Colin Thubron, In Siberia

Per rinfrescarmi durante la calda estate, libro più adatto sotto l’ombrellone non si poteva trovare!

Colin Thubron, l’autore è giornalista, scrittore, viaggiatore. Non fa mai viaggi scontati: lui nella sua vita va in Medioriente, in Russia, per lavoro, si intende, e per passione.

Decide di affrontare un viaggio in Siberia, attraverso regioni sconosciute ai più, impervie, disabitate, fredde e inospitali. Vuole scoprire l’essenza della Siberia. In realtà scopre, e fa scoprire ai suoi lettori, una terra sconfinata, di cui pochi conoscono qualcosa. Il grande spazio bianco lasciato sul nostro planisfero mentale al posto della Siberia viene piano piano colmato dalle informazioni raccolte da Thubron, il quale parte da Ekaterinburg, a ridosso degli Urali, segue il corso del Fiume Enjsei, scende fin sul confine con la Mongolia, risale lungo la Lena, arriva fin sul Pacifico.

Vede le città principali, ormai ridotti a centri quasi fantasmi di se stessi, si confronta con la mentalità siberiana, una mentalità che sta cercando di superare lo choc del postcomunismo (così lontani da Mosca, i siberiani si sentono abbandonati dal potere centrale), ma ancora con ben vivo il ricordo degli stermini e dei campi di morte (da sempre, dall’epoca zarista, la Siberia era la discarica dei criminali, poi con l’avvento della Rivoluzione divenne la sede dei campi di lavoro in cui si perpetravano le peggiori torture ai prigionieri). In molti è ancora vivo un sentimento di disillusione (il comunismo è fallito, ma adesso non si riesce a sopravvivere degnamente), la crisi dei valori e degli ideali (il vuoto lasciato dalla caduta del comunismo), ma al tempo stesso la speranza e la ricerca di una nuova spiritualità (la religione, le religioni, tornano ad essere praticate e seguite).

Il nostro autore/viaggiatore entra in contatto con i più svariati aspetti della società siberiana: lui parla, chiacchiera con chi capita sul suo cammino, non importa che sia un’insegnante, un contadino o un cacciatore di frodo; fa domande al professorone universitario, al monaco buddhista, all’ultimo degli sciamani, alla conservatrice di museo, persino al discendente – o presunto tale – di Rasputin.

Pur se vuole trovare e scoprire l’anima della Siberia, Thubron inizia il suo viaggio con una serie di preconcetti di cui non riuscirà mai a liberarsi. Tra questi emerge con forza il suo scettico ateismo e la sua avversione per ogni forma di religione, non soltanto quella cristiana: egli vede nella ricerca di Dio da parte delle popolazioni siberiane solo un rito esteriore e il patetico tentativo di aver bisogno di credere in qualcosa. Anche se partecipa ai riti, li vive con distacco e li descrive quasi con scherno. Altro preconcetto di cui non si libera, ovvero del quale non accetta spiegazioni diverse dalla sua, è l’avversione per il Comunismo in tutte le sue forme. Certo, l’orrore dei Campi di lavoro che egli incontra a più riprese da una parte all’altra della Siberia è più che giusto e giustificato, ma ciò che disturba il lettore è che egli tende a non accettare le idee di chi quell’orrore l’ha subito e che per mentalità o per carattere ora lo vuole solo dimenticare e tende quasi a giustificarlo. Magari sbaglio, ma credo che non si possa andare in Siberia (così come in qualunque altra parte del mondo) a chiedere alla gente cosa pensa e poi dire loro che sbagliano a pensarla così. Non è così che lavora chi scrive di terre lontane e di culture diverse da quella occidentale. Non si può sperare che la gente risponda quello che pensiamo noi. E se noi in ogni caso inseriamo lo stesso la nostra opinione, beh, abbiamo influenzato la visione di quel mondo. Ma questa è una mia opinione e come tale deve essere presa. Forse io sono più per la cronaca nuda e cruda che per le riflessioni a margine.

Al di là di queste cose, ho trovato “In Siberia” estremamente interessante e formativo: innanzitutto io, per quanto ami viaggiare e vedere il mondo, non andrò mai in Siberia. Ho maturato infatti proprio leggendo questo libro che il mio voler viaggiare è un fatto “turistico”: non vado alla ricerca dell’avventura o dell’esplorazione, ma vado in quei posti dove so che posso avere un tetto sopra la testa e un letto sotto la schiena, vado in posti già descritti da altre guide, non dove faccio io da precursore. E forse è proprio questa la differenza tra viaggiatore e turista. Pertanto la Siberia non è nell’elenco dei viaggi che farò mai. Proprio per questo però, sono stata stimolata nella lettura. Thubron infarcisce le sue descrizioni con notazioni storiche, geografiche, aneddotiche, letterarie, scientifiche, tutto quanto può darci un’idea completa di una bella fetta di mondo che ai più è sconosciuto.

Libro completo, quindi, mai scontato. Lo sapevate che nel centro della Siberia esiste una città scientifica, Akademgorod? e che al confine con la Mongolia i Siberiani sono buddisti? E che esiste una setta di Ortodossi, detta “Vecchi Credenti” che sono il corrispettivo degli Hamish negli USA? Ecco il merito di questo libro: insegnare qualcosa di nuovo a chi lo legge, per colmare quel grosso spazio bianco che c’è sul nostro planisfero mentale al posto della Siberia.

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