AUSTRALIA: IN LUNA DI MIELE DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO – 08/10/11

I koala! So cute!

Il risveglio al mattino ci regala una giornata di sole e finalmente l’agognata vista panoramica dalla Guesthouse: dolci verdi colline e sullo sondo la costa e l’oceano, tutto molto bucolico. Oggi scendere per quella strada che porta ad Apollo Bay è piacevole e allegro, l’opposto di ieri sera; si apre davanti a noi un paesaggio dolcissimo, di pascoli che scendono sino al mare.

Arriviamo ad Apollo Bay; è sabato e, ci hanno detto alla Guesthouse, è giorno di mercato: 4 bancarelline di prodotti naturali autoprodotti, dalle piantine di pomodoro alle conserve, un banchino di gioielli e poco altro! Nella struttura Apollo Bay è come Lorne, ovvero una strada che da un lato ha i giardini che arrivano in spiaggia e dall’altro le basse palazzine dei negozietti di souvenir, articoli sportivi e bar; solo che a differenza di ieri che a Lorne c’era un tempo da lupi, oggi il bel sole fa apparire Apollo Bay una cittadina carina e tranquilla. Da qui parte il Great Ocean Walk, 91 km di percorso a piedi lungo la costa. Noi invece riprendiamo l’auto e partiamo.

Dopo numerose curve che lasciano il promontorio per attraversare l’entroterra, arriviamo alla nostra prima tappa: è il Mait’s Rest, un percorso di 20 minuti a piedi all’interno della foresta pluviale – rain forest – per scoprire, tra eucalipti immensi e felci che sembrano palme, qual è la vegetazione spontanea tipica della zona. Siamo all’interno dell’Oatway National Park che preserva una buona fetta di territorio lungo la Great Ocean Road. Il percorso ha un che di magico: ascolti il vento tra le fronde, avverti il ruscellare dell’acqua da qualche parte là in basso, senti il richiamo di tanti uccelli diversi senza riuscire a scorgerne uno. Bellissimo, fatato, al tempo stesso rilassante, perché stai attraversando un’oasi di pace e di pura immersione nella natura, la prima da quando siamo arrivati. Ci rimettiamo in macchina come purificati da questa boccata di ossigeno e ripartiamo lungo la Great Ocean Road.

Mait's Rest

Il percorso nella foresta Mait's Rest

Prossima deviazione è, sempre all’interno dell’Oatway National Park, la strada che conduce all’Oaway Lighthouse, il faro posto a segnalazione di questo tratto di costa. Non arriveremo al faro, ma abbiamo avuto una dritta: la strada attraversa una foresta di eucalipti popolati da … koala! Ed eccoli, finalmente: prima una mamma col piccolino sulla schiena, immagine tipica del koala, poi una serie di esemplari più o meno dormienti sul loro ramo, quindi una scena da documentario: vediamo in diretta l’accoppiamento tra due koala giocato tutto sui rami di eucalipto. E poi ancora, e ancora, e ancora: ti verrebbe voglia di fermarti ogni volta che ne vedi uno, li vorresti fotografare tutti! È incredibile come siano tenerissimi e dolcissimi a vedersi, coi loro occhietti, il loro nasone nero e il cucciolino che fa capolino dal marsupio: adorabili! Staresti qui ad ammirarli, a bearti della loro presenza tutto il giorno, ma non è possibile: altre avventure ci attendono.

koala great ocean road

Tra i grattacieli della foresta e i Dodici Apostoli

Riprendiamo dunque la Great Ocean Road, che in alcuni tratti si addentra e costeggia pascoli di mucche. Ci fermiamo ancora ad un punto panoramico molto suggestivo, Castle Cove, dove da un lato c’è la costa con l’oceano e dall’altra ci sono i pascoli, quindi abbandoniamo la strada e deviamo verso l’interno, perché vogliamo fare il Tree Top Walk.

Siamo nel bel mezzo di una arresta dominata dagli svettanti eucalipti Mountain Ash, i più alti di tutti, secolari, forse millenari, e dalle ferns, felci grandi quanto palme. Il percorso inizia ai piedi della foresta, dopodichè un lungo camminamento metallico sopraelevato ci porta al di sopra delle felci, che dall’alto sembrano verdi ombrelloni aperti, e al livello delle chiome degli alberi più bassi: stiamo praticamente camminando sospesi sulla foresta! Intorno a noi svolazzano i pappagallini rossi che a quest’altezza – 20 m da terra circa – hanno i nidi. Il percorso sospeso arriva fino ad una torre, alta 47 m, sulla quale si sale attraverso una stretta scala a chiocciola. La vista in cima è strepitosa: si domina tutta la foresta e anche se non siamo alti quanto i Mountain Ash più alti, il nostro sguardo può spaziare a volo d’uccello su tutto il bosco. Dalla torre si vede anche quanto il camminamento appena percorso sia sospeso nel vuoto. La sensazione a senz’altro impressione: poter vedere la foresta dall’interno e con gli occhi di un uccello è un bel modo di calarsi nella natura. Lungo il percorso, poi, vengono illustrate le piante, gli animali, l’ecosistema, tutto per meglio calarci, con convinzione e consapevolezza, nell’immensità della natura.

treetop walk

la passerella sospesa del treetop walk nell'Oatway National Park

Terminiamo il Tree Top Walk che è già pomeriggio. Dobbiamo ritornare sulla Greatt Ocean Road perché ci manca l’ultima fondamental tappa su questo itinerario: i Twelve Apostles, i 12 Apostoli, come vengono chiamati i faraglioni che caratterizzano questo tratto di costa mozzafiato prima di arrivare a Port Campbell. C’è la possibilità di vedere i 12 Apostoli – che ormai sono rimasti 8 – dall’elicottero. Noi però preferiamo il percorso panoramico che si srotola lungo la falesia: questi grossi pinnacoli che spuntano dall’acqua, che resistono alla furia delle onde, non sono altro che i testimoni di una millenaria attività di erosione da parte dell’oceano, e ci mostrano quanto la linea di costa in origine fosse molto più avanzata. Il promontorio per parte sua è una parete di roccia assolutamente verticale in questo tratto di costa, gialla e rossastra che risalta particolarmente con questa calda luce pomeridiana. Oggi è stata unna giornata densa di emozioni, in cui la natura protagonista assoluta ci ha fatto capire ancora una volta quant’è bella e potente. Noi siamo solo moscerini al suo cospetto, e come tali svolazziamo, da una parte e dall’altra, riuscendone a cogliere solo alcuni aspetti, ma rendendoci comunque conto, in qualche modo, della sua immensità.

Twelve Apostles - dodici apostoli

I Dodici Apostoli, l'attrazione naturale più nota della Great Ocean Road

A Port Campbell abbandoniamo la Great Ocean Road e ci inoltriamo nell’entroterra, lungo la via del ritorno che attraverso Colac giunge a Melbourne. Attraversiamo boschi e pascoli, io sono convinta di aver visto una piccola echidna a lato della strada, mentre per fortuna nessun wallaby o canguro ci attraversa la strada come invece ammoniscono i cartelli. Colac è evidentemente il classico paesotto dell’interno, con la solita serie di edifici bassi occupati da negozi e di casette più o meno gradevoli che fanno tanto provincia americana.

Melbourne ci accoglie in un frastuono di luci e colori. È sera quando arriviamo, e la città ci accoglie con uno skyline già illuminato. Abbiamo l’hotel, una pessima stanza in un pessimo Mercure Hotel, in centro, e per raggiungerlo passiamo davanti all’eccezionale Arts Centre, con la sua torre illuminata che sembra una Tour Eiffel in miniatura, e davanti a Federation Square, la piazza più eccentrica che si sia mai vista, asimmetrica, senza un centro o l’andamento regolare tipico delle nostre piazze. Piuttosto recente, questa piazza è il luogo di ritrovo per definizione della città, mentre i palazzi, anch’essi dall’architettura bizzarra, ospitano musei d’arte e l’Australian Centre for the Moving Imagine. Guidare in città non è semplice, anche perché il navigatore fa non poche bizze. Per fortuna però l’hotel è veramente vicino, in una traversa della principale Swanston Road. E così, dopo il check-in, ancora un po’ scossi ci buttiamo in Swanston Street e qui veniamo travolti dalla folla di giovani che invadono il centro il sabato sera. Dobbiamo cenare, ma è tardi e i locali cino-giappo-thailandesi ci sembrano squallidini e caotici. Finiamo al QV, il Queen Victoria Villane, o almeno in uno dei suoi plessi. Qui c’è una food-court come quelle di Sydney, che però sta chiudendo, per cui finiamo in un postaccio nella QV Square dove, per non mangiare l’ennesimo burger, mangio un’insalata che ha più maionese che verdura, un incubo. Facciamo un breve giro lungo la trafficata Swanston Road, ma siamo troppo stanchi per sopportare la calca. Prendiamo un milk-tea da TenRen, catena che a suo tempo avevamo trovato a New York, e ce ne scappiamo in hotel.

melbourne

Lo skyline di Melbourne lungo lo Yarra River

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