Dubai. Diario di un week-end da Mille e una Notte 4/02/2012 – parte II

Una visita al Dubai Museum

Appena fuori da quest’oasi dove il tempo s’è fermato c’è il Fort Rashid che ospita il Dubai Museum. Al suo interno, attraverso una serie di ricostruzioni a grandezza naturale e di diorami, ci viene illustrata la cultura e la società di Dubai: nato come villaggio di pescatori e di pescatori di perle, viene proposta la vita nei souq, in casa, sulla spiaggia, nei campi, in modo da mostrare la società tradizionale nell’Emirato. Alcuni di questi gesti, come la vendita delle spezie o dell’oro nei souq, o le lezioni a scuola, sono ancora ben radicate nella quotidianità degli abitanti di Dubai, che ci vengono mostrati nel loro abito tradizionale: bianco lungo con il tipico copricapo bianco per gli uomini; nero, col velo che avvolge il volto e una sorta di maschera (per proteggere dal vento e dalla sabbia) per le donne. Gli abitanti di Dubai tuttora vestono così, magari con alcune varianti che riguardano per gli uomini il colore della veste, che può anche essere beige, e per le donne alcune variazioni sul tema del velo nero, che può coprire tutto il viso, ma è a discrezione della singola donna, mentre solo poche indossano la maschera tradizionale.

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una ricostruzione delle attività tradizionali degli abitanti di Dubai al Dubai Museum

All’interno del Museo una sezione è dedicata all’archeologia, che solo negli ultimi anni ha visto uno sviluppo, dovuto ai grandi lavori di edilizia che hanno interessato tutta l’area di Jumeirah. Quella che ora è la parte “in” della città, ospitava già nel VII-VIII secolo d.C. una città fortificata di cultura Omayade, lungo la via carovaniera tra l’Oman e l’Iraq: un caravanserraglio, insomma, una stazione di sosta per le carovane in marcia. La visita si rivela piacevole, l’esposizione è semplice ed efficace, riesce a presentare un quadro della cultura di Dubai, quella che si trova oltre, o sotto, i grattacieli.

dubai

Deira, il Creek e gli abra, visti da Bur Dubai

Quando usciamo dal Dubai Museum sono ormai le 9 passate, quindi il souq di Bur Dubai è ormai aperto. Le vie cominciano a riempirsi di gente, principalmente del posto, caratterizzata dal canonico abbigliamento, e le botteghe, ormai aperte mostrano la loro mercanzia: è il souq delle stoffe, direi, data l’alta concentrazione di tessuti varopinti, colorati, più o meno impreziositi da borchiette, brillantini e quant’altro possa servire per arricchire un panno colorato. Pashmine e veli, ma non solo, anche scarpe esageratamente belle, di cui mi innamoro all’istante. Ed è fatta: il primo acquisto in un souq di Dubai avviene qui. Non sono sicura di essere abile nella nobile arte, tutta araba, del mercanteggiare, ma c’è da dire che i prezzi non sono poi così alti, visti a confronto con la nostra moneta, quindi non insisto più di tanto, e acquisto un paio di ciabattine meravigliose, che non vedo l’ora di poter indossare in Italia, quando la stagione lo consentirà.

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