5 ore di cammino tra boschi e chiesette: esplorando l’entroterra di Imperia

27 aprile 2012, inizia ad arrivare il caldo che da giorni ci viene annunciato. Una splendida giornata di sole é quella che ci accompagna nella nostra esplorazione odierna.
Abbiamo propositi bellicosi: abbiamo studiato sul libro “Passeggiate a Ponente” un percorso di 5 ore nell’entroterra di Imperia che partendo dal paesino di Lucinasco, a 499 m s.l.m., si inoltra nel bosco, sale sulla cima del M.te Acquarone, da cui lo sguardo spazia a 360^ dalle montagne ancora innevate fino al mare antistante Imperia, per ridiscendere a Lucinasco lungo il sentiero della transumanza, la cd Via Marenca.
Ci armiamo dell’indispensabile: focaccia per pranzo, tanta acqua, macchina fotografica e vari ed altri eventuali dipositivi, ci mettiamo in macchina e guidiamo alla volta di Lucinasco, imboccando da Imperia la Via Nazionale che arriva fino a Torino e prendendo la deviazione per Lucinasco. Questa é una via che comincia a salire costeggiando oliveti disposti sulle fasce, i tipici terrazzamenti liguri. Giunti a Lucinasco ci rechiamo presso la chiesa di S. Stefano, che domina un bel laghetto incorniciato da salici piangenti: un angolo fiabesco nel Ponente Ligure. Il laghetto é un’oasi di pace e tranquillità, un luogo davvero romantico, ed é il punto di partenza, e di arrivo, del nostro itinerario odierno.
La chiesa di Santo Stefano, costruita già in epoca medievale, é stata pesantemente ristrutturata in epoca barocca, quando crollò parzialmente a causa di un fulmine.
Iniziamo da qui il percorso. Prima tappa é la chiesa di Santa Maria Maddalena, persa nella boscaglia. Da Santo Stefano si intraprende il percorso lungo la strada asfaltata che attraversa il bosco, bosco dove però si individua la mano dell’uomo nella sistemazione di alcuni muretti a secco di contenimento e di altre strutture in pietra. Via via che proseguiamo iniziamo a distinguere dapprima in lontananza, poi sempre più vicino, lo scampanellìo di animali al pascolo, impossibile capire se capre, pecore o mucche. Del resto siamo in zone di pascolo, vicini alla via della transumanza, questa presenza perciò non deve stupire. La strada prosegue asfaltata fino alla chiesa di Santa Maria Maddalena. Qui inizierà il percorso su sentiero CAI all’interno.

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Santa Maria Maddalena é una chiesetta tardomedievale (la costruzione termina a metà del ‘400), dall’architettura semplice ed essenziale, in pietra ben squadrata e i caratteristici archetti a sottolineare l’inclinazione del tetto. Poche essenziali decorazioni, due rilievi di cui uno sopra il portale, l’altro a lato, e il rosone circolare nel bel mezzo della facciata. Dalla chiesa la vista panoramica spazia sul paese di Lucinasco, ormai lontano in linea d’aria, e dietro di esso i vedono le Alpi innevate: qui sembra già estate, con questo sole caldo, e lassù c’è ancora la neve! Ma in Liguria una situazione del genere non deve stupire più di tanto…
Il paesaggio dunque é molto bello, la chiesa è in un’oasi di pace ed è qui che ci fermiamo per il pranzo, qui in questa piccola radura ai confini del bosco.

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Quando ripartiamo, il gioco si fa duro: inizia infatti il tratto di salita per giungere in cima al M.te Acquarone. La salita non è particolarmente ripida, ma é lunga e dissestata, ovviamente; scopriamo che quello scampanellìo che sentivamo e che non ha mai smesso di accompagnarci è prodotto da un gregge di capre: e chi altro potrebbe passare per queste erte e nel fitto della boscaglia? Intanto il percorso ci porta sul crinale così che noi possiamo intravvedere, tra gli alberi, il mare, che é molto, molto lontano da qui!
Man mano che ci si avvicina alla vetta, quasi 800 m s.l.m., il bosco si dirada, lasciando il posto a prati in cui individuiamo il recente passaggio di mucche al pascolo (e da cosa lo capiamo? Beh, provate a indovinare?). Poco distante, sorge la piccola cappelletta del SS Nome di Maria, una cappelletta di valico in questo punto lungo il passaggio della via Marenca della transumanza dove un tempo sorgeva il castello Acquarone (di cui ora restano quasi invisibili tracce). La cappeletta è piccola e molto semplice: una casupola, con una sorta di portico antistante per il ricovero del pastore ed eventualmente anche degli animali in caso di temporale, tutta bianca con due meridiane, una per lato, per indicare l’ora del giorno ai pastori. É molto suggestiva nel suo isolamento, anche se accanto oggi le passa la strada asfaltata (ma tranquilli, non passa anima viva). Lungo il versante, in discesa, individuiamo le mucche al pascolo.

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Decidiamo di intraprendere la via marenca vera e propria, il percorso della transumanza che dal mare porta ai pascoi del Piemonte e viceversa durante gli spostamenti annuali delle mandrie. Il percorso é decisamente quello giusto, anche se ora è segnalato da un palino rosso scolorito e non più dal biancorosso CAI: stiamo calcando un sentierino per il quale sono passate davvero di recente le mucche: la terra è smossa, i segni degli zoccoli sono evidenti. Il sentiero si insinua ad un certo punto in una galleria naturale di rovi, talmente intricata che non filtra il sole. Il terreno è fangoso, le mucche che sono passate da qui hanno contribuito a impantanare il tutto, così quando proviamo a passare ci impantaniamo fino al ginocchio (e non è solo fango quello che ci si presenta davanti). La galleria nei rovi è lunga qualche decina di metri, troppo per noi, che decidiamo allora di tornare sui nostri passi e di fare un percorso alternativo, anche se meno avventuroso, per tornare a Lucinasco. Torniamo dunque alla strada asfaltata che passa accanto alla cappelleta del M.te Acquarone e la discendiamo. Ci imbattiamo lungo il percorso in una casella, una tipica costruzione rurale ligure, in pietra a secco: si tratta di una piccola costruzione, a pianta circolare o quadrata, con una piccola porticina e tutta interamente in pietra, tetto compreso. Molte di queste caselle sparse nei monti liguri, in mezzo ai boschi, ai pascoli o, a quota più bassa, nelle fasce coltivate a oliveti, oggi sono parzialmente crollate, e pochissime sono ancora utilizzate come ricovero per attrezzi o riparo per animali. La tradizione delle caselle risale ad epoca forse addirittura preromana in quest’area, dove le tribù dei Liguri praticavano la pastorizia prima dell’arrivo dei Romani nel II-I secolo a.C. La tradizione poi è rimasta e oggi è riconosciuta come documento della vita rurale in Liguria, tanto che in questa zona le caselle sono segnalate da apposita segnaletica.
Il percorso lungo la strada asfaltata entra di nuovo nel bosco e ridiscende fino alla chiesa di S. Stefano e al laghetto di Lucinasco, che è il nostro punto di arrivo. Qui ci riposiamo un attimo, ci godiamo il sole che ora, alle 17, si sta facendo tiepido, su una delle romantiche panchine sotto i salici che circondano il laghetto, quindi montiamo in macchina e torniamo verso Imperia, verso il mare, in città.

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3 thoughts on “5 ore di cammino tra boschi e chiesette: esplorando l’entroterra di Imperia

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