Esplorando l’entroterra di Imperia, tra oliveti, fasce e chiesette dimenticate

É buffo: sono nata a Imperia, qui ho trascorso la maggior parte della mia vita, ma solo ora che non vivo più da queste parti scopro l’improvviso interesse verso l’entroterra, i paesini che animano le vallate di Imperia e dintorni. Lorenzo dal canto suo ama girovagare e vedere sempre qualcosa di nuovo e l’opportunità di inoltrarsi tra uliveti e cappelle dimenticate era un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire!
Così eccoci qua, oggi, in un sabato di inizio marzo e di fine inverno, quasi primaverile per il clima e il bel tempo, pronti a buttarci in esplorazione delle vallate imperiesi.
La mattina cominciamo con la vallata di San Bartolomeo al Mare, la Val Steria. Da San Bartolomeo risaliamo lungo il torrente Steria seguendo le indicazioni per Villa Faraldi. Appena finisce l’abitato di San Bartolomeo iniziano le fasce: come per buona parte del territorio ligure subito a ridosso della costa iniziano le colline. Le colline liguri sono sistemate a terrazzamenti, fatti in modo da ricavare terreno coltivabile nonostante la penuria di spazio. Da secoli, per non dire da millenni, i contadini liguri costruiscono muretti a secco e usano i terrazzamenti ricavati, le fasce, per la coltivazione, soprattutto di olivi. L’olio é storicamente il prodotto tipico della Liguria, e questi oliveti secolari ne sono la prova tangibile. D’altronde da queste parti c’é un gran numero di frantoi e di case produttrici di olio (solo a Imperia ci sono l’Olio Carli, l’Olio Calvi, l’Olio Berio, l’Olio Isnardi e potremmo andare avanti per ore a elencarli…). Le fasce e gli olivi hanno il loro fascino, il paesaggio cui danno vita é eccezionale, un concreto e ben riuscito mix di natura,  cultura e storia.

olivo ligure

Uno degli oliveti nell'entroterra di San Bartolomeo al Mare

Risaliamo il corso del Torrente Steria fino al punto in cui necessariamente bisogna attraversarlo per seguire la strada verso Villa Faraldi. A questo punto la strada comincia a inerpicarsi in collina, costeggia fasce, regala ad ogni tornante nuovi scorci di panorama verso il mare, che ormai é piuttosto lontano. Nascosta tra le fasce individuiamo una piccola chiesetta, impossibile sapere a chi é dedicata, splendido dettaglio nel paesaggio. Andiamo avanti, proseguiamo verso Villa Faraldi, arriviamo fino a Deglio, ultimo baluardo abitato (un paesino di poche casette più la chiesa parrocchiale), quindi torniamo verso Villa Faraldi, poi Tovetto e Tovo, e da qui, passando per Chiappa, dove ci fermiamo, e dove si trova un cippo miliario della via romana Julia Augusta che passava di qui nel I secolo d.C. Il giro é pressoché circolare, e torna al punto di partenza, San Bartolomeo al Mare, dopo aver attraversato fasce e fasce di olivi e terrazzamenti.

Villa Faraldi

Villa Faraldi, paese dell'entroterra di San Bartolomeo al Mare (IM)

Al pomeriggio cambiamo vallata. Ci trasferiamo a Imperia, da qui risaliamo da Caramagna verso Vasia. Anche qui il paesaggio é collinare, a fasce coltivate a olivi, ma da qui i panorami sono ancora a più ampio respiro, perché sulle colline circostanti é un susseguirsi di paesini, chiese isolate, chiese isolate e paesini e, verso il mare, l’inconfondibile fisionomia di Porto Maurizio (Imperia). Superiamo Vasia per andare a caccia di chiesette dimenticate e ignote ai più, e le troviamo subito dopo: una é San Martino, piuttosto isolata, al termine della strada asfaltata. É recintata e chiusa, in pietra, dal bel campanile quadrato. Da qui partono alcuni sentieri segnalati dal CAI che si inoltrano nella boscaglia (qui ormai le fasce a oliveti non ci sono più). Seguendo le indicazioni verso Lucinasco, un altro paesino dell’entroterra, si incontra anche la segnalazione per la chiesa di Sant’Anna di Vasia.
La chiesa non é sulla strada, ma lungo un sentiero, meglio, una strada sterrata raggiungibile possibilmente a piedi. É uno splendido gioiello di architettura rurale, piuttosto antico, a giudicare dai rilievi sopra le porte. Ha un portico ampio davanti all’ingresso, con tanto di panchine per dare ristoro a riposo ai viandanti che passavano da qui. É in mezzo agli olivi tanto per cambiare, un’oasi di pace nel verde e nel silenzio.
La scoperta della chiesetta di Sant’Anna vale il viaggio. Nel frattempo il sole sta tramontando dietro le alte montagne a Ovest. La nostra esplorazione termina qui, dopo aver fatto il pieno di olivi, fasce, mulattiere e chiesette sperdute. Torniamo a valle, verso il mare, verso Imperia, una volta di più entusiasti della bellezza e della semplicità di questo territorio.

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3 thoughts on “Esplorando l’entroterra di Imperia, tra oliveti, fasce e chiesette dimenticate

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