Dubai. Diario di un week-end da Mille e una Notte 4/02/2012 – parte I

Sul tappeto volante, tra souq e torri del vento

È forse il week-end più freddo dell’anno in Italia e in Europa, quando partiamo – ieri, venerdì 3 febbraio – da Firenze, con scalo a Monaco di Baviera (dove la temperatura, ci dicono, è di -11°C), alla volta di Dubai, dove ci accoglierà un clima senz’altro più mite.

Atterriamo all’aeroporto Sheik-Al-Maktoum alle 6.15 di una bella giornata di sole, e non potrebbe essere altrimenti, dato che le statistiche dicono che a Dubai piove pochissimi giorni l’anno! Sbrighiamo brevemente le pratiche aeroportuali, innanzitutto perché abbiamo con noi solo uno zaino che funge da bagaglio a mano, e poi perché per il visto è sufficiente presentare il passaporto: per gli Italiani e per una lista di altri stati è questo l’iter, mentre altri (ma sul sito ufficiale del governo di Dubai c’è l’elenco completo) hanno pratiche più elaborate da sbrigare.

Per tuffarci in Dubai ci lanciamo alla scoperta della nuovissima metropolitana: aperta dal 2009 (ma la seconda linea è stata inaugurata solo a settembre 2011) attraversa tutta la città, che non sembra ma è immensa, ed ha stazioni belle, ampie, luminose, pulite.

La prima parte della nostra giornata è dedicata alla scoperta della Dubai tradizionale. Per questo arriviamo con la metro alla fermata di Al-Gubaiba, che è un porticciolo lungo la riva sinistra del Creek che attraversa la città, nel quartiere di Bur Dubai. Usciti dalla metro si percorre il lungofiume, al quale sono attraccati gli abra, i taxi fluviali che collegano i vari approdi lungo le due rive, e i dho, grandi barche tradizionali riadattate per crociere lungo il creek o come ristoranti per cene al chiaro di luna. Gli abra invece sono barchette più piccole, fatte per trasbordare una decina di persone per volta. Non sono provvisti di sedili, ma hanno un unico pancale sul quale i passeggeri stanno seduti. Non è sicuramente confortevole, ma è il modo più veloce per raggiungere l’altra riva del creek, e soprattutto è quello più usato dalla popolazione locale, che invece snobba la metropolitana che, volendo, consente lo stesso servizio.

Percorriamo dunque il lungofiume cui sono ormeggiati gli abra, poi la strada piega naturalmente e si inoltra nel souq di Bur Dubai, che a quest’ora, sono le 8.00, è ancora chiuso. In effetti per strada non c’è nessuno, solo un po’ più avanti scorgiamo gruppetti di uomini che si recano a pregare nella vicina moschea. Il souq così vuoto è surreale, soprattutto se si pensa che tra un paio d’ore sarà un brulicare di gente, di compratori che vendono la loro merce, di possibili avventori, non necessariamente turisti, e di merci coloratissime. Questo è infatti, scopriremo più tardi, il souq delle stoffe. Per ora ci accontentiamo di osservarne l’architettura: il souq è una via piuttosto stretta, coperta da un tetto di legno a doppio spiovente e illuminato da grandi lampade, sul quale si affacciano una accanto all’altra le botteghe, ciascuna con la sua insegna scritta sia in arabo che in inglese.

Bur Dubai Souq

Il Souq di Bur Dubai prima dell'apertura

Attraversiamo tutto il souq, torniamo sul lungofiume e finalmente arriviamo all’ingressodel quartiere di Bastakija, definito Architectural Heritage. Il quartiere è in effetti il più antico di Dubai, per quanto possa essere antico un abitato che risale alla metà dell’800. Ma se pensiamo alla modernità che traspare da ogni grattacielo qui intorno, siamo senza dubbio nel cuore storico dell’Emirato, per lo meno nell’unico rimasto e preservato dai cambiamenti continui avvenuti nella città dagli anni ’60 in avanti.

bastakija

il quartiere di Bastakija

In realtà ciò che vediamo qui è quasi completamente ricostruito, poco è rimasto del quartiere storico originale, giusto il Fort Rashid che ospita il Dubai Museum e che si trova poco più in là. Ma che sia originale o ricostruito, ciò che importa è la volontà di trasmettere il ricordo di com’erano le abitazioni: in pietra, intonacate del colore della sabbia del deserto e caratterizzate dalle particolarissime torri del vento, torri quadrate, aperte, con dei pali di legno incastrati all’interno, progettate per creare una sorta di ricircolo di aria, un antenato dell’aria condizionata, per refrigerare gli ambienti nelle calde estati in quest’area a Sud del Golfo Persico (e non faccio fatica a crederlo: siamo a febbraio, sono le 8.30 del mattino e ci sono già 20° almeno…). Il quartiere è molto carino, ordinato, pulito, non c’è un’anima, solo io e Lorenzo che passeggiamo con la testa per aria a guardare le torri del vento o i portali di alcuni ingressi agli edifici. Qui sono ospitati alcuni dei più quotati ristoranti e Guest House della città (ovviamente se guardiamo ai prezzi abbordabili: altrimenti sono ben altri i nomi degli hotel più noti di Dubai…), che offrono ai propri clienti un’oasi di pace lontano dal traffico cittadino delle grandi arterie di comunicazione.

torre del vento dubai

una delle caratteristiche torri del vento

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2 thoughts on “Dubai. Diario di un week-end da Mille e una Notte 4/02/2012 – parte I

  1. Ho letto adesso tutti i vostri pagine del diario su Dubai. Sono rimasto incantata dal vostro racconto.
    Mi sono fatto un idea più chiaro su questo che mi aspetta li. Faccio in marzo una crociera nei emirati arabi.Un rimpianto c’è… c’è troppo poco tempo da vedere tutto.Grazie per il bel racconto
    Cordiali saluti Monika Schneider

    • Grazie Monica! E’ vero, il tempo è sempre troppo poco quando si viaggia, ci sarebbero troppe cose da fare e da vedere, e purtroppo spesso bisogna fare delle scelte!
      Fai buon viaggio e, se ti va, al tuo ritorno facci sapere com’è andata!
      Marina e Lorenzo

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