AUSTRALIA: IN LUNA DI MIELE DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO – 05/10/11

Il mare è pieno di pesci… e non solo!

La sveglia è di buon mattino, ma la lunga dormita di questa notte ci dà il sollievo di esserci rimessi in sesto. Alle 9.15 parte la missione Whale Watching! Siamo in pochi sulla barca – una sorta di catamarano leggero e veloce, che prende le onde in modo folle facendoci ringraziare di non aver fatto colazione. La gita in barca è un modo per noi di renderci conto della conformazione della costa – un susseguirsi di baie più o meno ampie e profonde, di scogliere a picco e di spiaggette, quindi l’uscita in mare aperto, fuori dalla baia di Sydney, ma con l’inconfondibile skyline sullo sfondo. Ed è proprio sullo sfondo di Sydney che vediamo sbuffare la prima megattera. È una, poi 2 poi 3, 4, 5 e forse addirittura 6. si muovono in gruppo, respira una, poi l’altra poi l’altra, mostrano il loro dorso, qualcuna più espansiva anche la coda. Non saltano fuori dall’acqua, ma è già una grande emozione poterle vedere da così vicino. Già, perché la barca si avvicina tantissimo, tanto che si possono vedere quelle strane protuberanze che le megattere hanno sulla testa, le loro pance e soprattutto, sentiamo lo spostamento d’acqua che il loro passaggio provoca. Loro stanno migrando, e nella loro migrazione passano al largo della costa effettivamente non credevo potessero avvicinarsi così tanto alla terra emersa, pensavo piuttosto che saremmo dovuti andare ancora più in mare aperto, invece distiamo dalla costa, se gli occhi non ci ingannano, non più di 2-3 km.

whalewatching sydney

whalewatching al largo della costa fuori dalla baia di Sydney

Rientriamo a Darling Harbour decisamente soddisfatti del nostro incontro con i giganti del mare. È ora di pranzo nel frattempo (il whale whatching dura 3 ore), e siccome la nostra giornata è dedicata agli abitanti dell’oceano, andiamo a pranzo al Fish Market. Il mercato del pesce di Sydney è spettacolare: è un mercato coperto organizzato in una serie di ristoranti e di pescherie/bistrot in cui poter gustare il pesce fresco pescato nella notte. Li vediamo, i pesci che popolano l’oceano: il barramundi, tipico australiano, lo snapper, il red emperor, le cui squame rosa brillanti lo rendono la star del banco del pesce, e poi i più “globali” salmone, pesce spada, sogliola – che da queste parti si chiama curiosamente John Dory –  e poi ostriche, gamberi e gamberoni, aragoste e baby octopus. Mangiamo al Fish Market Café un fritto misto oceanico: totani, tranci di barramundi, surimi e gamberoni in pastella, più due ostriche e un assaggio di baby octopus grigliato: che bellezza! E dopo pranzo, poiché non siamo ancora soddisfatti da tutti questi pesci, andiamo all’acquario, al Darling Haarrbour. L’acquario di Sydney in sé non è un granché, per noi abituati all’acquario di Genova, ma ci accoglie con un ornitorinco (in inglese platypus), ci stupisce con il granchio gigante del Giappone (simpaticamente chiamato Crabzilla), ci intenerisce con il grande e grosso dugongo e ci affascina con gli squali che ci nuotano accanto e sulla testa. Il dugongo è in realtà l’unico motivo che mi spinge a entrare, ma la visita risulta comunque piacevole, e completa il ciclo di conoscenza diretta con la fauna australiana iniziato ieri con il Taronga Zoo e proseguito stamani con le megattere.

dugongo

Il dugongo all'acquario di Sydney

Dopo l’acquario andiamo a piedi fino a The Rocks, il centro storico, se così si può definire un nucleo di edifici costruiti a partire dalla seconda metà dell’800, caratterizzato da casette in mattoni rossi, debitamente restaurate, basse, che ospitano café e botteghine. Da qui saliamo fino alla collinetta dell’osservatorio astronomico, che guarda tutto il Darling Harbour, quindi ridiscendiamo, imbocchiamo Gorge St, poi svoltiamo per andare a cena, anche questa sera, al Darling Harbour, ove troviamo un bel locale al piano terra del centro commerciale Harbour Side. Anche stasera si mangia burger. E temo che non sarà l’ultimo…

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