.

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2 thoughts on “Cronaca di un week-end improvvisato ma riuscito… nel tufo! Sabato mattina: Caprarola e Viterbo

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