AUSTRALIA: IN LUNA DI MIELE DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO – 21/10/11

Reef walk experience

Il tempo sembra effettivamente migliore oggi: squarci di sole tra le nuvole di passaggio spazzate da vento forte. È la condizione ideale per prendere parte alla mattutina reef walk guidata che, approfittando della bassa marea porta all’esplorazione del fondale che a sua volta è il top della barriera. la vita sull’isola e le attività “didattiche” come il reef walk sono in effetti organizzate in funzione della marea. Ogni giorno viene emesso un bollettino che informa dell’ora della bassa marea e dell’alta marea, fornisce gli orari delle attività legate in qualche misura ad esse e suggerisce di fare snorkeling nelle 3 ore precedenti e nelle 3 ore seguenti il picco dell’alta marea.

Per il reef walk sono necessarie le scarpe chiuse. Camminare a piedi nudi è fuori discussione, così come in ciabatte. Ci procuriamo le scarpe apposta e ci uniamo al gruppo. Ci viene dato un insolito tubo che fa da lente per vedere sott’acqua e un bastone per non perdere l’equilibrio. La nostra guida dello staff dell’hotel ci fa toccare con mano alcuni abitanti del top della barriera corallina durante la bassa marea: cetrioli di mare, grossi molluschi che vivono nella saabbia e si nutrono delle sue impurità, contribuendo a tenerla pulita, che, se attaccati, sparano un filamento bianco resistentissimo che in passato veniva usato dagli indigeni che ne facevano scarpe per poter pescare sulla barriera senza rischiare di calpestare qualcosa di doloroso o peggio ancora di mortale; prendiamo in mano le stelle marine: una è blu, enorme, rigidissima, sembra di plastica; un’altra è più canonica, arancione, più piccola, ma ugualmente rigida. Stanno sul fondale, o sulle formazioni coralline.

coral reef

walking on the coral reef

La barriera è popolata da coralli anche variopinti, gialli, rossi, verdi, da spugne e dalle bellissime conchiglie delle tridacne. Alcune sono enormi, e aprono e chiudono le valve che sembrano labbra di velluto: qualcuna ha queste labbra blu, qualcun’altra viola, qualcun’altra verde e arancio. È la varietà che contraddistingue la barriera. È la prima esperienza ravvicinata che facciamo della vita sul reef. Nonostante il vento gelido che mi fa tremare lo stomaco, l’entusiasmo è alle stelle. A fine percorso veniamo lasciati liberi di continuare da soli. Senza rendercene conto abbiamo percorso un bel tratto lontano da riva, ed è bello compiere il percorso a ritroso riconoscendo da soli i cetrioli di mare, individuando la tridacna, scovando un’altra stella marina. Nel frattempo si fa ora di pranzo e la giornata volge al sole pieno.

Dopo pranzo finalmente si va in spiaggia! Sale la marea, e cominciano ad avvicinarsi a riva gli animali più interessanti. È così che la mia idea di pomeriggio stesa a prendere il sole del tropico va a farsi benedire. Per prime, e più intraprendenti, si avvicinano le razze: una, due, 10, sono un’infinità, colo loro corpo piatto e largo e la loro coda lunga e appuntita sono facilissime da riconoscere. Stanno sul fondale sabbioso, sono di grandi dimensioni, ma ci si può avvicinare senza problemi: non attaccano l’uomo, anzi, l’importante è, come per tutti gli animali, non infastidirli o cercare di catturarli. Ma… non ci sono solo le razze: quella sagoma che vediamo, allungata, ha l’inconfondibile pinna di uno squalo! Gli squali così vicini a riva? Eppure vediamo la gente che fa snorkeling tranquilla… Ma la visione più incredibile e inaspettata è lei, la tartaruga marina: una sagoma tondeggiante con due zampe davanti che nuotano e la testolina che ogni tanto emerge dall’acqua. Che spettacolo! Lì per lì non avevamo preso troppo in considerazione l’idea di fare snorkeling, ma ora la cosa si sta facendo interessante!

heron island

due razze si avvicinano a riva durante l'alta marea

Island walk: tra pandanus, black noody e impronte di tartaruga marina

Avevamo deciso alle 15.30 di prendere parte all’Island Walk, un percorso naturalistico attraverso l’isola sempre tenuto da una guida dello staff del resort. Siamo un po’ combattuti ora, perché il sole e la quantità di gente che fa snokeling ci fanno gola… ma niente, optiamo comunque per l’Island Walk, confidando nel bel tempo per domani. L’Island Walk si rivela una passeggiata interessante anche se, bisogna ammetterlo, l’elemento vivacizzante è un fuori programma: la traccia lasciata da una tartaruga approdata di fresco e che poi è tornata sui suoi passi. A ottobre le tartarughe iniziano ad avvicinarsi a riva per scavare il nido in cui deporranno 120 uova che si schiuderanno entro marzo. I piccolini appena nati cercano la strada verso la spiaggia e fino all’acqua. È questo uno dei momenti più intensi della vita sull’isola. Appena nati, nella loro corsa verso l’acqua devono fronteggiare i primi pericoli: le aquile dall’alto e gli squali una volta in mare. Per 15-20 anni le tartarughe vagheranno per l’oceano, poi cominceranno ad avvicinarsi al reef e a 40 anni saranno pronte a deporre le uova, tornando al nido natìo. La piccola tartarughina appena nata nella sua corsa deve studiare i riferimenti che le saranno necessari 40 anni dopo per tornare a nidificare. Incredibile. Mentre vediamo le impronte nella sabbia a Shark Bay, in acqua vediamo anche l’inconfondibile testolina che emerge. Ormai è il periodo, tra poche settimane l’isola si riempirà di tartarughe.

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L'impronta di una tartaruga di mare sulla sabbia a Shark Bay, Heron Island

Vediamo anche, di nuovo, la sagoma di uno squalo. È il Lemon Shark, lo squalo tipico della barriera corallina, non attacca l’uomo perché non lo considera una preda, visto che non è di grandi dimensioni (1,5-2m). Lui, insieme allo squalo dalla pinna bianca, e così come le razze, con l’alta marea si avvicina a riva. “Non è pericoloso, ma nel dubbio meglio stargli alla larga” penso con un brivido. E proseguiamo la passeggiata, addentrandoci nella foresta di pisonia, regno incontrastato dei black noody di giorno e degli shearwater di notte, di cui vediamo le buche d’ingresso ai profondi nidi sotterranei. I black noody hanno decisamente colonizzato l’isola. Non c’è albero che non ospiti 10-15 nidi. È il maschio che fa il nido. La costruzione del nido è parte del rituale del corteggiamento. Il maschio fa il nido con foglie di pisonia cadute e ormai marcescenti, e le lega insieme con i propri escrementi: “disgasting nest” sentenzia la nostra guida, interpretando il sentimento popolare. La femmina valuta non solo le capacità da architetto del maschio, ma anche la tecnica di volo, perché se vola bene è anche un buon pescatore, quindi porterà da mangiare alla prole al momento opportuno. Siamo capitati sull’isola nel momento di maggiore attività per i black noody. Si spiega così il continuo svolazzare, sollevare foglie, ritornare, volare, lanciare escrementi e gracchiare tutto il sacrosanto giorno (con un intensificarsi notevole verso metà pomeriggio).

black noody

due black noody nel loro nido, Heron Island

Anche l’Island Walk ci regala delle emozioni, ma domani cascasse il mondo dobbiamo lanciarci e fare snorkeling: non esiste che ce ne andiamo da Heron Island senza vedere la vita che c’è sott’acqua con l’alta marea. Concludiamo il pomeriggio con un aperitivo a bordo piscina e frontemare, un frozen daiquiri al mango che fa molto resort di lusso (anche se questo non è un resort di lusso), quindi andiamo a cena, dove mangiamo per l’ultima volta kangaroo, e quindi usciamo a vedere le stelle, che sono tante, in questa parte di mondo poco illuminato dalla luce elettrica, e che sono diverse da quelle che vediamo correntemente sopra le nostre teste in Italia. Il terribile canto dello shearwater ci culla più o meno dolcemente, quando andiamo a dormire.

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