Da travel blogger, preferisco non parlare di ciò che non conosco

In questi giorni si è acceso un dibattito in rete sul tema dei contenuti di un travel blog, non ultima una domanda lanciata in una twitter chat questo pomeriggio lanciata con l’ashtag #ZTRL da @zoover_it (Michele) (La domanda era “I blogger che parlano di luoghi mai visti? Cosa ne pensate, sono ugualmente utili nella preparazione di una vacanza?”. Semplificando molto la questione, che è in realtà piuttosto complessa e in certi aspetti va a risalire al rapporto contrastato tra blogger e giornalisti, uno dei discorsi emersi è: di cosa deve scrivere un travel blogger? Dato per certo che scrive di viaggi e turismo, deve parlare di mete che già conosce perché visitate di persona, oppure può parlare anche di luoghi mai visitati? Può insomma esistere un travel blogger che scrive di viaggi ma non viaggia? O se viaggia non visita tutti i luoghi di cui parla? E il travel blogger che scrive di mete che non ha visitato di persona è più o meno o altrettanto degno di fede di un blogger che invece vive su se stesso ciò che poi racconta e riporta impressioni dirette, vissute sulla propria pelle?

Innanzitutto va detto che il mondo dei travel blog è bello perché è vario, e che sotto questa “categoria” va inserita un’infinità di blog con le finalità più disparate. Esiste il blog che racconta solo i viaggi dei propri autori, esperienze vissute in prima persona, informazioni tratte dalle proprie vicissitudini dirette. Esiste il blog che si dedica ad un particolare tipo di viaggi, che raccoglie quindi informazioni provenienti dalla rete o da altri mezzi di informazione e le riporta. Esiste il blog dedicato ad una singola meta, il blog dedicato ad un particolare modo di viaggiare. Gli autori possono essere esperti della materia e parlare di ciò che conoscono, possono essere interessati ad un particolare aspetto e documentarsi su quello senza però verificare di persona le informazioni pubblicate (mi viene in mente una polemica apparsa qualche tempo fa su aLuxuryTravelBlog riguardo un articolo che indicava tra le mete luxury per l’inverno le solite note, per cui tra i commenti era fioccata l’osservazione che nel post non veniva detto niente di nuovo, che era stato scritto tanto per scrivere, che conteneva le solite cose trite e ritrite, che era impersonale). La lista può essere lunga, le variabili sono infinite, quanto infinito è il numero dei travel blog, in Italia e altrove.

vignetta-blogger

La domanda può essere un’altra: cosa cerca il lettore? Presupponendo che il potenziale lettore cerchi in rete informazioni su una certa meta perché vuole progettare un viaggio, e cerca di ampliare il più possibile la propria ricerca ascoltando le esperienze altrui (attraverso i diari di viaggio), guardando come fare per poter risparmiare (e guarderà i vari blog di informazioni per viaggiare low cost, ad esempio Vologratis.org), cercando informazioni su determinati aspetti della meta (e qui aprirà da Google le pagine più alte, quindi già di per sé più cliccate, nel pagerank). Sarà il lettore, in sostanza a decidere cosa gli serve: se un’esperienza già vissuta o informazioni più generali. Sarà suo interesse, se vuole, capire se l’autore del post che sta leggendo ha verificato di prima mano, oppure se riporta informazioni ottenute con altri mezzi.

Cosa fondamentale è a mio parere, a prescindere se l’autore ha vissuto in prima persona o meno ciò di cui parla, è che i post pubblicati siano documentati, che l’autore cioè elabori un prodotto frutto di un lavoro attento di controllo e consultazione delle fonti – media tradizionali, guide, letteratura di viaggio, documentari. Questo sia se ha già conosciuto di persona i luoghi di cui parla – e in questo caso il documentarsi serve per approfondire e per controllare l’esattezza di determinate informazioni raccolte durante il suo viaggio – sia, e anzi a maggior ragione, se non ha visitato i luoghi di cui parla. Riportare informazioni esatte è fondamentale in entrambi i casi, mentre dare giudizi di valore (bello/brutto, confortevole/scomodo, interessante/inutile) è più difficile nel caso di chi non ha vissuto di persona determinate situazioni. Per questo è interessante l’idea di VisitTrentino di coinvolgere dei blogger in alcune iniziative alla scoperta dei propri prodotti turistici: perché l’esperienza in prima persona è fondamentale per meglio riportare un parere, sia esso positivo o negativo.

Personalmente, da travel blogger, preferisco non parlare di ciò che non conosco. Non ritengo utile scrivere un post su una meta in cui non sono stata, innanzitutto perché non è di questo che parla il mio blog: Viaggimarilore racconta i viaggi miei e di Lorenzo, approfondisce le mete che abbiamo visitato, fornisce consigli o impressioni, sempre su luoghi che conosciamo per averli visitati di persona. Questo è lo scopo del nostro blog: condividere i nostri viaggi con il web, sperando di poter fornire spunti d’interesse a chi per caso capita sulle nostre pagine. Ma a prescindere non riuscirei a scrivere su luoghi che non conosco, e per due motivi: scrivere non è il mio mestiere, quindi non ho l’obbligo di dover scrivere su commissione, ma al contrario sono libera di potermi scegliere i contenuti; in secondo luogo, perché, proprio perché per lavoro non mi occupo di viaggi, non ritengo deontologicamente parlare di qualcosa che non so, di luoghi che non conosco. È un mio limite, forse, o una mia risorsa, forse. Non entro nel merito se sia giusto o meno, corretto o meno, scrivere di viaggi che non si sono compiuti, questo è un giudizio che devono dare i lettori. Non sto nemmeno ad esprimere giudizi di merito sui blogger che scrivono senza aver visitato, credo sia opportuno piuttosto valutare da caso a caso.

Da blogger di viaggi, navigo parecchio e visito altri blog di viaggio, anche in lingua straniera, e valuto che si incontrano abbastanza spesso, purtroppo, post poco approfonditi o scritti tanto per scrivere. Ma incontro anche tanti post ben documentati, scritti con competenza e passione e sono questi che fanno la differenza. Anche un lettore se ne accorge, e premierà senz’altro il blog che gli fornisce contenuti più approfonditi, più vissuti anche, più completi e utili ai propri fini.

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One thought on “Da travel blogger, preferisco non parlare di ciò che non conosco

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