JERASH, lo splendore della Pompei di Giordania

“E’ la Pompei di Giordania!”

Con queste parole le guide presentano ai turisti una delle più belle città romane d’oriente, tra le meglio conservate e più monumentali. Si trova a Nord della Giordania e fu città florida e fiorente in età imperiale, nei primi secoli della nostra era, quando l’imperatore Adriano nella sua politica di consolidamento del potere in oriente la arricchì di un’imponente porta cittadina. Si entra nella città romana proprio passando al di sotto di quest’arco, si prosegue costeggiando il grande circo, quindi si arriva davanti alla porta urbica vera e propria.

E da qui inizia un tuffo nel tempo.

E’ difficile parlare di rovine.

Si accede immediatamente nel foro ovale, una grande piazza ellittica unica nel mondo romano, circondata e delimitata da un colonnato interamente in piedi (frutto di restauro, certo, ma ugualmente bello e spettacolare). Se ci si dirige a sinistra dell’ingresso, si può salire al santuario di Zeus. Dico “salire” perché il santuario è organizzato, secondo la moda ellenistica, per terrazze successive che salgono sempre più in alto fino al tempio, dal quale si domina con vista panoramica la città. Da una delle terrazze del tempio si accede al teatro, ancora oggi sfruttato per spettacoli e festival; è un edificio molto capiente, la cavea per il pubblico è molto molto alta e ben conservata, così come la parete di fondo della scena, con la sua caratteristica architettura di finestre, semicolonne e le 3 porte da cui entravano gli attori che recitavano le tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide.

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Jerash, in secondo piano parte del foro ovale

Uscendo dal teatro si percorre una via panoramica, punto di vista ideale da cui guardare la sottostante città e immaginarla brulicante di vita mentre scorgiamo quella lunga e monumentale arteria che è la via colonnata.

La via panoramica termina su una collinetta sulla quale un tempo sorgevano 3 chiese bizantine: una di queste aveva il pavimento decorato a mosaici che rivelano una grande maestria e abilità nella costruzione. Cominciando la discesa ritorniamo nella città romana, ma anche qui possiamo vedere i segni lasciati dalla religione cristiana bizantina: i templi per esempio, il tempio di Dionisio trasformato in cattedrale e l’imponente santuario di Diana le cui colonne si stagliano contro il cielo (e vedere il sole al tramonto che filtra attraverso di esse non ha prezzo) sono sopravvissuti proprio perché riutilizzati come luoghi di culto per la nuova religione. Il santuario di Diana, come quello di Zeus, sovrasta la città sottostante. Addirittura dalla sua terrazza parte un’imponente scalinata che scende fino alla lunga via colonnata creando un effetto prospettico, sia da un lato che dall’altro, davvero unico.

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Uno degli imponenti capitelli dal santuario di Diana, Gerasa

Ed eccoci nel centro brulicante di vita della Gerasa romana: percorriamo l’impressionante via colonnata. Il restauro che è stato eseguito qui per risollevare le colonne crollate sotto il peso dei secoli, è sicuramente stato invasivo e non filologicamente corretto, ma risponde pienamente alle esigenze del pubblico di avere un impatto forte e impressionante sull’immaginazione. E’ cosa ben diversa percorrere la via colonnata con le colonne ricostruite secondo quella che doveva essere la sistemazione originale e percorrerla invece con le stesse colonne lasciate però a terra, così come sono state trovate. Anche l’occhio (del pubblico) vuole la sua parte: e ricostruendo la via colonnata si è fatto in modo che il visitatore possa tornare a casa ricordando qualcosa in più di quei “4 sassi” che si vedono in tutti i siti archeologici. La via colonnata torna indietro verso il foro ovale. Una selva di colonne ci circonda, pallido ricordo di quanto doveva essere ricca e sfarzosa questa città, adorna di marmi, di statue, di grandi edifici pubblici.

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Jerash, la via colonnata

Il nostro tour nella Pompei d’Oriente termina dove siamo partiti: dall’imponente porta/arco di Adriano, l’imperatore romano che più di ogni altro amò l’Oriente Mediterraneo.

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