AUSTRALIA: IN LUNA DI MIELE DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO – 04/10/11

Per cominciare… tutti allo zoo!

In aeroporto a Sydney la prima sorpresa: non ci sono controlli antiterrorismo o roba simile: qui si preoccupano che non si importino in Australia alimenti e in genere generi deperibili per evitare qualsiasi forma si contaminazione da funghi e batteri. I danni che sono stati fatti storicamente dall’immissione dei conigli hanno fatto storia, ed ora i sistemi sono piuttosto restrittivi. Se si importa del cibo, bisogna che sia chiuso industrialmente, e comunque bisogna dichiararlo. Non c’è male, come primo impatto!

Sydney non ci accoglie senz’altro con una bella giornata: cielo plumbeo che minaccia pioggia, aria fredda e venticello che ci lasciano alquanto perplessi, noi che ne arriviamo da un fine settembre italiano decisamente troppo caldo. Dopo la sistemazione in hotel (Ibis su Pitt St, che non è un granché, ma che è in ottima posizione, lungo una via centrale vicina alla Central Station da un lato e strategica per raggiungere facilmente i punti di interesse della città) scendiamo in strada, pronti a conoscere da vicino la nostra prima meta.

È decisamente presto, le 8.30, un orario non da turisti, e infatti in giro lungo i marciapiedi di George St si vede solo gente ben vestita che va a lavorare, in mano il proprio bel caffè da asporto. Il modello è quello americano, stile New York: grande traffico, tanta gente che cammina veloce, grattacieli… ma proprio nell’organizzazione urbanistica di questa zona di Sydney c’è qualcosa che la differenzia da New York: le strade tutto sommato strette, per cui è impensabile paragonare Gorge St alla V Avenue, e la prima cosa che si nota è che accanto ai grattacieli più alti e moderni si trova sempre un qualche edificio palesemente più vecchio (antico è termine che non si addice a Sydney), magari in mattoni, col tetto a falde o con la facciata intonacata, per cui il contrasto è come un pugno in un occhio in chi non c’è abituato.

la baia di Sydney dal Taronga Zoo

La nostra sortita mattutina ha uno scopo: vogliamo vedere subito e in un colpo solo, i due simboli di Sydney: l’Opera House e l’Harbour Bridge. Ed eccoli, finalmente: due opere eccezionali di architettura l’uno, di ingegneria l’altra, che si guardano da un lato all’altro dello stretto porto da cui partono i battelli che collegano questo capo di Sydney con le altre baie e insenature che caratterizzano la costa della città. Effettivamente Sydney, con i suoi quartieri e i suoi sobborghi si espande tutto intorno alla frastagliata baia quasi chiusa su cui sorge. Un assaggio lo abbiamo già oggi, perché decidiamo, come prima cosa, dopo aver ammirato lo skyline che si affaccia qui sull’imbarcadero di Circular Quay, di visitare il Taronga Zoo, lo zoo di Sydney, che si trova sull’altra sponda della baia. Prendiamo dunque il battello, che esce nel Sydney Harbour, passa davanti all’Opera House, ai Botanic Gardens, quindi attraversa lo stretto e attracca al molo dove un bus ci attende per portarci allo zoo. Veniamo allo zoo con uno scopo: vedere bene, e da vicino, tutti insieme, gli animali che caratterizzano la fauna australiana: non abbiamo ancora idea, infatti, di quali e quanti ne potremo vedere nelle prossime settimane. Lo zoo è molto bello: innanzitutto, tranne in alcuni casi, non si avverte la brutta sensazione degli animali in gabbia. La prima impressione si ha da subito, entrando nell’habitat di alcuni piccoli, e nascosti, uccelli australiani, per vedere i quali si entra in una grande immensa voliera. Talmente grande che stando al suo interno non la si percepisce. Al Taronga Zoo vediamo tutti gli animali che contano: il koala, il vombato, il canguro e il wallaby, il diavolo della Tasmania, l’ornitorinco e l’echidna, il kokaburra, l’emù e il casuario. Il koala è tenerissimo, aggrappato al suo eucalipto mentre se la ronfa beato, ma il più tenero è il vombatto, che se ne sta rintanato nella sua tana sottoterra. Il diavolo della Tasmania è tanto piccolo quanto feroce: lo vediamo in azione in una dimostrazione in cui si avventa sulla finta carcassa di un wallaby al cui interno è stata agganciata della carne. Lo guardiamo mentre la divora, cerca di strapparla, spezza le ossa con i suoi denti aguzzi e affilati. Non vorrei trovarmelo davanti, ma tanto non c’è pericolo: il diavolo della Tasmania è ahimé in via d’estinzione, come molti altri animali australiani.

casuario taronga zoo

il casuario al Taronga Zoo

A zonzo per Sydney

Restiamo allo zoo fino alle 3 p.m., poi riprendiamo il battello e torniamo a Circular Quay. Qui acquistiamo, per l’indomani, i biglietti per il Whale Watching. Al largo i Sydney, in pieno oceano, passa infatti annualmente la migrazione delle megattere, e quale migliore occasione di questa per vederle dal vivo? L’esperienza costa, 85 aud a testa, ma lo spettacolo sarà di quelli che non si dimenticano.

Già che ci siamo, decidiamo di passeggiare lungo Circular Quay, per godere al meglio della vista sul Sydney Harbour, dello skyline che vi si affaccia, dell’Harbour Bridge e ancora dell’Opera House. Un timido eppure già caldo sole primaverile illumina e dà nuova luce a tutto l’insieme. L’imbarcadero si popola di gente, l’atmosfera è ritmata da alcuni artisti di strada, più o meno aborigeni, che suonano il didgeridoo – strumento a fiato tipico aborigeno – a tempo di musica house. Sono questi gli unici presunti aborigeni che vediamo a Syney; rimaniamo invece stupiti dall’alta percentuale di asiatici che vivono qui, pur sapendo che negli anni passati c’è stata una forte migrazione dall’estremo oriente (che da qui effettivamente non è così lontano). Sydney è così una città cosmopolita, dai caratteri estremamente occidentali. Sembra incredibile che siamo dall’altra parte del mondo!

opera house

Il simbolo di Sydney, l'Opera House

Andiamo a rendere omaggio all’Opera House, da vicino, saliamo le scalinate senza entrare, anche se c’è la possibilità di visitarne l’interno. Da qui torniamo in centro, costeggiando dapprima i Botanic Gardens lungo Macquarrie St, quindi imbocchiamo Bridge St, da qui passiamo in George St e la discendiamo. Esploriamo la bella piazza pedonale di Martin Pl, quindi continuiamo, notando come qui vi siano solo grandi uffici, banche e coffe bar, mentre i negozi sono tutti raccolti in grandi centri commerciali che si aprono ogni poco lungo lla via. Entriamo, per cominciare, nel più significativo di essi: Queen Victoria Building. È uno splendido edificio liberty che ha mantenuto il suo spazio, un isolato oltre il quale su tutti i lati svettano grattacieli. L’interno è favoloso, un mondo a sé fatto di sfarzo, belle boutiques ed eleganti café. Da qui ci spostiamo, a qualche isolato di distanza, in Hide Park, elegante parco popolato, come tutti i parchi e giardini pubblici di Sydney, dagli ibis, grossi uccelli dal becco lungo e affusolato che razzolano qua e là come i piccioni. Da qui prendiamo Liverpool St e la seguiamo tutta sino a sbucare sul fondo di quel luogo bellissimo di Sydney che è il Darling Harbour. È questo forse il luogo più in di Sydney, comunque uno dei più frequentati: si sviluppa intorno al Cocle Bay, che funge da approdo per i battelli che servono la baia, ed ha sul lato tutta una serie di ristorantini e dall’altro un centro commerciale. Davanti, la vista sulla baia è interrotta da un ponte pedonale che collega le due estremità di Darling Harbour, sopra il quale passa la Monorail: un trenino essenzialmente turistico che fa il giro intorno a Darling Harbour. Il punto migliore per godere il panorama è su questo ponte oppure dal lato del centro commerciale, Harbour Side, perché anche qui come a Circular Quay è lo skyline disegnato da grattacieli che caratterizza e rende unico questo paesaggio urbano. Ceniamo all’Hard Rock Café questa sera (i ristorantini per quanto bellini sono tutti molto cari. In effetti quello dei pasti è un tasto dolente, pranzi di Sydney a parte), che offre una vista stupenda proprio su questo bel fronte del porto. E con l’immagine dei grattacieli illuminati di notte, ce ne torniamo in hotel. La prima giornata di Sydney è conclusa. Siamo stanchi morti, il fuso orario si è fatto accusare già a metà pomeriggio. Un sonno ristoratore è proprio quello che ci vuole.

darling harbour

Darling Harbour

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2 thoughts on “AUSTRALIA: IN LUNA DI MIELE DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO – 04/10/11

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