AUSTRALIA: IN LUNA DI MIELE DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO – 06/10/11

Il verde dei Botanic Gardens

Il nostro ultimo giorno a Sydney prevede un programma più soft: al mattino Nicholson Museum, museo universitario di archeologia classica, e al pomeriggio Botanic Gardens. Facciamo colazione con un hot milk tea, bevanda molto simile al bubbole tea che avevamo provato a suo tempo a New York,  e ci dirigiamo lungo Broadway St fino al bel parco che sta davanti all’università. Entriamo quindi nel campus universitario, dove plessi moderni si alternano ad edifici in stile neogotico. Il Nicholson Museum si trova proprio in uno di questi edifici neogotici. È un museo archeologico che deve la sua esistenza alla passione antiquaria o archeologica di tale Sir Charles Nicholson, un inglese dal multiforme ingegno amante dell’archeologia del Mediterraneo: e infatti abbbiamo reperti egizi, greci, romani ed etruschi. E proprio agli Etruschi è dedicata una mostra qui in museo basata sui pezzi acquistati sul mercato antiquario a metà ‘800 da Nicholson, la mostra è un semplicistico tentativo di spiegare agli Australiani chi furono gli Etruschi. Il risultato: è un’infarinatura piuttosto superficiale e banalotta sulla civiltà etrusca. Ma è utile per capire come gli Australiani considerano l’archeologia del Mediterraneo. È lecito chiedersi “Ma perché se sei in Australia vai a vedere una mostra sugli Etruschi?” Ma il punto è proprio questo: cercare di capire quale sia la percezione che gli Australiani hanno della cultura occidentale. Un esperimento sociologico che, potendo farlo, valeva la pena di condurre.

nicholson museum sydney

il Nicholson Museum, Sydney

È tarda mattinata quando lasciamo il Nicholson Museum. Il Fish Market è vicino, quindi è lì che andiamo a pranzo. Oggi ci lanciamo alla scoperta dei pesci locali, il famoso baramundi e lo snapperr, che soddisfano particolarmente il nostro palato. Dal Fish Market prendiamo poi la MetroLightWay, il trenino urbano, fino alla Central Station. Da qui proseguiamo a piedi, risalendo Hyde Park, entrando a vedere la Cattedrale di Santa Maria (neogotica all’esterno, luminosa all’interno), quindi da Macquarie St entriamo nei Botanic Gardens.

Sydney è piena di verde e di giardini. I Botanic Gardens però sono qualcosa in più: sono uno spazio ricreativo, pubblico, di pace; la prima parte è un orto botanico vero e proprio mentre man mano che ci si avvicina al mare i giardini diventano sempre più parco, dove gli abitanti di Sydney vanno a correre, giocano a nascondino, prendono il sole (quando c’è, non oggi). Le piante sono belle, non c’è che dire, ma io resto di sasso quando mi rendo conto che sopra le nostre teste volteggiano le volpi volanti: sono grossi pipistrelli che si attaccano ai rami degli alberi a testa in giù, come vuole tradizione. Ma sono tantissimi, e così riuniti sui rami ancora spogli, danno vita a uno spettacolo lugubre e affascinante al tempo stesso.

botanic gardens sydney

L'Harbour Bridge incornicia l'Opera House in questa veduta prospettica dai Botanic Gardens

Passiamo buona parte del pomeriggio ai Botanic Gardens, arrivando fino al loro sbocco sul Sydney Harbour, da dove si gode la famosa vista da cartolina dell’Opera House incorniciato dall’’Harbour Bridge. E qui la foto ricordo è d’obbligo. La giornata non è delle migliori, pioviggina e non invoglia certo a restare all’aria aperta. Rientriamo in centro, lungo George St. e dintorni, scendiamo sottoterra in una delle tante food court della città, dove una serie di take away, dal caffè alla cucina indiana, al basso prezzo. La scelta è sicuramente ampia, e i numerosi avventori possono sedere ai tavolini comuni nel centro della court; peccato però che chiudano alle 8 PM: ma del resto i take away servono il pranzo alla gente che lavora e uno spuntino, una merenda o un pasto vero e proprio a chi va per shopping. Sono le 5 PM e le strade si riempiono di giovani che si riversano nei centri commerciali. Quando entriamo al Myer, il più grande, quasi non si cammina dalla folla brulicante che c’è. Passiamo il resto del pomeriggio saltando da un centro commerciale a un altro, entriamo nell’elegante N°1 Martin Place, una corte interna che ospita ristoranti, quindi andiamo a cena. Anche stasera al Darling Harbour in un bel locale, costoso off course, dove per una volta non mangio hamburger ma un bello snapper al cartoccio accompagnato da una birra stout australiana, che mi rimette in pace con le abitudini alimentari che hanno da queste parti. La pioggia non ci concede un ultimo giro del Darling Harbour e così torniamo in hotel, non prima di aver preso un buonissimo black milk tea (non proprio digestivo!) al Worldsquare, il centro commerciale/food court vicino all’hotel. Si conclude così il nostro ultimo giorno a Sydney. Domani si parte, destinazione Melbourne.

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